Processo alla Tv: siamo tutti vittime del Grande Fratello?

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Un mio amico qualche giorno fa ha rifiutato il mio invito a uscire per restare a casa a guardare l’ultima puntata di Sanremo. Il giorno dopo c’era Amici e quello ancora dopo L’isola dei Famosi. Dando per scontato che non fossero scuse per non vedermi, rifletto sul motivo che spinge lui e in generale gli utenti della Televisione di questi anni a passare intere serate a guardare i reality show o simili. Già nel 1949 George Orwell aveva predetto nel suo libro 1984 una società distopica in cui la Terra è suddivisa in tre grandi potenze mondiali in guerra tra loro per contendersi il controllo totale della civiltà. Il Grande Fratello, in questo caso, spia la vita dei cittadini e i partiti in cui è suddiviso il “governo” hanno delle telecamere installate per legge nelle case dei cittadini. Londra, sede del romanzo, è completamente ricoperta di manifesti con l’immagine del Grande Fratello e con slogan che recitano: “La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza”. Il Bispensiero, in questa società, è l’unica mentalità ammessa. Consiste infatti nell’accettazione passiva della realtà definita dal Grande Fratello e nella lotta al pensiero che si oppone. “La menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato” dice il partito governativo. Ovviamente la cultura è mistificata. I testi vengono riscritti cancellando le parti che contrastano il Bispensiero, e la storia, pertanto, viene ridefinita da fatti completamente nuovi, sostituiti o cancellati. La tendenza, ovviamente, è quella di rendere gli uomini succubi del Grande Fratello. Cosa che riuscirà benissimo, all’interno del romanzo, dove il protagonista nonostante un amore vicino e l’attiva partecipazione ad un’organizzazione di resistenza, viene arrestato e “lobotomizzato” attraverso la tecnica del Bispensiero. Da ribelle diventa così alleato del regime.

Se Orwell fosse un preveggente non so dirlo, ma sicuramente la società da lui rappresentata è pericolosamente a volte troppo simile a quella in cui ci troviamo noi nel 2000. La televisione è diventato spesso un mezzo fin troppo scontato per malleare le menti delle classi medie incollate davanti lo schermo. Se da una parte resta uno strumento efficace per dare informazione e per intrattenere e distogliere dalla noia, dall’altro rischia di essere la fonte del Bispensiero orwelliano in cui esiste solo ciò che ci viene proposto. I reality show o alcuni tipi di programmi (mi vengono in mente quelli condotti da Barbara D’Urso o da Alfonso Signorini) tendono a risvegliare la nostra parte oscura, i reconditi segreti, vizi e desideri repressi che ognuno di noi accumula e che attraverso la Tv riesce a manifestare. Morbosità, sessualità, sadismo, sono artefici del nostro imbambolamento quotidiano. Morbosità nell’entrare nelle vite degli altri, cercando di sapere più fatti possibili, criticare modi di essere, prenderci ad esempio senza guardare cosa facciamo invece noi. Siamo tutti santi, maestri di vita e retti uomini che impartiscono lezioni di comportamento. Sessualità laddove siamo attratti da tette e culi, donne (e uomini anche) di bell’aspetto che non sanno dire neanche due parole ma che stuzzicano il desiderio sessuale fin troppo represso. Perchè sul divano di casa nostra è lecito sognare, nella vita reale poter desiderare qualcuno di così attraente è quasi proibito. Sadismo nel “godere” a volte del dolore altrui, della sofferenza di un dimagrimento forzato su un’isola deserta, delle lacrime versate da chi si emoziona (o finge di emozionarsi) davanti una telecamera spiaccicata sulla faccia, gioia nel sapere che il proprio beniamino ha appena lasciato la bellissima fidanzata. Che bello, c’è speranza anche per me!

Non sarà che con la scusa dell’intrattenimento, parola ormai abusata con la quale si tende a giustificare qualunque porcata ci viene proposta, vogliono distogliere l’attenzione dai nostri reali problemi? Siamo talmente ormai stanchi di campare tra mille difficoltà che preferiamo obnubilarci davanti al tubo catodico invece che trovare soluzioni utili per risolvere i problemi? Migliorarci la vità non è più un valore? Mi viene da pensare alle lotte fatte in passato dai nostri antenati, per la conquista di qualunque cosa. Penso a certi diritti che prima erano negati, alla conquista di voto da parte delle donne, alla legge sul divorzio, alle garanzie per i figli, all’inizio della Repubblica, alla rivendicazione della propria libertà. Se da una parte è deprimente notare come ci si appiattisce sempre più al tran tran quotidiano e si guarda quasi solo nel giardinetto di casa propria, dall’altra ben vengano segnali di speranza dai giovani che lottano per un’istruzione migliore, dai monaci tibetani che rivendicano la propria indipendenza, dai programmi come Report che ancora fanno luce su ciò che qualcuno vuole tenerci possibilmente nascosto. Un possibile finale diverso dal romanzo di Orwell ancora c’è.

