Nuti a Stasera che sera: la dis-carica emotiva di Canale 5

By on gennaio 20, 2011
D'urso_Nuti_Stasera che sera

Che Stasera che sera avesse la consistenza del Camoscio d’Oro ce ne eravamo accorti tutti. Che Barbara d’Urso, al contrario, rischiasse un’emiparesi facciale per l’espressione costernata di cemento armato con la quale partecipa, autenticissima, al dolore degli ospiti dei suoi programmi, pure. Ma che le due cose insieme potessero produrre uno spettacolo tanto avvilente forse non ce lo immaginavamo del tutto. Ospite (o dovremmo dire vittima) della puntata che ha ufficialmente sancito la chiusura del contenitore (vuoto) della domenica sera di Canale 5 è stato Francesco Nuti, che, dopo la lunga assenza dagli schermi dovuta all’ ‘incidente domestico’ (formula così ossessivamente ripetuta da essere quasi sospetta, ndr) di 5 anni fa, ha deciso, con la complicità del fratello Giovanni, di mostrarsi di nuovo ai telespettatori italiani. Per fortuna sua pochi. Oltre a Barbara dei miracoli, ad ascoltarlo, si fa per dire, in studio c’era anche Annamaria Malipiero, sua ex compagna e madre della figlia Ginevra.

Di fronte a quella che, giustamente, Aldo Grasso – dalle pagine del Corriere – ha definito “efferatezza” televisiva, sarebbe difficile argomentare una riflessione che non fosse minimamente retorica o parziale, considerato che il caso di Stasera che sera è solo l’ennesimo germoglio di una gigantesca pianta malata e mutante, la televisione italiana, che viene giornalmente nutrita con uno speciale concime (e mai come in questo caso concime è un eufemismo, ndr) composto di opportunismo, cattivo gusto, ignoranza. Quanto all’utilizzatore finale, tanto per dirla con un’originale espressione di recente popolarità: i frutti di questa pianta se li mangia la gente comune e, si sa, noi siamo ciò che mangiamo, come dicono i dietologi. Per evitare dunque di insistere nel fare una morale sin troppo ovvia e, ahimé, inutile, proviamo semplicemente a scomporre questo storico momento di televisione-monnezza nelle sue componenti ‘estetiche’, proprio come si conviene ad una raccolta differenziata che si rispetti.

Barbara d'Urso foto

PLASTICA – Il comportamento di Barbara e la sua proverbiale mimica facciale: per questa grande occasione di interessamento al dolore del prossimo, la conduttrice ha chiamato a raccolta tutti i muscoli del suo viso che, fattisi strada in mezzo al botox, sono andati a comporre la maschera della ‘partecipazione delicata’, una delle preferite da Barbara e dalle sue artes dissimulandi. Barbara l’ha indossata per tutti i lunghissimi minuti durante i quali Nuti è stato in collegamento, raggiungendo l’acme quando, nel leggere una lettera di questi, ha forzato la pronuncia della consonante iniziale di ogni singola parola ed ha persino improvvisato un saluto estemporaneo alla mamma di lui, cui la missiva era in parte dedicata (la lettura della missiva è un topos che Maria de Filippi ha provveduto, in anni di onorata carriera, a rendere commovente per definizione: se avessero letto la lista della spesa l’effetto sarebbe stato il medesimo, l’importante è farsi trasportare dal momento, ndr).

ORGANICO – Gli interventi di amici famosi: a rendere il tutto più vero, appassionato, emozionante (essere più autentici di Barbara d’Urso, in effetti, non è esattamente un’impresa titanica, ndr) ci hanno pensato gli amici vicini e lontani del regista di “Donne con le gonne”, che hanno inviato un videomessaggio per testimoniare a lui e a tutti noi quanto accanto gli siano nella difficile risalita. Dopo Mietta e Alessandro Benvenuti, è stato il turno di Leonardo Pieraccioni, che ha improvvisato una strimpellata sulle note di “C’hai le puppe a pera”: l’esibizione aveva tutto il sapore del tentativo, studiato a tavolino, di conferire al momento quel tanto di goliardia scanzonata (rigorosamente e tediosissimamente toscana) utile a rassicurare la psicologia debole dello spettatore, che deve sì commuoversi, ma mai cominciare a riflettere. In questo caso però il risultato era tanto ulteriormente triste da instillare anche nel più lobotomizzato degli spettatori una sana coscienza di quanto poco “magnifiche e progressive” possano essere a volte “le sorti dell’umana gente”.

