Donna in tv: com’era, com’è. Prima Parte

By on marzo 8, 2011
Festa delle Donne 8 Marzo

Se pensiamo alla donna, ci viene in mente la storia. Ci viene in mente una figura spesso considerata poco forte, poco intelligente, poco capace, sopraffatta suo malgrado dal potere patriarcale che l’ha resa moglie, madre e casalinga, ma poco altro. Ci viene in mente questo essere, l’altra metà del genere umano, che negli anni ha cercato di dire la sua, di farsi sentire, di prendersi il potere che le spettava di diritto. E attraverso una serie di lotte, di manifestazioni, di resistenze, le figlie di queste donne, e poi le nipoti, hanno potuto godere di un mondo più giusto, in cui la donna avesse il suo spazio e i giusti riconoscimenti.

Molte cose sono cambiate rispetto al passato. Nessuno si stupisce più nel vedere una donna imprenditrice. Oppure una donna primario di un ospedale. Una donna che va a lavoro mentre il suo uomo resta a casa a crescere i figli. Non c’è più scandalo nel sapere che una donna non si sposa più vergine, ma che prima del matrimonio ha voluto fare le sue esperienze, ha voluto vivere la vita senza rimpianti. In alcuni paesi del mondo poi, la donna può adottare un figlio, e crescerlo senza il bisogno di un padre.Certo, c’è ancora molto da fare. Per un paese che progredisce, ce n’è un altro che non si evolve, e che nasconde le proprie donne dietro giustificazioni morali e religiose, per non privarsi di un potere di dominazione che fino ad ora nessuno è mai riuscito ad equilibrare.

C’è ancora molto da fare, ma è innegabile come, storicamente, la donna di oggi sia più consapevole, più potente, più libera di quanto non lo fosse molti anni fa. Ciò che viene spontaneo chiedersi è come mai la televisione, spesso specchio riflesso della società, che ci aggiorna sui fatti del mondo, che ci informa, che ci accompagna, non segua questa naturale evoluzione dell’essere femminile; come mai invece che progredire, la donna in tv sembra solo peggiorare?

La tv è l’unico luogo dove la donna era più forte, più bella, più ricca nel passato. Le grandi protagoniste della tv, da Raffaella Carrà, a Mina a Loretta Goggi, erano donne che sapevano fare il loro mestiere. Nessuno si sarebbe sognato di storcere il naso, o di avere delle perplessità sul loro talento. Perché era palese, era chiaro che non erano solo involucri accattivanti ma molto altro. Erano donne che alla tv davano qualcosa in più che altrimenti sarebbe mancato.

E oggi? Oggi ci sono una moltitudine di donne, di ragazze, di pseudo soubrette, pseudo showgirl, pseudo vallette, pseudo attrici, che messe insieme non possiedono un granello delle capacità che le grandi protagoniste televisive del passato avevano. Penso ancora a Sandra Mondaini, a Delia Scala, a Rita Pavone. E sforzandomi di trovare delle degne eredi oggi, mi rendo conto di come, ad eccezione di qualche buona presentatrice non comunque paragonabile alle dive di ieri, il resto del panorama mi risulti alquanto desolato.

Questi confronti mettono in luce un fatto preoccupante. In televisione, nel passato la donna era un’artista. Aveva dei meriti, delle qualità, delle capacità, e per questo motivo lavorava. Potrebbe mai una cuoca lavorare in un ristorante senza saper cucinare? No, perché preparerebbe piatti insipidi, scotti, immangiabili. Nessuno frequenterebbe più quel ristorante. Potrebbe mai un’infermiera lavorare in un ospedale senza saper fare un prelievo? Ovviamente no, altrimenti rischierebbe di uccidere i malcapitati pazienti. Potrebbe mai un’insegnante lavorare in una scuola, senza aver studiato? Ancora no, perché non avrebbe alcuna idea di come si insegna, e gli studenti non apprenderebbero niente di utile alla loro formazione.

Dunque ora mi chiedo. Potrebbe mai una donna che non ha alcuna capacità artistica o dialettica lavorare in televisione? Mi verrebbe da dire: No, perché non producendo nulla di godibile artisticamente, non palesando alcun talento, non esprimendo alcuna capacità particolarmente espressiva, la televisione rinuncerebbe alla qualità, e gli spettatori cambierebbero canale. Invece no. La risposta oggi è: si, certo che può.

Mi chiedo allora perché questo sia potuto accadere. Perché siamo passati da altissimi livelli di qualità a bassezze e volgarità, perché siamo passati da donne che ballano a donne che sculettano, a donne che si esprimono a donne che appaiono solo per mostrare il loro corpo. Ci devono essere delle ragioni che hanno portato a questa involuzione. Proverò ad elencarne alcune… nel prossimo articolo!

About Wendy Migliaccio

Nata a Milano nel 1985, ha maturato molto presto una grande passione per il cinema e per lo spettacolo. Contemporaneamente agli studi Universitari che l’hanno portata a laurearsi in Scienze e Conservazione dei Beni Cinematografici, Teatrali e Televisivi, con una tesi su “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin, ha frequentato un corso di recitazione presso il CTA Centro Teatro Attivo. La passione per la recitazione l’ha portata a Roma, dove ha vissuto due anni. Ha continuato a studiare presso la Scuola di Cinema di Roma e ha recitato in cortometraggi, pubblicità, video musicali e fiction, tra cui “I Cesaroni” sulle reti Mediaset. Oggi lavora a Milano come giornalista nella redazione di ClassLife, canale dedicato alla moda, al lusso, all’arte e allo spettacolo.

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