Non smettere di sognare: dormi, che è meglio

By on marzo 24, 2011
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text-align: center”>Non smettere di sognare Cast Foto

Non so da dove cominciare. No, dico davvero, non so proprio da dove cominciare. Per cui, per spiegare ciò che intimamente provo, mi avvarrò del metodo infallibile di un vate dei nostri tempi, un nume tutelare della divulgazione catodica, un faro luminoso dell’easy learning: Giovanni Muciaccia. Bene: prendete un film (Saranno Famosi, 1980), traetene uno spin-off televisivo (Saranno Famosi, 1982-1987), prendete ispirazione da questo per concepire un talent show italico (Amici di Maria de Filippi, 2001-usque ad finem et postea), ritagliate con le forbici a punta arrotondata tutti i cliché che avete trovato in questi ripetuti riciclaggi, incollateli – rigorisamente – con un po’ di colla vinilica (ma possibilmente del discount: è importante che non tenga) e avrete un Non smettere di sognare tutto vostro.

Ve lo confesso: mi sono odiato tutta la sera per essermi perso la prima puntata, perché è stata un’esperienza a dir poco mistica. Ho sentito ripetere così tante volte certi vocaboli che se avessi avuto accanto a me sul divano un pacifico monachello buddhista, abituato ai suoi mantra, sono certo che avrebbe trasformato il telecomando in uno strumento di autopunizione per il nervoso. Era tutto un sognare, sogni, sogno, sogna! (imperativo, immancabile), sognavi (imperfetto, ricattatorio), sognavamo (imperfetto prima persona plurale, esortativo); oppure uno sperare, speranze, speranza, spera e bla bla bla. Senza contare che, nei momenti di particolare pathos, certe frasi, tanto per non farsi mancare nulla, venivano ripetute con un elegantissimo effetto eco. Un effetto molto simile a quello usato nel cartone animato Holly e Benji, quando il calciatore malato di cuore (Julian Ross), in corsa per fare goal, proprio un attimo prima di calciare la palla abbassando il piede già alzato sopra la sua nuca (sopra-la-sua-nuca), si ricordava le parole del medico: “se giochi muori, se giochi muori, muori, muori!” e, ovviamente, invece di toccarsi i cosiddetti (resi per altro ben raggiungibili dalla posizione spalancata delle gambe) eroicamente calciava.

A pensarci bene con tutto questo trionfo di retorica del successo, più che buddhismo, sembrava uno spot televisivo di Scientology. Anzi mi sono stupito che non sia spuntato fuori John Travolta vestito da alieno. Ci sarebbe stato anche bene: interprete di Grease, La Febbre del sabato sera e Staying alive, ma anche pupazzo playmobil della telefonia italiana.

A proposito di alieni, perché non cominciare passando in rassegna il bestiario medioevale costituito dagli sfaccettatissimi personaggi. I principali:

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Katy Saunders-Giorgia: erede del ruolo che fu di Alessandra Mastronardi, mette la sua bellezza al servizio di un personaggio così smorfioso che Doris Day in confronto è scolpita a Mount Rushmore insieme ai presidenti americani. Un trionfo di sorrisi, abbracci, sguardi in tralice (fatemelo di’: in tralice), e di nuovo abbracci. Il clou è raggiunto nelle scene con la madre isterico-progressista (interpretata da Sara D’Amario, dolorosamente sottoutilizzata), quando le due esplodono nel loro rapporto di amiche prima che parenti, cresciute insieme nel dolore per la perdita del padre-marito-Luca Ward-“Scatenate l’inferno!” (scusate ma mi sono lasciato prendere: ubi Luca Ward ibi Il Gladiatore, anche se fa il romantico padre pianista). Ah, ovviamente Cenerentola denuncerà Katy Saunder per furto di identità, dichiarato per altro.

