Se i dialetti rinascono negli spot del canone Rai

By on dicembre 12, 2010

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Se nelle canzoni del Festival di Sanremo è stato riabilitato il dialetto, perchè non farlo anche nella pubblicità? E’ quello che ha probabilmente pensato la Rai in occasione degli spot per la campagna abbonamenti dedicata all’anniversario dell’Unità d’Italia. Affidati al regista Alessandro D’AlatriLa febbre, Casomai e Commediasexi, tra i suoi film più noti – gli spot sono stati girati nei dialetti della maggior parte delle regioni italiane. Ecco quindi un imbianchino lucano, un politico ligure, un cliente al ristorante che parla in viterbese e un allenatore che dà indicazioni in casertano. In 150 anni ne abbiamo fatta di strada, recitano gli spot che invitano a pagare il canone della tv di Stato. D’Alatri ha ammesso: ” E’ stata un’esperienza allo stesso tempo divertente e difficile. I dialetti ormai non si usano quasi più. Le agenzie rimanevano basite quando facevano le nostre richieste. Gli attori, dopo anni passati in corsi di dizione, erano costretti a tornare alle origini: sul set chiamavano i nonni per farsi dire il termine dialettale esatto. E’ un gioco divertente, ognuno individuerà il proprio dialetto e cercherà di capire gli altri”.

Un ottimo escamotage per indurre i telespettatori a guardare la tv e nella fattispecie lo spot, che rimane ben impresso proprio per la simpatia dei protagonisti. Tutto ciò anche allo scopo di ridurre l’evasione che coinvolge 6 milioni di famiglie e causa un deficit di circa 600 milioni di euro, 400 mila esercizi pubblici e un danno all’azienda di circa 100 milioni. Tant’è che il CdA Rai non ha firmato ancora il contratto di servizio, proprio nell’attesa che il governo indichi quale sia la possibilità di copertura economica. Intanto il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha lanciato una proposta per il recupero di alcune risorse: rendere obbligatorio il canone per chi paga la bolletta elettrica. “E’ uno degli interventi normativi che auspichiamo – ha detto Stanislao Argenti, Direttore Abbonamenti Rai – Ci sono stime che confermano la grande efficacia di una tale misura. Tra le altre proposte ci sono l’accesso ad archivi, come quelli delle pay tv, attualmente protetti dalla legge sulla privacy e l’indicazione del possesso dell’apparecchio nel 740. E’ chiaro che senza interventi normativi gli sforzi della Rai non saranno risolutivi”.

A fianco a quest’impegno c’è anche l’intervento di 50 nuovi agenti impiegati nel recupero dell’evasione da canone. “Per questa attività servivano professionalità specifiche – ha detto Luigi De Siervo, Direttore Sviluppo Commerciale – Grazie ad una rinnovata collaborazione con la Guardia di Finanza contiamo di ottenere risultati importanti”. Ma non sono solo i privati a evadere. Mancano infatti anche i pagamenti di alcuni enti pubblici, tra cui alcuni Ministeri che “non hanno pagato in attesa di avere risposta alla richiesta di esenzione, mentre c’è un contenzioso con le Poste per il pagamento legato alla presenza di televisori negli uffici”, ha concluso Argenti.

Ma oltre il controllo sull’evasione e le misure prese per il corretto pagamento degli abbonamenti, la Rai non dovrebbe rendere migliore anche la qualità dei programmi?

About Luca Mastroianni

E' nato a Roma ed è un giornalista pubblicista. Ha lavorato presso Legambiente e il Ministero dell'Ambiente, collaborando con agenzie e uffici stampa e occupandosi di attualità, diritti e corsi di giornalismo. Oltre alla scrittura ha grande passione per il calcio, il tennis e la musica. Della televisione ama soprattutto le serie tv degli anni Ottanta e Novanta: da Twin Peaks a La Tata, da C.S.I. a Friends, da I Griffin a Sex & the city.

7 Comments

  1. vampyre

    dicembre 13, 2010 at 20:14

    posso dire due cosine al riguardo??? “…I dialetti ormai non si usano quasi più.” errato, non mi risulta e anzi, invece di indurre la gente a riparlare il dialetto io indurrei la gente ad imparare l’ITALIANO proprio per l’unificazione d’Italia…e’ un passo indietro non in avanti. Mentre ci affacciamo al XXII secolo l’Eropa unita ci ritroviamo a parlare in dialetto e non sappiamo ne parlare l’Italiano ne tanto meno una seconda lingua a differenza degli altri paesei, e vorrei aggiungere indignosamente che se si sta attenti alla pubblicità che fa la RAI per il compleanno dei 150 anni di unificazione, alla fine dello spot c’e’ un bambino che augura all’Italia buon compleanno…..io mi chiedo: ma visto che il compleanno e’ dell’Italia, con tutti i bambini italiani che ci sono, dovevano proprio girarlo con un bambino di capelli rossi chiaro di pelle e pure DOPPIATO???????

  2. Luca Mastroianni

    dicembre 13, 2010 at 20:22

    questo che dici è abbastanza condivisibile, d’altronde la domanda che pongo alla fine apre ad una critica. Il bambino doppiato è solo una delle tante “mancanze” della Rai negli ultimi anni.

  3. anna

    dicembre 15, 2010 at 15:25

    Continua a crescere il numero degli iscritti al gruppo di Facebook “Contro gli spot Rai sui “dialetti”: vergogna, sono lingue vive!”

    http://www.facebook.com/home.php?sk=group_181723511840962&ap=1

  4. Luca Mastroianni

    dicembre 15, 2010 at 18:24

    Anna non ho capito se sei a favore o contro il gruppo. In ogni caso, dal mio punto di vista, il gruppo di Fb accusa la Rai di aver usato i dialetti come “veicolo di incomprensione e arretratezza”. Non ci ho riflettuto lì per lì ma mi trovo abbastanza d’accordo. Probabilmente chi lo ha inventato ha peccato di molta superficialità

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