“Illegali i comizi tv del Premier”: Agcom multa Mediaset e Rai

By on maggio 23, 2011
Silvio Berlusconi TG1 Agcom

Berlusconi ha registrato in un’unica giornata 5 interviste, tutte con lo stesso contenuto ma con qualche piccola – ma necessaria – variabile. Non potendo più intervenire con i videomessaggi, ha trovato una scorciatoia. Una soluzione che, però, è stata subito condannata dall’Agcom: per l’invasione di Berlusconi in tv sono state stabilite multe per 800 mila euro. I più colpiti Tg1 e Tg4 con una multa di 258.230 mila euro (il massimo previsto dalla pena) poiché recidivi. Sanzioni di 100 mila euro per Tg2, Tg5 e Studio Aperto. Si sono sottratte al teatrino mediatico del Premier, invece, Tg3 di Bianca Berlinguer e TgLA7 di Enrico Mentana, accrescendo sempre di più la loro credibilità ed autorevolezza.

Immediata la risposta del Gruppo Mediaset all’Agcom: “Il Tg4 si è scrupolosamente attenuto ai criteri di valutazione dell’equilibrio tra soggetti politici con una programmazione equilibrata. Con la delibera del 10 Maggio l’Agcom ha illegittimamente modificato tali regole, adeguandosi alle pressioni di alcuni soggetti politici”. Invece il nuovo Direttore Generale della Rai, Lorenza Lei, si è adirata con Augusto Minzolini per l’intervista con trattamento esclusivo riservato a Berlusconi: il Direttore del TG1 l’ha messo in apertura, dedicandogli quasi quattro minuti. “Non cederemo a interferenze ed intimidazioni” replica il Direttore del TG5.

Emma Bonino e Marco Cappato hanno depositato una denuncia alle Procure della Repubblica di Roma e Milano contro “Berlusconi e i direttori dei Tg che hanno trasmesso il 20 maggio queste pseudo-interviste”. I Radicali rincarano la dose asserendo che “gli interventi di Berlusconi nei Tg sono per temi trattati, scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle e montaggio del registrato, dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari”. Durissima la critica di Luca Cordero di Montezemolo: “Berlusconi ha occupato tutti i media televisivi usando toni ed espressioni che mal si conciliano con il suo ruolo istituzionale così come hanno fatto esponenti del governo che hanno paventato fantomatiche invasioni di spacciatori, gay, zingari e musulmani. Non sono queste le preoccupazioni della stragrande maggioranza degli italiani. Geniale, poi, la sparata della Lega di spostare a Milano alcuni ministeri: una proposta che, se tradotta, in pratica significherebbe più spesa pubblica e meno efficienza amministrativa”.

Pier Luigi Bersani (Pd) rincara la dose: “Se vince Pisapia Milano diventa una città islamica? Nel suscitare le paure non si vince, caro Berlusconi. Le tue parole le prendiamo sul ridere. Il giorno dopo il ballottaggio a Milano il burqa dovrà metterselo lui per non farsi vedere per strada”. E conclude: “Dopo le elezioni diremo al Premier di lasciare da parte il suo clientelismo e di pensare alle cose di cui questa nazione ha bisogno”.

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