Roberto Farnesi-Lorenzo: siete fortunati, per comprendere la complessità del personaggio e dell’interpretazione del bel Roberto, è sufficiente che prendiate uno qualunque dei ruoli da lui interpretati in passato e gli mettiate nome Lorenzo. Ora io dico: ma perché la televisione italiana è così dannatamente pigra? Se il punto forte di un attore non è l’espressività (e in una scala di mimica che va da un tavolo da biliardo senza palline a Totò, Roberto tende amaramente più verso il tavolo), scrivetegli un personaggio decente! Non è detto che un attore debba avere una mobilità facciale frenetica, ma porca miseria può recitare battute che lo facciano quanto meno sembrare normodotato. E poi cavolo, già non è morbidissimo nei movimenti: possibile che debba essere per tutto il tempo vestito come un manichino incravattato dell’Oviesse? Francamente lo preferivo di gran lunga nel torbididissimo film Femmina, con Monica Guerritore, dove faceva il ‘fuck buddy’ di una sciroccata insoddisfatta e alla fine veniva pure barbaramente ucciso dal marito di lei, improbabile agente dei servizi segreti. Per giunta era doppiato, poveraccio.

Farnesi Foto

Giuliana De Sio-Miranda: parliamone. È il personaggio perfetto perché accontenta tutti: ci hanno frullato dentro la vajassa napoletana, la sciura milanese, la manager newyorkese, ma anche la madre mancata, la leader giusta, la collega spiritosa. Una cinica da strada con spolverate da quadrilatero della moda e quartieri spagnoli. Il personaggio si salva perché è cucito addosso ai tempi comici della De Sio. Ma è tagliato con l’accetta lo stesso. Dimenticavo: i sapienti sceneggiatori che nome potevano dare ad un personaggio così per condizionare le nostre povere menti martoriate? Ovviamente Miranda, come la Meryl Streep de Il Diavolo veste Prada. Non a caso la fiction è ambientata a Milano, e ogni dieci secondi ci sono vedute aeree di grattacieli (?) che fanno molto New York “vorrei, ma non posso”.

I personaggi secondari, che sono tipo le carte dei tarocchi, tanto sono iconici:

La rivale della Cenerentola nostra: la tipica cattiva meschina, che, cento a uno, alla fine ammetterà lealmente la sua irrimediabile inferiorità. Bella e appariscente, ma di quelle che se le guardi bene hanno i capelli grassi e un po’ di prognatismo. Da manuale.

La né bella né brutta, complessata inside: a parte il fatto che è interpretata dalla rediviva Lidia Schillaci, concorrente di Operazione Trionfo, è interessante soprattutto per il fatto che ogni scena in cui concepisce un capolavoro di tecnica canora al piano (in una delle pause che la sua isteria misantropa le concede) è preceduta da una musichetta struggente atta a suggerire il lavorìo artistico di cui è preda, che in confronto Michelangelo si faceva le unghie.

Il ballerino malato di cuore: ma allora lo vedete che si sono ispirati a Holly e Benji? Vi dico solo questo: con un’ironia degna del medico nazista Mengele, il ballerino che scopre di avere seri problemi cardiaci (e ovviamente continua a ballare imperterrito) non ha un nome tutto suo, ma un soprannome che è un destino: Timer. T-I-M-E-R.

La cantante senza talento: dal momento che non è toccata dal sacro fuoco dell’arte, deve necessariamente essere esteticamente diversa, per cui è corredata di capigliatura di saggina color rosso fuoco, smorfie ittiche con occhio azzurro spalancato all’occorrenza e, indovinate?, spregiudicatezza totale. E poi con tutte la sequela di bombette, coppole, sciarpette e scialli multicolor che sfoggia fa tanto accademia artistica, tanto atmosfera. Pora ragazza, in fondo, non è cattiva.

Il terrone caduto dal pero (per i miei detrattori: la parola ‘terrone’ è utilizzata senza la minima accezione razzista, tutt’altro, ndr): è Salvo Vinci a dare il volto a questo personaggio, che, ovviamente, essendo terrone, non può non essere perseguitato dalle esilaranti (per chi?) telefonate di sua madre, la quale lo chiama nei momenti più impensati pretendendo, tra le altre cose, di monitorare la sua dieta in tempo reale. Abbiate pietà di noi.

