Donna in tv: com’era, com’è. Seconda parte

By on marzo 8, 2011
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Quali sono dunque i motivi che hanno portato a questa involuzione della donna in televisione? Proverò ad elencarne alcuni. I reality. Se il primo Grande Fratello era un esperimento interessante e divertente, in cui dieci ragazzi normali venivano chiusi in una casa ed era curioso vedere cosa succedeva, negli anni il reality si è ingrandito, ingigantito come un mostro senza controllo. Al primo Grande fratello ne sono seguiti altri dieci. E dopo dieci anni non ci sono più dieci ragazzi normali ma venti, trenta, quaranta individui che sanno esattamente a cosa vanno incontro, che aspettano solo di uscire per godere della loro misera fetta di notorietà, di ricchezza, e a volte (purtroppo) di successo.

Tutti questi pseudo contenitori di realtà hanno liberato uomini e donne che prima erano comuni e dopo avevano ambizioni artistiche. Queste donne hanno capito che era facile, troppo facile restare a galla, avere un piccolo spazio di visibilità e di facile guadagno. Bastava mostrarsi un po’, non essere pudiche, spogliarsi fisicamente e moralmente. E la televisione, nel momento in cui avrebbe dovuto filtrare questo ammasso di gente alla disperata ricerca di un posto, li ha premiati. Li ha fatti entrare, casualmente, disordinatamente. Molti di loro ce l’hanno fatta. Sono in casa nostra, nella nostra televisione. Nel migliore dei casi sculettano e sorridono alla telecamera. Nel peggiore fingono di recitare e tolgono lavoro agli attori veri.

Soldi. Se la società in molti aspetti è degenerata, se la politica è degenerata e la televisione è degenerata, è colpa del materialismo. Banalmente, dei soldi. Una volta si faceva politica per portare avanti con forza degli ideali, dei principi, a rischio di perdere tutto e di perdere la vita. Oggi si fa politica per ottenere dei privilegi, per arricchirsi, per vivere bene, per una vita facile, comoda e libidinosa.

Una volta si faceva televisione per dare un valore aggiunto. Per esprimere, per divertire, per informare, per alleggerire la vita. Ma lo si faceva con intelligenza, ironia, consapevolezza. Ora la televisione si è piegata al business. Ha tralasciato quelle donne che hanno studiato e si sono preparate, o che avrebbero meritato un posto per le loro capacità. Ha preferito le altre donne, quelle che vediamo oggi in televisione. Veline, letterine, schedine. Ine. Termini riduttivi già nel loro senso letterale. Ma ce ne sono molte altre.

Hanno preferito loro perché, in qualche modo, attiravano l’occhio curioso e un po’ morboso dello spettatore. Che spesso non aveva altra scelta. Hanno capito allora che questo nuovo modello di donna, bella nella sua artificiosità, nuda e muta, funzionava. Che attirava gli occhi e quindi l’audience e quindi…soldi. Alla fine, il risultato dell’operazione è sempre lo stesso. Soldi.

Noi. I colpevoli di questa involuzione, in buona parte, siamo noi. Noi che da spettatori abbiamo premiato ed incentivato programmi di dubbia qualità. Noi che andiamo nelle discoteche  per vedere il tronista, o la belloccia di turno, o addirittura per vedere una sconosciuta che solo per il fatto di essere finita in uno scandalo politico viene pagata profumatamente per esibirsi. I colpevoli siamo noi, che invece di lasciare il locale deserto e far capire che a nessuno interessa vedere quella sconosciuta, ci ammassiamo a rubarle un autografo, una foto. Un circolo vizioso difficile da spezzare, perché (tornando di nuovo ai soldi) se ho un locale e voglio fare soldi so chi devo invitare, e me ne frego se questa ragazza non ha alcun merito ma molti demeriti. Mi porta guadagno? Certo, e chissenefrega se non sa dire o fare niente, non è un problema mio. È il sistema.

Siamo sempre noi i colpevoli che ci lasciamo lusingare da un mondo apparentemente migliore. Noi che vediamo le difficoltà della nostra società, la precarietà, la disoccupazione, l’instabilità. E quel mondo ci sembra così facile invece, così semplice. E se lo fanno loro perché io non ci devo provare? È un discorso, questo, che meriterebbe molto più spazio e molta più sapienza della mia. Ma oggi, Festa della Donna, la riflessione sulla figura della donna in televisione è venuta spontanea.

Il mio augurio è che le cose possano cambiare. È che le donne vere, e ce ne sono tante, si uniscano per cambiare le cose. So che sarà difficile, ma io ci credoE voi?

About Wendy Migliaccio

Nata a Milano nel 1985, ha maturato molto presto una grande passione per il cinema e per lo spettacolo. Contemporaneamente agli studi Universitari che l’hanno portata a laurearsi in Scienze e Conservazione dei Beni Cinematografici, Teatrali e Televisivi, con una tesi su “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin, ha frequentato un corso di recitazione presso il CTA Centro Teatro Attivo. La passione per la recitazione l’ha portata a Roma, dove ha vissuto due anni. Ha continuato a studiare presso la Scuola di Cinema di Roma e ha recitato in cortometraggi, pubblicità, video musicali e fiction, tra cui “I Cesaroni” sulle reti Mediaset. Oggi lavora a Milano come giornalista nella redazione di ClassLife, canale dedicato alla moda, al lusso, all’arte e allo spettacolo.

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