About Luca Mastroianni

E' nato a Roma ed è un giornalista pubblicista. Ha lavorato presso Legambiente e il Ministero dell'Ambiente, collaborando con agenzie e uffici stampa e occupandosi di attualità, diritti e corsi di giornalismo. Oltre alla scrittura ha grande passione per il calcio, il tennis e la musica. Della televisione ama soprattutto le serie tv degli anni Ottanta e Novanta: da Twin Peaks a La Tata, da C.S.I. a Friends, da I Griffin a Sex & the city.
Articolo aggiornato il

7 Comments

  1. Lucio

    febbraio 24, 2011 at 18:58

    Gran bell’articolo Luca.

    L’aspetto piu’ sconcertante del romanzo di Orwell (si’, hai ragione, davvero anticipatore dei tempi) e’ l’uso del bispensiero per mistificare/addomentsicare la realta’.

    Cosa che, attraverso il nuovo linguaggio televisivo, sta’ realmente avvenendo davanti ai nostri occhi, in particolare per quanto riguarda i programmi di informazione (oggi diventata semplice “infotainment” )
    I fatti, nudi e crudi non vengono riportati in quanto tali, ma solo come possibile fonte di stupore, raccapriccio, emozione.

    Lo stesso linguaggio viene travisato e le parole vengono utilizzate per dire esattamente il contrario di quello che e’ il loro significato originario.
    E’ il bispensiero applicato al mondo del XXI secolo.

    L’unico mezzo per spaccare questa coltre di ignoranza e divertimento forzato (o forzoso…)e’ la cultura, e’ internet, e’ accedere alle fonti direttamente senza pasare per i commentatori prezzolati di turno.

    Ecco perche’ una trasmissione come Report da un lato affascina e colpisce, dall’altro viene odiata e osteggiata.
    Perche’ esso riprta i fatti nudi e crudi, senza alcun intento escatologico o apologetico.

    I fatti sono i fatti e nessun bispensiero, puo’ trasformarli in altro se portati alla luce del sole e mostrarti per quello che sono.

  2. Luca Mastroianni

    febbraio 24, 2011 at 19:08

    Grazie Lucio, ovviamente concordo con te! 🙂

  3. luisa

    febbraio 24, 2011 at 23:17

    COMPLIMENTI!!! E’ da parecchio tempo che non leggevo un pezzo così interessante e ben scritto! La tua analisi della realtà è terribilmente lucida, ma come sottolinei un possibile finale diverso del romanzo di Orwell ancora c’è se un bel pò di gente si risveglia dal letargo dell’imbambolamento!!!!!!

  4. Luca Mastroianni

    febbraio 24, 2011 at 23:31

    grazie luisa, speriamo!!

  5. ipermike

    febbraio 25, 2011 at 10:46

    ciao luca…
    complimenti… bell’articolo…
    fortunatamente guardo pochissima tv (tg)…
    meglio la radio… buona musica… ma soprattuto un buon libro…
    iper saluti…

  6. Luca Mastroianni

    febbraio 25, 2011 at 13:23

    grazie Mike… io guardo il necessario, a parte in qualche caso…

  7. marco

    febbraio 27, 2011 at 16:40

    La verità è un gioco cangiante di luci, un gioco di specchi dove chi dispone le superfici riflettenti decide ad arte il grado di distorsione della realtà da rifilare agli altri. Come nella tela di un ragno, chi non ha la forza di districarsi e riconoscere la relatività del gioco, vi rimane invischiato.
    Il Grande Fratello e i reality non sono il Male, sono un gioco, stanze luccicanti dove persone giocano il meta ruolo di se stessi potenziati dalla coscienza di un occhio collettivo che guarda. Il pericolo sta, come per tutte le cose, nel rimanere intrappolati davanti a quello schermo abdicando alla capacità di discernere in maniera critica il senso e la misura del gioco. Chiamiamolo bispensiero, prendere per buone delle verità, un sistema etero-strutturato di verità e punti di vista sulle cose, ritagliate e preconfezionate da una sovraentità a cui si demanda il diritto di decidere il nostro sistema di valori, una ‘menzogna’ come un’altra (poiché la verità in sé non esiste, tutto ciò che abbiamo sono sfaccettature e punti di vista che si sgambettano e si scivolano addosso l’un l’altro all’infinito, in un gioco sottile e delicato di menzogne, contrattazioni e compromessi) – ma menzogna fatta sistema e trangugiata senza pensiero autonomo.
    Senza arrivare ai fasti mistificatori di un 1984, la via di scampo sarebbe una massiccia dose di pensiero critico e di sguardo smaliziato sulle cose, grazie al quale uno può poi anche guardarsi in buona pace un grande fratello o un’isola.
    Quello però che obnubila e imbambola le vittime, oltre al toccare quella materia oscura e scabrosa di istinti sconvenienti che si agita in tutti noi, è più che altro l’istinto della portinaia che alberga dentro molti e che esonera dalla pesantezza difficile del pensiero, e dalla responsabilità del pensare con la propria zucca. Televisione, oppio dei popoli (rincoglioniti).

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