VETRO – La presenza muta o quasi del povero Nuti: un discretissimo primo piano ‘da pulizia del viso’ indagava ogni centimetro del viso del regista, fisso (il primo piano, dico) e spietato, a registrare ogni rantolo pietoso che la sua bocca emetteva in concomitanza dei coup de theatre della conduttrice o dell’amico in video di turno. Si supporrebbe che un’intervista debba prevedere la capacità degli interlocutori e specie dell’intervistato, di stabilire un dialogo fruttuoso e soprattutto dignitoso con la controparte: evidentemente le copiose e assordanti lacrime del regista sono state ritenute sufficientemente espressive del suo pensiero. Del resto, la differenza tra la attuale capacità di costruire un discorso sintatticamente comprensibile da parte del fragilissimo Nuti (al quale ovviamente auguro di recuperare presto le sue facoltà per mandare a quel paese chi si è approfittato di lui, ndr) non è molto diversa da quella, ad esempio, di un tronista (con la differenza che il tronista non ha avuto un incidente. Il tronista è l’incidente): dunque perché negarsi la possibilità di sentire cosa un povero cristo malato NON ha da dire. E poi è stato lui a chiedere udienza, no? Quindi perché discutere tanto? Gli autori non sono mica tenuti a preoccuparsi dell’eventuale lesione della dignità dei loro ospiti? Quello è senso di responsabilità, roba da alieni. Anzi, piuttosto dobbiamo tutti apprezzare l’enorme generosità con la quale in trasmissione hanno accolto, senza doppio fine alcuno, la richiesta del regista di farsi (non) sentire. Quello sì che è un partecipe gesto d’affetto.

CARTA – L’unico utilizzo possibile della carta su cui è stato scritto Stasera che sera: se da una parte sarebbe stato molto formativo assistere alle riunioni in cui questo orribile programma è stato congegnato, per capire con quali improvvide pretese di successo sia stato piazzato sul mercato televisivo, dall’altra, se fosse possibile intraprendere un viaggio proprio dentro la testa degli autori stessi, come nel film “Essere John Malkovich”, ho come la sensazione che, entrati nei meandri del loro lobo frontale, sede della pianificazione e della strategia, riusciremmo a dare un significato nuovo alle famose parole dello stesso Nuti: “Madonna che silenzio c’è stasera”.

About Francesco Ripa

Nato ad Ancona nel 1982, è dottorando di ricerca in Italianistica a Roma. Si definisce quasi un ‘anfibio culturale’: è attore professionista, diplomato alla Scuola del Teatro Stabile delle Marche e alla Nuct di Cinecittà, ed ha recitato in cortometraggi, spot e fiction televisive; ma allo stesso tempo ama la scrittura e la letteratura. Ha pubblicato anche su alcune riviste letterarie. Scrivere di televisione rappresenta per lui una felice ‘quadratura del cerchio’ della sua personalità professionale.

8 Comments

  1. anonimo

    gennaio 20, 2011 at 14:42

    Me l’ero persa (per fortuna). Non avrei resistito a certe scene, con Nuti come fulcro, che tanto mi piaceva.
    Fatto sta, geniale e tanto amara recensione. Il problema più grosso è che niente di tutto quello è riciclabile, eppure loro lo ricicleranno ancora, e sicuramente.

  2. Luca

    gennaio 21, 2011 at 10:32

    complimenti Francesco, non ho visto la puntata ma è come se ne avessi un quadro più che completo!

    • Francesco Ripa

      gennaio 21, 2011 at 15:49

      Troppo buono!

  3. Giordano Bassetti

    gennaio 23, 2011 at 13:00

    hahahahaha, francesco lo devo dire, senza nulla togliere a tutti i nostri colleghi e a me medesimo… i tuoi articoli sono per me un appuntamento fisso che attendo con impazienza.

  4. Pasquale

    gennaio 23, 2011 at 13:38

    Eccezionale!!! Uno degli articoli più originali e divertenti (e peraltro raccontano al meglio un fatto vero, reale) che abbia mai letto sul web.
    Francesco da oggi hai un nuovo fans 🙂

  5. Francesco Ripa

    gennaio 24, 2011 at 12:30

    Caro Giordano, non sai che bel regalo mi hai fatto con questo commento. Sono tanto contento!

    Caro Pasquale, cercherò di essere degno della tua attenzione ogni volta! Grazie mille!

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