Robert Pattinson agli esordi: La saga dei Nibelunghi su Italia1

By on novembre 21, 2010

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Nella sonnolenta programmazione pomeridiana della domenica, tra Lorelle Cuccarini finte bon ton e Barbare D’Urso finte veraci, capita di imbattersi in qualche orrido film tv, con pessima sceneggiatura, ridicola fotografia da Grand Hotel e, se si è davvero fortunati, anche qualche effetto speciale da green screenfai da te’, di quelli che le spade di carta stagnola dei bimbi sono più credibili e meno pretenziose. Se poi ci si aggiunge anche un doppiaggio rantolato, pieno di sospiri e suoni gutturali completamente accessori, allora la nostra torta pomeridiana si guadagna anche la sua ciliegina.

Il menù del giorno di Italia 1 offre The ring and the dragon- La leggenda dei Nibelunghi (o La saga dei Nibelunghi?) e già il titolo riassume gli ingredienti fondamentali del prodotto: “filone fantasy con spolveratina gothic”, con ammiccanti riferimenti a trasposizioni cinematografiche di più ampio respiro e sicuramente più riuscite. Eppure lo spazio per fare un prodotto piccolo, ma decente, non mancava;  proprio perché, come Il signore degli anelli (che vi si ispira soltanto), il film poggia su una solida base letteraria, addirittura un poema epico tedesco del XIII secolo (con il suo impasto tipico di gesta, amori grandiosi, prodigi e profezie). E non si pretendeva certo un risultato paragonabile alla macchina produttiva di Peter Jackson. Tuttavia non bisogna essere troppo avari nei giudizi: il bello dei film tv è in fondo proprio quell’aria low budget che li rende familiari, in qualche modo simpatici, nel loro semplificare a sproposito e stravolgere allegramente intrecci narrativi tra i più complicati. Quello che è intollerabile semmai è il trattamento che certi prodotti subiscono quando arrivano in Italia, e non è cosa nuova.

Per esempio le manovre di marketing legate ai titoli dei film a volte trasudano una pigrizia intellettuale davvero irritante. Ci voleva tanto a conservare il titolo originale “The ring of the Nibelungs”, che, tra l’altro, ricalcava quello della tetralogia Wagneriana che dal poema medioevale ha preso spunto? No, troppo difficile, troppo sensato! E inoltre: era così difficile non sovraccaricare i dialoghi, già di per sé vagamente stereotipati e recitati non proprio alla Strasberg, con un doppiaggio da Andrea Celeste, la storica telenovela argentina? Evidentemente era un’operazione titanica, anche questa. O forse in Italia siamo stati condizionati da ricordi d’infanzia: da quel Sigfrido (la leggenda dei Nibelunghi) che nel 1957 fu la riduzione ‘all’italiana’ del poema.

Quanto alla pellicola in sé, le scene in cui si dispiegano effetti speciali a manciate sono le più divertenti: l’incontro del protagonista con i Nibelunghi del titolo, fantasmi dalla lunga chioma canuta che hanno la consistenza rotonda di Casper e la faccia di Marx, è uno spasso. Esilaranti anche i dialoghi impregnati di dramma nei quali i personaggi si scambiano battute costellate di nomi assurdi e impronunciabili, enunciano valori apocalittici e si producono in espressioni facciali esasperate quanto inutili.

Eppure il film in sé offre anche delle chicche niente male. Prima tra tutte la presenza di un pezzo di cinema come Max Von Sydow, poi anche una certa atmosfera da Conan il barbaro, che sollecita un positivo effetto nostalgia per chi è cresciuto negli anni ’80 (e che apprezza ottimi registi come Milius) e, last but not least, la presenza del giovanissimo Robert – Twilight – Pattinson ‘prima della cura’, nel ruolo minore del principe Giselher, con un improbabile caschetto effetto fieno che vale davvero un’occhiata.

About Francesco Ripa

Nato ad Ancona nel 1982, è dottorando di ricerca in Italianistica a Roma. Si definisce quasi un ‘anfibio culturale’: è attore professionista, diplomato alla Scuola del Teatro Stabile delle Marche e alla Nuct di Cinecittà, ed ha recitato in cortometraggi, spot e fiction televisive; ma allo stesso tempo ama la scrittura e la letteratura. Ha pubblicato anche su alcune riviste letterarie. Scrivere di televisione rappresenta per lui una felice ‘quadratura del cerchio’ della sua personalità professionale.

4 Comments

  1. Cerchietto Rosso

    novembre 21, 2010 at 16:14

    Francesco sarebbe in grado di rendere piacevole e terribilmente divertente anche la visione del remake polacco de “La casa nella prateria” …. ma come fai???? 🙂

  2. Anonimo

    novembre 21, 2010 at 16:20

    ahahahahahah ci son capitata per “n” centesimi di secondi, giusto per ridere del nibelungo (?) che pareva clarissa burt versione uomo torso nudo dall’invidiabile capello liscio e brillante, e dire toh c’è pure il vampiro! Fine . E gli sfondi da cartolina-passata-su-hypstamatic? impareggiabili…
    ci vuole pazienza e caparbietà per scrivere dei programmi della tv, ma, davvero, di domenica è da martiri…:)

  3. madame pierre

    novembre 21, 2010 at 16:49

    Riferito ai titoli dei film: se si limitassero alla traduzione in italiano o a non tradurli affatto dato che oggi la lingua inglese è prepotentemente entrata a far parte della quotidianità non avremmo degli scempi come “Se mi lasci ti cancello” (the etrnal sunshine of the spotless mind) o Il silenzio degli innocenti (the silence of the lambs).Comunque Robert Pattinsons prima maniera è un perfetto testimonial per la crema anti rougeur

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