Centovetrine: passione e arrivismo al femminile

By on novembre 14, 2010
centovetrine

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Molti, moltissimi di noi (sì, non fate finta che non sia così), durante la loro più o meno striminzita pausa pranzo, non sanno rinunciare alla consueta dose di pathos da romanzo russo che prende vita davanti alla scenografia di cartone di Centovetrine.

Da ormai più di dieci anni, le vicende che ruotano attorno alla pessima edilizia del centro commerciale più famoso d’Italia insaporiscono la nostra pasta al burro o fanno da salmoriglio al nostro magro finocchietto dietetico. In una realtà parallela che unisce sapientemente i connotati tipici della cultura italica con i più navigati espedienti narrativi d’oltreoceano, il ritmo si articola costante e serrato e consente ai personaggi principali di essere tutto e, qualche puntata dopo, il contrario di tutto. Prendiamo le recenti evoluzioni della storia ed isoliamo il caso dei due personaggi femminili di punta: Carol ? Attrazione fatale ? Grimani e Laura ? Monaca di Monza ? Beccaria.

Carol è entrata nella serie come sensualissima cattiva; nella prima scena che la ritrae non viene inquadrata immediatamente in viso, ma si trova in sauna, coperta solo da uno striminzito asciugamano bianco: la camera indugia sui piedi (sicuramente un 41), lentamente accarezza le gambe, dalla caviglia alla coscia piena, fino ad arrivare in un lampo alla colossale bocca in stile ittico. Da quel momento Carol diventa una sorta di Grimilde catodica: manomette macchine da corsa, getta nel Po test di gravidanza, occulta documenti segreti, sposa chiunque le capiti a tiro con la naturalezza e la frequenza con cui presiede il Cda della Holding (praticamente ce n’è uno al secondo); poi, ad un tratto, l’amore la cambia. Da un giorno all’altro Carol rimane incinta, perde il bambino, diventa buona, buonissima, remissiva e insicura. L’opposto di sé. È tutta cuore e niente ragione, cade tra le braccia prima di Stefano Della Rocca (il suo redentore), poi di Ivan Bettini, poi ancora del redivivo Ettore Ferri, fino all’arrivista pentito (anche lui, come lei) Adriano Riva. Nelle puntate in onda in questi giorni sopporta con stoica religiosità addirittura di essere stata internata perché ha bevuto due vodka tonic. Senza fiatare, fiduciosa nel domani, ingenua come Candy Candy. O forse, più semplicemente, improbabile.

Laura è invece una della vecchia guardia, tanto della vecchia guardia che dieci anni fa è un suo amplesso con Ettore a fare da ouverture alla saga torinese. Da anni la Beccaria incarna il principio morale manzoniano: è bella, buona, brava, indulgente (molto anche con se stessa); è anche intraprendente nel lavoro, ma sempre con moderazione; è madre attenta e premurosa, ma anche mamma-amica. Ha solo un piccolo difetto: gli uomini, non conta che lavoro facciano e se magari sono i compagni della figlia. Non sa resistere, è più forte di lei, e con tutti fa in modo che sia amore controverso, fatale, doloroso; una specie di Anna Karenina versione commessa. La parabola del suo struggente personaggio potrebbe essere compresa tra l’esperienza come prostituta di alto bordo (sì, ha fatto anche questo) e la liaison dangereuse con il prete, ex che non l’ha mai dimenticata. Di recente però Laura ne ha abbastanza di essere presa in giro, usata, è stanca che i suoi saldi principi e le sue incontaminate emozioni (?) siano preda di uomini senza scrupolo e che la trattano, in fin dei conti, come un clinex. Così si è fatta un’arrivista: da Brooke Logan “de noantri” è diventata una specie di imprenditrice di se stessa in salsa cianuro. Lo scontro con santa Grimani è diventato perciò inevitabile. E la trama della soap ha avuto i più interessanti sviluppi, negli ultimi mesi, proprio in dipendenza da questo scontro ? repentino e ingiustificato quanto godibile ? tra le due lady della serie.

I due casi analizzati rappresentano solo la punta di un iceberg che merita davvero di essere analizzato sistematicamente: dal punto di vista narritivo non meno che recitativo o scenografico. E se un critico impietoso sottolineasse l’evidente, ovvero che evoluzioni del personaggio come queste sono in buona sostanza assurde, non terrebbe conto della realtà stessa: ovvero che Centovetrine induce nei suoi spettatori, quali che siano, uno stato di dipendenza che ha bisogno di essere soddisfatto con ripetute e massicce dosi di adrenalina narrativa, anche se del tutto ingiustificata; e che in questo stato di acritica adesione alla storia ciò che conta di più è, per esempio, il valore fondamentale della puntata del venerdì (che riserva sempre il colpo di scena principale della settimana, ndr), non certo la plausibilità di eventi, dialoghi o personaggi femminili “a tutto tondo”, come quelli appena ritratti.

About Francesco Ripa

Nato ad Ancona nel 1982, è dottorando di ricerca in Italianistica a Roma. Si definisce quasi un ‘anfibio culturale’: è attore professionista, diplomato alla Scuola del Teatro Stabile delle Marche e alla Nuct di Cinecittà, ed ha recitato in cortometraggi, spot e fiction televisive; ma allo stesso tempo ama la scrittura e la letteratura. Ha pubblicato anche su alcune riviste letterarie. Scrivere di televisione rappresenta per lui una felice ‘quadratura del cerchio’ della sua personalità professionale.

6 Comments

  1. sterzing vipiteno

    novembre 14, 2010 at 21:02

    viene quasi voglia di guardarlo… il “feuilleton” del nuovo millennio..
    Divertente e colta visione, bravi, dato l’oggetto doppi complimenti!

  2. inv

    novembre 14, 2010 at 21:04

    quanto è verooooo! oddio ti prego, ho riso dall’inizio alla fine!!!!

  3. Kimora Is Back

    novembre 15, 2010 at 08:34

    Caro anfibio culturale, prima di leggere il tuo articolo ero convinta che il tasso di vergogna attribuibile all’affermazione “io guardo Cento Vetrine” fosse esattamente equiparabile a questa altra affermazione: “mi scusi, può darmi l’ultima copia di Grand Hotel?”.
    Grazie a te, mi sono decisamente ricreduta.
    Complimenti, tanti e calorosissimi … qualcosa mi dice che saprai farmi ricredere su tante altre cose.
    Aspetto con ansia i tuoi prossimi interventi.

  4. Milady

    novembre 15, 2010 at 08:36

    Ahahahahahahhahaha….
    Ahahahahahahha…..hahahahahahaha.
    No davvero! Ahahahahahaha
    Sei un grande!

  5. Topo Gigio

    novembre 15, 2010 at 13:04

    Candy Candy, principio morale manzoniano, Anna Karenina….che dire? Scopriamo oggi che Cento Vetrine non è solo la fiction del dopo-pranzo …è molto, molto, molto di più!
    Brillante descrizione, divertentissima interpretazione!

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