C’era una volta la televisione…

By on dicembre 20, 2010
mike_bongiorno

C’è chi la ama e chi la odia, chi pensa che sia dannosa alla salute e chi non può proprio farne a meno. Di chi sto parlando? Stavolta non della  mia amica Anna Tatangelo, non temete… e non perchè, come tutti voi pensate, nessuno può fare a meno di leiE’ la televisione l’ oggetto del desiderio e del disprezzo, quel luogo pieno di pregiudizi e colmo di stereotipi. Chi la critica  può sempre prendersela con gli americani che, attraverso il cinema hollywoodiano,  ce l’hanno fatta conoscere;  ma un po’ di colpa ce l’hanno anche i nostri nonni, gli Italiani che negli anni ’50, per evadere dalla difficile realtà del dopoguerra,  andavano al cinema ad ammirare le dive americane e sognavano quello scatolone parlante che vedevano nei  film, lo stesso  che  divenne presto l’oggetto del desiderio che la cultura americana ci  fece tanto amare. Se oggigiorno la televisione isola, ci persuade,  influenza le nostre scelte e uniforma le nostre abitudini, negli anni ’50, quando arrivò in Italia,  era considerata  un grande elemento di aggregazione e di comunità.Sì, perchè i primi televisori costavano moltissimo e, visto che erano simbolo di modernità, di lusso e di benessere, divennero subito uno status. Per questa ragione erano in molti a non poterselo permettere: veniva acquistato prettamente dagli esercizi pubblici, di fatto per vederla si andava al cinema, al bar oppure ci si ritrovava tutti a casa del vicino, ognuno con la propria sedia. In verità la prima volta che la televisione venne sperimentata fu nel 1929 in Gran Bretagna sulla BBC, la rete britannica più popolare che inaugurò le trasmissioni pubbliche: gli inglesi colsero per primi la grande potenzialità del mezzo e, a fine  anni ’30, la tecnologia televisiva maturò, creando così le condizioni strutturali per dare ufficialmente inizio al punto di vista tecnico.

Il rapporto tra televisione e potere politico fu, già all’epoca, inossidabile: il controllo dei mezzi di comunicazione era, ed è ancora, un punto caldo della storia politica e sociale del Paese. Il primo esempio di questo tipo nella storia della televisione riguardò la Germania di Hitler che, nel ’36, scelse di trasmettere la Olimpiadi di Berlino in televisione affinchè tutto il mondo potesse vedere la forza tedesca, la superiorità della razza ariana. Fu il primo grande evento mondiale e fu anche  la prima volta in cui la tv venne utilizzata come strumento di propaganda per rafforzare la nazione; ma le aspettative del Fuhrer furono ben presto deluse con la vittoria di un atleta afro-americano, Jesse Owens. Ma quella  è un’altra storia…

Nell’arco di un decennio l’espansione della tecnologia e della sperimentazione tecnica crebbe a dismisura fino a quando iniziò la guerra: mentre la crisi colpì  l’Europa, in America si sviluppò la tecnologia televisiva e dal ’46 al ’58 la televisione venne letteralmente delegata nelle case degli Americani. In Italia, invece,  si arrivò circa dieci anni più tardi poiché il nostro era un paese devastato dalla guerra e quindi lo sviluppo tecnologico non era il problema principale.  

Mike Bongiorno

“Arrivi e partenze” fu ufficialmente il primo programma televisivo italiano,  mandato in onda il 3 Gennaio 1954 alle 14.30,  condotto da un giovanissimo presentatore italo-americano, che divenne poi il re dei telequiz per oltre 50 anni, Mike Bongiorno. Il pubblico televisivo aumentò incredibilmente in quanto il forte potere di immagine, allora come oggi, colpì tutti gli italiani; tanto è vero che  gli abbonati Rai nel ’54 erano 88 mila ed  in soli dieci anni  divennero 4 milioni e 300 mila. L’obiettivo della Rai era di fornire un servizio educativo con contenuti  pedagogici, copia del modello britannico che aveva le  funzioni di educare, informare ed intrattenere. Chi faceva televisione  si trovava davanti ad un pubblico “ignorante” poichè il tasso di alfabetizzazione a quei tempi era piuttosto alto. La televisione  in un certo senso contribuì all’unificazione dell’Italia: la tv insegnò agli italiani una lingua sovranazionale che annullava le differenze dialettali, cambiando nettamente lo  stato socio-culturale del nostro paese.

Che Mike Bongiorno fosse la televisione lo sapevamo bene,  lui stesso ce l’ha sempre detto. Quante volte quando un personaggio televisivo passa a miglior vita di sente dire “se n’è andato un pezzo di televisione“, per Mike questa frase risulta forse un po’ riduttiva. In 50 anni di televisione sono tanti gli aspetti che si sono evoluti, tanti altri  sono rimasti intatti: la televisione ha acquistato colore dopo 20 anni, dal monopolio televisivo siamo arrivati alla tv digitale, se le pubblicità all’epoca erano limitate perchè il consumo non era un’attività propriamente morale, oggi la logica commerciale prevale e, come spesso ci capita di sentire, “la pubblicità è tassativa“. E se Hitler fu il primo ad utilizzare la tv per i suoi scopi politici, oggi non mancano i programmi fortemente politicizzati come “Annozero” e “Vieni via con me“, solo per citarne alcuni, e telegiornali palesemente di parte come il TG4 di Emilio Fede e il TG1.

Come si fa ad odiarla, qualche critica è lecita, non può piacerci tutto esattamente come qualsiasi altra cosa, ma la televisione ci informa, ci insegna, ci fa sorridere, alle volte piangere, ma ci tiene sempre tanta compagnia. Guardare la tv è come leggere un libro, è come andare al cinema, significa anche evadere dalla realtàMa che mondo sarebbe senza la tv? Il nostro amato Blog non avrebbe motivo di esistere senza di lei! Fortuna che c’è!

About Taty Rossi

Nata a Milano sotto il segno dei Pesci, ha origini eritree, una pelle color cannella e si definisce "un'amante della parola". Ha studiato recitazione e conduzione televisiva presso il Centro Teatro Attivo di Milano poiché teatro, cinema e televisione sono le sue più grandi passioni. Oggi cura i servizi esterni del programma "Live In Style" in onda ogni venerdì alle 18.15 su 7Gold.

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