Exit, La7. Si discute ancora una volta di Berlusconi e berlusconismo

By on aprile 7, 2011
Exit Ilaria D'Amico LA7

Anche ieri ad Exit, il programma di Ilaria D’Amico in onda tutti i mercoledì alle 21:10 su La7, si è discusso di Berlusconi e berlusconismo, o come sarebbe forse più corretto dire, “berlusconismi”. Titolo della puntata “Rubygate: il giorno del giudizio”. Un titolo in stile “L’Infedele” scelto proprio per la puntata di Exit del 6 aprile, giorno della prima udienza del processo al premier sull’affaire Ruby, udienza durata meno di dieci minuti, per lo sconforto dei tanti giornalisti giunti a Milano per l’occasione, in cerca di facili scoop. La cronaca della mattinata non ha dunque offerto grandi spunti e dunque il dibattito si è spostato ad analizzare i fatti precedenti, passando in poche battute, come sempre accade in questi casi, all’oramai classica (e crediamo noiosa) diatriba “pro o contro Berlusconi”.

In studio a nutrire il dibattito, ospite di rilievo: il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, il Sottosegretario Giovanardi, il giornalista de Il Fatto Quotidiano Peter Gomez, il giornalista dell’Espresso Marco Damilano, Arturo Diaconale, Direttore de L’Opinione delle Libertà, la Prof.ssa Roberta De Monticelli e direttamente dalla cosiddetta società civile, alcuni sostenitori del primo ministro, collegati dal proprio salotto di casa.

Dalla prima udienza del “Rubygate” quindi, all’eterno dibattito su cavaliere, un tema che purtroppo, pur ampiamente sviscerato negli ultimi anni (eufemismo!) non sembra abbia aggiunto molto altro al talk di ieri sera. Ma si sa, il premier suscita discussioni, passioni e forti contrapposizioni (i tanti commenti giunti ieri sera in diretta sul blog di Exit lo dimostrano) e allora ecco un’altra puntata della lunga serie, diventata oramai quasi un genere televisivo a se stante. Gli argomenti? Staremmo quasi per dire, i “soliti”: la personificazione della politica, i partiti personali della terza repubblica vs. i partiti di massa mangia leader della prima, l’ultima barzelletta del premier, differenza e paletti tra morale pubblica e vizi privati, i processi etc. etc., con la D’Amico attenta e costretta a frenare a turno gli interventi, smistare il traffico verbale e proporre nuove discussioni.

A spiccare, nell’ennesimo referendum mediatico pro o contro B., gli interventi di due prelati, uno rigorosamente conciliante e quasi assolutorio nei confronti del primo ministro, l’atro di parere opposto, nella migliore interpretazione del gioco delle parti. A far da fuochi d’artificio, gli scambi non proprio ecumenici (restando in tema di religione) tra Dario Fo e Giovanardi, assolutamente contrapposti su tutto.

Un copione già visto? Crediamo di si. Forse è solo una scelta dettata dall’audience che con Berlusconi (lo abbiamo già detto?) non manca mai. Forse però un po’ di sana diversificazione dei temi da trattare (in Italia i problemi non mancano mica) non guasterebbe e darebbe più informazioni al telespettatore e più occasioni per distinguersi a conduttori e trasmissioni.

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