Pacchi e identità nascoste sono la mossa sbagliata di mamma Rai contro il regno di Maria!

By on dicembre 26, 2010
frizzi

Il quiz show va collocato nella fascia pre-serale e sembra proprio che non ci sia modo di cambiare questa pratica da palinsesto, a quanto pare tutta italiana. Sono anni che viviamo di Eredità Rai e del faccione di Gerry Scotti che pone per la miliardesima volta le domande di “Chi vuol essere milionario” al concorrente di turno. Italia 1, di tanto in tanto, sforna qualche nuovo quiz nella speranza di riuscire a conquistare a quell’ora la sua fetta di pubblico, nonostante la forte concorrenza che mette in atto ogni rete (l’ultimo prodotto “Trasformat” ha iniziato bene la sua corsa agli ascolti, per poi perdere qualche spettatore di puntata in puntata e non dà abbastanza fastidio ad Antonio Ricci, come inizialmente si era pronosticato,vista la partenza sprint). La cosa più difficile quando si pensa ad una nuova idea di quiz show è quella di cercare una formula che non preveda il solito sistema di domande alla “Chi vuol essere milionario“. Qualche volta ci sono riusciti a sfornare quiz show divertenti, semplici e che il pubblico ha tanto amato. Il primo esempio, in ordine cronologico, è quello che viene da “Affari tuoi” portato inizialmente al successo da Paolo Bonolis, per poi essere condotto da Flavio Insinna (dall’8 gennaio è il conduttore della nuova edizione della “Corrida” con Antonella Elia, ndr.).

La formula dei pacchi, frutto di un adattamento autorale tutto italiano (il format originale prevedeva, invece,  delle valigette di ferro), ha fatto impazzire i telespettatori ed è stata la prima volta che la consolidata e imbattibile “Striscia la notizia” ha tremato. Un vero battage televisivo fu quello tra Antonio Ricci e Paolo Bonolis che, dai rispettivi programmi, si lanciavano frecciatine a più non posso. Il pubblico, messo un pò da parte il fenomenoAffari tuoi“, amerà inaspettatamente un altro quiz show dall’idea abbastanza originale che farà riemergere dalla terza fila,  Fabrizio Frizz, ridandogli l’agognato successo.

Parlo di “I soliti ignoti“, il quiz show di Raiuno attualmente in onda che gioca una battaglia ad armi pari contro il competitor programma satirico targato Mediaset. Anche in questo caso a vincere è la formula semplice e senza l’ausilio di domande dirette al concorrente. Anche i telespettatori così hanno la possibilità di diventare “investigatori“, andando a leggere quelle che possono essere le possibili identità di persone sconosciute. La cosa più sbagliata è cercare di bissare il successo di programmi che funzionano nella fascia del daytime e che non si prestano ad essere utilizzati anche per una prima serata. Un prodotto va messo al posto giusto, affinchè possa funzionare perfettamente. L’errore di mamma Rai è doppio.

Ci provò qualche stagione fa con “Affari tuoi” a contrastare Maria De Filippi e il suo “C’è posta per te“. Mai ci fu battaglia più facile per la regina di Mediaset che, nemmeno a dirlo, ha stracciato il quiz show dei pacchi. Stessa sorte è toccata a “I soliti ignoti” che poco intelligentemente ha conosciuto la collocazione oraria del Prime time al sabato sera, contro il programma di Maria De Filippi. Un altro fiasco! Pensate davvero che il telespettatore, dopo avere visto ogni sera la messa in onda di un game show, sia davvero intenzionato a doverselo sorbire anche nel Prime time?

About Giuseppe Marco

Autore, redattore, giornalista. In una parola "un creativo" della televisione. Si laurea in Scienze della Comunicazione. Al lavoro di analista tv, affianca la frequentazione del Master per autori tv e ha modo di studiare con E. Menduni e C. Freccero. Firma come autore due edizioni dell’Annuario della televisione e in seguito arriva l’esperienza con “Moltomedia”, il laboratorio creativo di Mediaset. Il suo “format crossmediale” viene selezionato dal team Mediaset come uno dei progetti vincitori e inizia il suo percorso di lavoro come autore, che porterà alla realizzazione di un prototipo del progetto. Attualmente lavora in trasmissioni televisive delle reti Mediaset.

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