Maccio Capatonda: alla tv non piace il suo genio dissacrante?

By on aprile 8, 2011

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Maccio Capatonda, al secolo Marcello Macchia nato a Chieti, classe 1978, senza andare troppo per il sottile, può essere considerato una delle più belle e originali rivelazioni degli ultimi anni venuta alla luce nel panorama comico italiano. A fargli da compagnia il più noto e osannato attore e showman pugliese Checco Zalone e il duo Corrado Nuzzo e Maria Di Biase ai quali magari dedicheremo in futuro un commento ad hoc. Maccio Capatonda ha all’attivo alcune partecipazioni in programmi televisivi tra le quali spiccano quelle a Tatami, Flop Tv e soprattutto a Mai dire martedì e All Music Show. In questi due ultimi programmi l’attore abruzzese ha potuto presentare ad un pubblico più vasto, le sue straordinarie capacità creative e novità interpretative. Di pura e autentica novità infatti si deve parlare nel caso di Maccio Capatonda: novità nel linguaggio, novità nei personaggi, novità nella creazione di uno stile comico libero da riferimenti e rigide suggestioni nei confronti del passato (se si esclude forse qualche “assonanza” con la comicità dissacrante degli Elio e le Storie Tese) e per questo assolutamente originale, godibile e degno di nota.

Insieme al (quasi) inseparabile e bravo Luigi Luciano, recentemente protagonista in Che bella giornata del già citato Zalone, il comico abruzzese ha costruito negli ultimi anni un nuovo repertorio comico costellato di sketch e personaggi dal pensiero, dal linguaggio e dalle maschere inusuali e irriverenti. Un repertorio basato sull’abile stravolgimento di parole, sintassi e sceneggiatura che lo hanno portato a ricreare in chiave comica soap opera, film, reality show o programmi tv: Beautiful diventa così Intralci, Il Sesto Senso cede il passo a Il Sesto Scemo e Real Tv diventa Unreal TV in cui il famoso Mago Houdinì ispira il meno celebre ma divertentissimo Mago Houdinese. Da citare poi gli immaginari colossal cinematografici proposti in forma di perfetti trailer (tutti degni di Coming Soon Television) come ad esempio: Sossoldi, Il Vecchio conio o i geniali Giammangiato e L’uomo che non passa col rosso, in cui l’ovvietà diventa la leva di un eccezionale delirio comico decostruttivo e ironicamente deflagrante.

Una comicità stravolgente (nell’autentica accezione del termine) e irriverente, profana, dissacrante e irreale che è paradossalmente a volte però più vicina al “normale” di quanto non possa essere una scenetta di Zelig o Colorado Cafè. I suoi video non a caso sono cliccatissimi su Youtube, la sua pagina su Facebook conta oltre 242.134 fans e i sui sketch all’interno dello Zoo di Radio 105 sono seguitissimi. Allora la domanda sorge spontanea, come ripeteva Antonio Lubrano: perché la tv italiana non decreta ancora il giusto riconoscimento a tanta genialità?

La risposta è forse la stessa che illustri critici hanno già espresso per casi simili: la tv italiana attuale è vecchia, timorosa, conservatrice (GF 11 docet!); ripete all’infinito se stessa e si è supinamente arresa alla (conveniente e lucrosa) dittatura del format preconfezionato. In tre parole, ha smesso di rischiare e sperimentare (si sperimentava con più coraggio nei “vetusti” anni 70 e 80 con i vari Arbore, Grillo e Benigni) ma come dice il proverbio, chi non rischia, non…

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