Processo alla tv/2: la sessualità è l’unica strada per il successo?

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foto giudice con martelletto

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Leggevo qualche giorno fa sul web un pezzo dell’intervista fatta a Miriana Trevisan, ex velina, ex valletta, ex naufraga de L’isola dei famosi. Mi ha lasciato perplesso una sua dichiarazione in cui raccontando delle avances che le sono state fatte durante la carriera ha usato il termine normalità. Non sono riuscito a capire bene se la parola fosse riferita al fatto che in quanto donna – avvenente, ovviamente – trovasse appunto normale che gli uomini la corteggiassero e le facessero proposte sessuali per farle fare carriera. Al di là della sua opinione in merito ho riflettuto sulla circostanza e ho provato un grande senso di nausea nel considerare quanto sia ormai diffusa la “prostituzione” nel mondo della Tv e dello spettacolo. E non è un discorso strettamente legato al solo corpo. Per molte donne – sono soprattutto loro le “vittime” di questo retaggio culturale ormai ben radicato –  è infatti normale usare il proprio corpo per avanzamenti di carriera o per sfondare al cinema e in Tv. La maggioranza delle showgirl e presentatrici che affollano i nostri canali dichiara di non essere mai dovuta scendere a compromessi per stare in tv o diventare famosa. Questa mi sembra una favola ben poco credibile, e difatti ogni qual volta esplodono “scandali a corte” ecco che vengono fuori tutti gli altarini e regolarmente questa gente viene sputtanata pubblicamente. Ma a parte il concedere favori sessuali, c’è da considerare quanto queste persone abbiano così impresso nella loro mentalità il concetto che per arrivare più facilmente alla conquista della fama si punti sulla libido. Uno stratagemma che spalanca tutte le porte.

La cosa più deprimente, comunque, è che questa condizione venga normalmente accettata da quelli che io considero vittime del berlusconismo, laddove per “arrivare” tutto è lecito, e il famoso binomio tette e culi diventa l’unico slogan a cui ispirarsi. Agli inizi degli anni ’80 le reti private di Silvio Berlusconi coaudivate sicuramente da un certo cinema trash che oggi è stato riabilitato a cinema di culto –  sono state  le prime a scavare in una delle parti più oscure e torbide della mente umana: la sessualità. Nessuno fino a quel momento aveva osato tanto, e appunto solo il cinema ne aveva (limitatamente) accesso. Quelle reti tv promossero la donna a oggetto di sguardi, di desiderio. Ricordiamo uno dei programmi cult di quegli anni, Drive in, che fu uno dei primi a lanciare ragazze sbottonate e scosciate in prima serata. Che nella maggioranza sembravano delle deficienti perchè recitavano quella parte. Fu un grande successo, ed era una novità assoluta. Se da una parte il ventennio prima era stato caratterizzato dalla presenza di una dosa massiccia di bigottismo e conformismo e la censura bocciava a pie’ sospinto parole, musica e libri, gli anni ’70 e ’80 hanno dato libero sfogo alla passione sessuale,  scatenando quello che forse oggi ai nostri occhi appare fin troppo evidente: con il sesso si arriva dappertutto. Ma è davvero così?

I riferimenti al sesso sono ormai ovunque. Non c’è trasmissione in cui non ci siano balletti, stacchetti, o ragazze perizomate e in gonnelle svolazzanti. Nonostante il raggiungimento della parità di diritti e l’affermazione di alcune protagoniste della tv che hanno fatto strada solo per le loro capacità, c’è una gran massa di giovani ragazze, madri e famiglie disposte a mercificare il corpo (ma anche la mente, a questo punto), pur di avere solo un pizzico di fama. Abbiamo un  valido esempio nel film di Gabriele Muccino Ricordati di me in cui Valentina desidera diventare velina ad ogni costo. Non c’è niente da fare, il sesso vende e questo va anche bene. Nel senso che stimolare ciò che da sempre è uno dei tabù della nostra società funziona, produce, aumenta l’audience, sviluppa la discussione. Il problema è quando trascende nella volgarità e diventa “possibilità” e “mezzo” per farsi strada.

Racconterò un aneddoto: diversi anni fa mi è capitato di ricevere una proposta sessuale in cambio della possibilità di fare alcune foto per un’agenzia di moda. Rifiutai e non me ne sono mai pentito. Io ho scelto di usare la testa, non i genitali.

About Luca Mastroianni

E' nato a Roma ed è un giornalista pubblicista. Ha lavorato presso Legambiente e il Ministero dell'Ambiente, collaborando con agenzie e uffici stampa e occupandosi di attualità, diritti e corsi di giornalismo. Oltre alla scrittura ha grande passione per il calcio, il tennis e la musica. Della televisione ama soprattutto le serie tv degli anni Ottanta e Novanta: da Twin Peaks a La Tata, da C.S.I. a Friends, da I Griffin a Sex & the city.
Articolo aggiornato il

6 Comments

  1. Alex

    marzo 1, 2011 at 18:24

    bell’articolo, assolutamente condivisibile! La morale che vien fuori dalla tv italiana è purtroppo proprio quella: se la dai fai carriera! Fortunatamente non ho figlie o figli, e mai gli avrò, ma certo esser genitori quando la tv fa emergere questi modelli è veramente difficile…

  2. marco

    marzo 1, 2011 at 20:21

    Beh, ovvio che nessuno, interrogato in proposito, mai ammetterà con candida ingenuità “Si, l’ho data/o (…) via al tal tizio per farmi presentare il tal altro e passare un certo provino”. Non si può, non sta bene, il galateo non lo enumera nelle buone maniere da usare in società.
    Che poi sia invalso l’uso di tale procedura burocratica (…) è abbastanza scontato, anche se inconfessabile, e tanto più naturale che poi quando puntualmente si svelano gli altarini, i nomi delle sbugiardate fiocchino come cenere data all’aria.
    Ma berlusconismo o meno, e Drive-in apripista o segnale/catalizzatore dei tempi che furono-per-arrivare, è una pratica più vecchia di Noè, temo… e nemmeno sicuramente l’unica scorciatoia battuta (e battuta è termine quanto mai calzante) né la più turpe cui l’umana genia possa far ricorso.

    Vero è poi, deo gratias, che non basta darla/o (…) via per mantenersi in corsa sulla strada del successo, e che se un minimo di capacità non le si possiede, come recitano i migliori manuali di fisica, “Un corpo consuma per inerzia la spinta ricevuta da un altro corpo, esaurendo il proprio stato di moto”.

  3. Luca Mastroianni

    marzo 1, 2011 at 21:49

    darla soltanto non serve, certo, ma tutto comincia da lì, ed è questa la cosa dannatamente triste…

  4. Giuseppe

    marzo 1, 2011 at 22:52

    Interessante, a ogni modo, il tema.

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