Ultima puntata di Quelli che il calcio anche per Simona Ventura? In ogni caso, chapeau, giù il cappello

By on maggio 21, 2011
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Ha fatto la storia degli ultimi dieci anni della domenica pomeriggio di Rai2. L’ha costruita lentamente “a propria immagine e somiglianza” massimizzando ascolti e opportunità nei duri tempi della pay – tv.

Si, i tempi in cui il telespettatore ha avuto l’occasione (a pagamento, ovvio) di guardare direttamente da casa le partite anziché ascoltare solo i commenti in attesa degli high lights di “90° minuto” o scendere in fretta nella fredda saletta del bar all’angolo per guardarsi chissà quale partita.

Proprio in “quegli anni” Simona Ventura, ha saputo mantenere saldo il “valore” e il successo di “Quelli che il calcio”, prolungando seppur in modo differente (ovvio, bis), il buon varco lasciatole da Fabio Fazio.

E allora oggi, a un giorno da quella che a detta di molti, dovrebbe (?), potrebbe (?) essere la sua ultima conduzione a “Quelli che il calcio”, sostituita a quanto pare da Caterina Balivo e/o Francesco Facchinetti, le va riconosciuto in ogni caso un nostro piccolo tributo.

A differenza da quanto sentito altrove (fermo restando che la libera opinione di tutti è sacra), pensiamo infatti che non sia una “colpa” o peggio “un flop” lasciare dopo tanti anni. Ogni cosa ha un ciclo naturale, un alfa e un omega. Se però poi questo ciclo è stato vincente ed innovativo, anziché stigmatizzarne la sua fine, sarebbe ogni tanto il caso di esaltarne i risultati.

I risultati si chiamano “ascolti” ma anche e soprattutto “innovazione”, “sperimentazione”, capacità. Nel corso della gestione “Ventura” di Quelli che il calcio, il programma ha fatto spesso scuola, ha lanciato tendenze e aspetto ancor più meritevole, ha dato l’occasione di cimentarsi nel difficile e turbolento mondo della “tivvì” a giovani valenti (gli imitatori in primis!), contribuendo spesso a svelenire e ad auto-ridicolizzare un mondo, “quello del pallone”, troppo spesso abbarbicato su sterili, noiose e seriose contrapposizioni sul “sesso degli angeli”.

E allora in conclusione, comunque vada, un riconoscimento la Ventura (e i suoi autori, ovvio, ter) se lo merita. Ha realizzato un “prodotto” (che brutta parola, lo ammetto) intelligente e provocatorio, a volte rischiando ma prendendosene sempre le responsabilità, nel bene e nel male.

Au revoir, Simona!

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