Il talk show. Analisi di un genere

By on gennaio 11, 2011

Uno dei generi televisivi più vecchi e con costi di produzione più bassi resta il talk show. L’intervento della chiacchiera del pubblico prende piede nel 1976 con “Bontà loro” e Maurizio Costanzo farà di questo genere televisivo una costante nel corso della sua carriera (primo fra tutti col Maurizio Costanzo show). Gli anni 90′ sono caratterizzati da una molteplicità di talk show e prima fra tutti a farne abbondentemente uso è Maria De Filippi che con i suoi programmi “Amici” e “Uomini & Donne” fa leva sulle storie della gente comune per trarne spunto di discussione, elevando a opinionisti, altrettanta gente comune. In “Amici” si discute di problemi di adolescenti e la conduttrice più burbera della tv, riesce ad imporre il suo inconfondibile stile e a fare diventare il programma un marchio di garanzia per la rete. Con “Uomini & Donne” succede la stessa cosa e il programma, al tempo, non riceveva nemmeno le continue critiche che riceve oggi, in seguito al cambiamento di formula. Anche Daria Bignardi ha lasciato il segno con i suoi talk show all’avanguardia e uno tra tutti l’indimenticabile “Tempi moderni” che l’ha fatta conoscere al grande pubblico. Ad un certo punto si è deciso improvvisamente che il talk show non andava più bene, che andava rivisto e corretto, o addirittura cancellato. maria de filippi uomini e donne canale5Proprio Maria De Filippi che per tanti anni ha avuto successo proprio con questo genere televisivo ha deciso di voltare pagina. La signora Costanzo ha trasformato così letteralmente i suoi programmi in qualche altra cosa, nonostante il titolo rimanesse sostanzialmente lo stesso. “Amici” si è trasformato nel talent show che tutti oggi conosciamo (in partenza stasera con la prima puntata del serale della decima edizione, una serie piuttosto sottotono), mentre “Uomini & Donne” è diventato una specie di agenzia matrimoniale trash che ha beneficiato da questa edizione di adattamenti autorali che hanno giovato al programma (L’amore non ha età e Uomini e donne Over).

Sono dell’idea che il talk show non sia morto, come si vuole fare credere. Ogni genere televisivo ha ragione di esistere. Basti pensare quanto funzionino per esempio oggi i talk show a sfondo politico come “Ballarò“, “Anno Zero” o quelli più trendy come “Le invasioni barbariche” e “Chetempochefa“. Ballarò e Anno Zero, per esempio, sono diventati appuntamenti irrinunciabili tanto che Michele Santoro, nonostante sia costantemente coinvolto in polemiche di ogni sorta, riesce a resistere, portando il suo programma, a livelli di ascolti record, che spesso riescono a battere anche le due ammiraglie. Il problema del talk show resta la collocazione oraria (problema per altro si pone  in ogni genere televisivo) e sicuramente è difficile che un talk show abbia successo in Prime time.

Basti pensare l’ultimo recente flop di Barbara D’Urso con “Stasera che sera” che non ha riscosso successo neanche nel target commerciale e che probabilmente dovrà cambiare in corsa la formula del suo programma. Tranne il caso dei talk show politici che ormai sono diventati una costante della nostra televisione è difficile, quindi, che un talk show nella sua formula più eterogenea, possa avere seguito nella prestigiosa fascia del Prime time. Così come i dibattiti politici hanno scarso seguito al mattino (basti vedere i risultati di ascolto di “Agorà, il programma condotto da Andrea Vianello, per capirlo). Resta un problema di collocazione, ma anche di contenuti, di modalità di dibattito e di gestione dello stesso.

E in tutto questo c’è anche da capire che ruolo dovrebbe avere un conduttore all’interno di un talk show. bignardi le invasioni barbaricheModeratore? Provocatore? Deve prendere posizione e schierarsi in prima linea discutendo direttamente con gli ospiti? Non c’è una formula standard da seguire e tutto un discorso di clima e di formula del programma. Certo che se Barbara D’Urso, pensava di attirare pubblico, facendo scatenare la rissa con gli ospiti, tratti dalle riviste di gossip di ogni sorta, ora deve fare marcia indietro e mettere le pezze ad una confezione che il pubblico ha clamorosamente bocciato. Forse non dovrebbe farlo solo lei..

About Giuseppe Marco

Autore, redattore, giornalista. In una parola "un creativo" della televisione. Si laurea in Scienze della Comunicazione. Al lavoro di analista tv, affianca la frequentazione del Master per autori tv e ha modo di studiare con E. Menduni e C. Freccero. Firma come autore due edizioni dell’Annuario della televisione e in seguito arriva l’esperienza con “Moltomedia”, il laboratorio creativo di Mediaset. Il suo “format crossmediale” viene selezionato dal team Mediaset come uno dei progetti vincitori e inizia il suo percorso di lavoro come autore, che porterà alla realizzazione di un prototipo del progetto. Attualmente lavora in trasmissioni televisive delle reti Mediaset.

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