Inchiesta P4: decisioni Rai condizionate da faccendieri

By on giugno 21, 2011
viale mazzini

Parlare male della Rai è, soprattutto di questi tempi, come usare il cannone contro un’autoambulanza con le ruote gonfie. Purtroppo, però, gli scandali legati a Viale Mazzini si susseguono con velocità disarmante e dunque non possiamo non trattarli. Tutto sembra ruotare attorno a Luigi Bisignani, uomo di cui fino a qualche tempo fa – a parte gli uomini di potere e qualche giornalistica particolarmente accorto – nessuno sembrava sapere nulla. L’uomo si trova agli arresti domicialiari da qualche giorno con l’accusa di favoreggiamento. L’ex giornalista, che Repubblica definisce “faccendiere”, qualche mese addietro fu contattato da Luca Cordero di Montezemolo. Il leader della Ferrari voleva che si facesse pressione sull’allora direttore generale della Rai Mauro Masi. Lo scopo di Montezemolo era fare sì che venisse trasmesso un film di Edwige Fenech.

L’ex presidente di Confindustria è stato ascoltato dai pubblici ministeri di Napoli lo scorso 23 febbraio. Il manager, nell’occasione, ha affermato che contattò Bisignani perché agisse “nell’interesse di Edwige Fenech (e ciò dal momento che so che Bisignani è amico di Masi) che è stata la mia compagna e che produce film o meglio fiction per la Rai”. La tv di Stato “si era impegnata a finanziare fiction prodotte dalla stessa Fenech che quindi aveva affrontato spese preliminari”. Per questo motivo “io stesso chiamai, in un primo tempo direttamente Masi da Abu Dabi; subito dopo Bisignani, chiedendogli di intervenire su Masi; ultimamente – ha affermato Montezemolo davanti ai pm di Napoli – la Fenech mi ha detto che era ancora in attesa”.

Molto interessante è quanto scrivono i pm  Woodcock e Curcio nella richiesta di misura cautelare in relazione alla P4:”Se per le notizie scandalistiche viene utilizzato Dagospia dal gruppo Papa-Bisignani, i rapporti con la Rai costituiscono un momento rilevante nella strategia mediatica del gruppo”. Gli inquirenti definiscono le dichiarazioni rilasciate dall’ex dg Mauro Masi “sintomatiche del potere di incidenza e condizionamento esercitato da Bisignani sull’azienda che gestisce il servizio pubblico di informazione radiotelevisiva. Insomma, sembra emergere come la tv di Stato tutto sia, tranne che un servizio pubblico. Ma questo si sa da un bel pezzo. Spetta ai giudici stabilire se i fatti accertati sono o meno di rilevanza penale. Noi, nel nostro piccolo, non possiamo che ribadire quanto scritto all’inizio. Parlare male della Rai equivale a tirare cannonate su ambulanze con le ruote tagliate. L’associazione Altroconsumo ha chiesto che ogni utente abbia un risarcimento danni di 500 euro. Bazzecole rispetto ai miliardi gestiti dalla tv di Stato in un modo che, spesso, è sconcertante e indegno di un paese civile.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.

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