Alice Bellagamba Foto

Il ricco che si finge povero: quasi non vi direi le caratteristiche per vedere se le indovinate. Manco a dirlo il padre è imprenditore, vuole che si occupi dell’azienda di famiglia, ma lui si rifiuta per sognare il sogno e sperare la speranza. Il padre lo considera un pagliaccio e lui pensa bene di avvalorare la sua tesi fingendo, del tutto gratuitamente, di essere povero per far colpo su una ragazza (la migliore amica di Cenerentola nostra, intepretata da Alice Bellagamba, tra l’altro bravetta). Non ho capito bene: ma da quando in un mondo come quello rappresentato nella fiction essere ricchi costituisce un freno all’accoppiamento? Per favore, la storia del “vorrei che mi apprezzassi per ciò che sono” lasciamola  al film Favola con Ambra Angiolini (a cui giustamente accennava Nicola Zamparetti giorni fa).

Ora: in verità credo che la colpa di questo pasticcio non sia del regista, che è il bravo Roberto Burchielli (vi basti pensare che faceva quel gioiellino di Kitchen con Andrea Pezzi), né degli sceneggiatori, quanto più di un sistema che ha ridotto la cultura del pubblico e dunque le sue aspettative, e ne ha plasmato i gusti deteriorandoli irrimediabilmente. Che poi Canale 5 sia una specie di compagnia teatrale dove si avvicendano sempre gli stessi attori (metà del cast di Non smettere di sognare viene da Centovetrine, un quarto da Amici e l’altro dal Grande Fratello) non può che essere una conseguenza di questo. Due cose sono certe (e amare), quindi: un prodotto migliore, probabilmente, non lo avrebbe guardato nessuno e io, in fondo, sono felice di non essere adolescente in questi tempi barbari e ipocriti.

About Francesco Ripa

Nato ad Ancona nel 1982, è dottorando di ricerca in Italianistica a Roma. Si definisce quasi un ‘anfibio culturale’: è attore professionista, diplomato alla Scuola del Teatro Stabile delle Marche e alla Nuct di Cinecittà, ed ha recitato in cortometraggi, spot e fiction televisive; ma allo stesso tempo ama la scrittura e la letteratura. Ha pubblicato anche su alcune riviste letterarie. Scrivere di televisione rappresenta per lui una felice ‘quadratura del cerchio’ della sua personalità professionale.

8 Comments

  1. anonimo

    marzo 24, 2011 at 08:25

    E’ davvero tutto così irresistibile…
    (E Timer ‘mazza )

  2. Francesco Ripa

    marzo 24, 2011 at 09:59

    Grazie!

    P.S. La battuta chiave della puntata (e della fiction tutta, temo) la pronuncia Pamelona Prati, nel “cameo role” della madre del povero ricco: “Vi prego, andiamo a dormire”.

  3. anonimo

    marzo 24, 2011 at 10:47

    ahahahah quanta verità

  4. DafneIlTopoMaledetto

    marzo 24, 2011 at 11:23

    Qualcuno sa se partono dei pullman da Ancona per partecipare come pubblico?

  5. rosanna

    marzo 24, 2011 at 13:58

    Stavo morendo dal ridere specialmente sulla battuta di “Timer”! Grazie,ci voleva proprio oggi!

  6. Luca Mastroianni

    marzo 24, 2011 at 16:53

    A-D-O-R-O. Non aggiungo altro Ripa 🙂

  7. blussa

    marzo 24, 2011 at 19:10

    benissimo.. grazie per aver espresso in un italiano performante tutto ciò che ieri ho pensato nel “vedere” tale … schifo…
    Te hai salvato il regista e la sceneggiatura.. io boccio pure quelli… durante i “balletti” l’unica cosa che si capisce è la taglia degli slip delle ballerine…. e durante i “dialoghi” … quali dialoghi????? è una pena infinita… quante puntate fanno???
    bisous :*

  8. Francesco Ripa

    marzo 24, 2011 at 19:49

    @Rosanna: grazie mille, sono davvero felice di averti strappato un sorriso!

    @Luca: stima assolutamente ricambiata, lo sai!

    @Blussa: grazie mille! In verità non ho salvato né regia né (tanto meno) sceneggiatura: voglio solo sperare che in tv ci siano molti che potrebbero e vorrebbero fare cose migliori, ma sono condizionati da un’atmosfera in cui la banalità paga.
    Magra consolazione, lo so.

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