Gli italiani che hanno reso grande la tv

By on marzo 17, 2011

17 Marzo. Unità d’Italia. Di questa festa si è parlato tanto, da mesi sono iniziate polemiche e iniziative in vista dell’omaggio che il calendario fa a questo storico evento. (Quasi) tutti a casa e (poche) bandiere tricolore che sventolano dai balconi. La tv ha già iniziato a parlarne, a partire dall’indimenticabile elogio di Roberto Benigni al festival di Sanremo. I palinsesti si sono organizzati per dare il loro contributo a questa giornata di improvviso patriottismo.

Ora, lasciando da parte implicazioni politiche, sociali e quant’altro, mi soffermo a riflettere sugli italiani che hanno dato valore e grandezza alla nostra televisione. Perché se la celebrazione dell’Unità d’Italia ha un senso, ce l’ha per il popolo che lo abita, che lo ha costruito, che ha resistito a traumi e dispotismi, che ha progredito e si è migliorato. La festa è per noi, per tutti quelli che si sentono intimamente italiani. Ed è innegabile il valore che la televisione ha avuto in questo processo. Possedere uno specchio sul mondo, che ci renda consapevoli di ciò che c’è fuori, di ciò che accade, ci fa sentire più uniti, meno soli e in qualche modo compresi.

Ma il mio pensiero oggi va a coloro che hanno reso grande la televisione italiana. Penso immediatamente a Mike Bongiorno. Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, nato a New York e morto a Monte Carlo. Eppure massimo rappresentante del nostro piccolo schermo, colui che ha seminato prima di chiunque altro e ha lasciato fiorire il meglio dell’intrattenimento televisivo, che ahimè, oggi, è solo un ricordo. Un italoamericano che ha dato tanto al nostro paese, a cui dobbiamo riconoscere la grande capacità di saper comunicare con gli spettatori, di entrare con discrezione ed efficacia nelle case degli italiani proprio nel momento in cui la tv era ancora un macchinario oscuro e misterioso.

Insieme a lui, penso a Corrado. Scomparso troppo presto, è stato, nel 1949, il primo presentatore a comparire in televisione, quando il piccolo schermo era un embrione senza forma, composto da trasmissioni di pochi minuti. Lui è tra i pochissimi italiani che voglio ringraziare e che mi fa ancora pensare che la tv possa essere davvero una sana forma di intrattenimento, di calore e di unione. Di ritrovo per le famiglie. Lui, con la sua storica Corrida, è il primo a dar voce al popolo, agli italiani che un po’ goffamente e con tanta autoironia si mettevano in gioco davanti a tutto il paese.

Penso ancora ad Enzo Tortora, a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, al grande Pippo Baudo. Sono pochi, eppure hanno fatto tanto. Mentre oggi si affannano in tanti, in troppi, senza lasciare nulla ai posteri che possa essere ricordato, chessò, per le celebrazioni dei 200 anni dell’Unità d’Italia.

About Wendy Migliaccio

Nata a Milano nel 1985, ha maturato molto presto una grande passione per il cinema e per lo spettacolo. Contemporaneamente agli studi Universitari che l’hanno portata a laurearsi in Scienze e Conservazione dei Beni Cinematografici, Teatrali e Televisivi, con una tesi su “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin, ha frequentato un corso di recitazione presso il CTA Centro Teatro Attivo. La passione per la recitazione l’ha portata a Roma, dove ha vissuto due anni. Ha continuato a studiare presso la Scuola di Cinema di Roma e ha recitato in cortometraggi, pubblicità, video musicali e fiction, tra cui “I Cesaroni” sulle reti Mediaset. Oggi lavora a Milano come giornalista nella redazione di ClassLife, canale dedicato alla moda, al lusso, all’arte e allo spettacolo.

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