Sarah Scazzi in pasto ai mass media

By on novembre 17, 2010
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Non c’è persona in Italia che almeno per 5 minuti non abbia discusso oppure non abbia sentito parlare di Sarah Scazzi, la 15enne uccisa ad Avetrana. All’inizio si pensava fosse scappata per attirare l’attenzione su di sé, l’attenzione dei media che tanto attirano (perdonatemi per il giro di parole) gli Italiani. I mass media che riescono a stravolgere la vita di una persona, di una famiglia, anche in una sola settimana. Sono la quarta lobby, hanno un potere impressionante. Non usano la forza, usano l’arte della parola, che poi si trasforma in violenza quando si lede il privato. Cara privacy, dove sei finita?

Non c’è più confine tra privato e pubblico, saltano fuori album di famiglia, diari segreti (non capisco che senso ha continuare a chiamarli “segreti”, se oramai sono alla portata di tutti), conversazioni telefoniche, intrighi amorosi e addirittura i verbali degli interrogatori. Merce che agli Italiani piace, basta guardare gli ascolti: stratosferici, con programmi d’informazione come “Quarto Grado” di Salvo Sottile e “Chi l’ha visto” di Federica Sciarelli che hanno registrato i loro record storici.

Un coraggioso ed onesto giornalista del TG2 ha denunciato l’atteggiamento illecito di un consulente che vendeva ai giornalisti le foto del garage della famiglia Misseri a quote impressionanti, addirittura sugli 8 mila euro. Ma anche gli avvocati, garanti della Giustizia, non sono stati da meno: c’è chi si è fatto pagare per essere ospite in trasmissioni tv, quando invece il loro compito sarebbe dovuto essere quello di difendere i loro clienti.

Nella foto d’apertura figura la madre di Sarah, ho scelto proprio lei, per analizzare il suo volto: è straziata, ha le occhiaie, non ha la forza di sistemarsi i capelli né di truccarsi, riesce a stare a stento in piedi, non ha più parole da spendere ed è stressata, non ha neppure la forza di cacciare via i giornalisti, appare forte ma è molto debole, è piena di rughe e malvestita. E’ una donna che si è vista catapultare in questo mondo catodico, che forse lei non aveva ricercato. Ha usato la tv solo per diffondere la notizia della scomparsa di sua figlia, quindi per poterla ritrovare subito, non sapendo invece che fosse stata uccisa nella maniera più atroce: strangolata con una corda, una ragazzina che ha visto la morte con gli occhi, una ragazzina alla quale non è più concesso vivere, una ragazzina che non potrà più raccontare alle amiche delle sue avventure amorose, delle sue delusioni; che non potrà più raccontare alla madre delle interrogazioni andate male e di quelle che, invece, l’hanno vista eccellere.

Una ragazzina che, nel pieno della sua esistenza, non potrà conoscere il bello, la vera essenza della vita. Il motivo della tragedia potrebbe essere passionale: la cugina Sabrina era innamorata (?), così come Sarah, dello stesso ragazzo, un tale Ivano Russo, assai più grande di Sarah. Lui si dichiara totalmente estraneo alla vicenda, ma si è vociferato settimane addietro che addirittura potesse essere stato chiamato come concorrente della Casa del Grande Fratello e che avesse accettato solo sotto compenso. Subito, però, è arrivata la smentita di Endemol che sottolinea di “non reclutare concorrenti a pagamento”. Ivano e Sabrina hanno registrato un record di presenze nelle trasmissioni tv: ma dove trovano la forza di raccontare questa triste vicenda? Perché non vivono il loro dolore in silenzio? Sembra quasi che siano abituati alle telecamere, sembra quasi che vogliano tutelare la loro immagine, piuttosto che scoprire la verità.

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