Michele Santoro, l’implacabile “giustizialista”

By on giugno 21, 2011
michele santoro

La Rai e Michele Santoro (nella foto) si sono detti addio due settimane fa. Stavolta, probabilmente, per sempre. Si è rotto le scatole, il giornalista, di lavorare per un’azienda (?) che, da quando i Tribunali lo hanno reintegrato, gli ha sempre messo i bastoni tra le ruote e ha cercato in tutti i modi di ricacciarlo.

Cinque anni: tanto è durato Annozero. Il programma ha fatto registrare successi sempre crescenti. Se nella prima stagione lo share medio è stato del 13,5%, nell’ultima ha raggiunto una media del 20,7%. Nonostante il calo generale fatto registrare dalla tv in questi anni, gli spettatori sono passati da una media di 3,2 milioni nel 2006/2007 a 5,8 milioni nel 2010/2011 (fonte: sito di Annozero). Cifre davvero straordinarie. Tanto più in un Paese, il nostro, in cui sembrano interessare soprattutto le partite di calcio e i reality show e in cui i programmi di informazione godono in genere di poco credito.Se la Rai fosse un’azienda normale, i suoi dirigenti non ci avrebbe pensato due volte a confermare Santoro e la sua squadra per i prossimi 5 anni, visti i milioni di euro guadagnati con Annozero. Ma in Rai, si sa, poche delle cose che accadono sono normali. Né è possibile considerare Viale Mazzini una vera azienda, considerando che la sua proprietà è pubblica.

Berlusconi non l’ha mai sopportato Santoro. Negli anni ’90 ha provato ad addomesticarlo portandolo a Mediaset. Obiettivo mancato, visto che Moby Dick è durato tre anni e poi il giornalista è tornato a Viale Mazzini, dando vita prima a Sciuscià e poi ad Annozero (in mezzo gli effetti dell’editto bulgaro). Pur con tutti i suoi difetti (nell’ultima puntata si è dimenticato di avere al telefono Celentano…), pur con tutti gli ostacoli che ha avuto di fronte, Santoro ha realmente interpretato il giornalismo come un “quarto potere”. Non ha guardato in faccia nessun partito e nessuna istituzione. E chi sostiene che Berlusconi è l’ossessione di Santoro mente sapendo di mentire, oppure ha scarsa memoria. Semmai è il premier a essere ossessionato dal giornalista. Dal sangue della scuola Diaz ai privilegi della “casta”, dalla pedofilia ai rapporti tra mafia, politica e imprenditoria, dalla morte in carcere di Stefano Cucchi ai drammi degli operai, dai rifiuti agli appalti truccati, dal Rubygate al terremoto dell’Aquila. In questi 5 anni Annozero ha prodotto e mandato in onda decine di inchieste brillanti, veri e propri esempi che dovrebbero esseri studiati nei corsi universitari dedicati al giornalismo.

Santoro e la sua troupe hanno affrontato temi che altri operatori dell’informazione televisiva hanno taciuto, deformato oppure soltanto sfiorato. L’ex europarlamentare ha dato voce a studenti, precari, cassintegrati, vittime della pedofilia e tanta altra gente che altrimenti sarebbe rimasta invisibile. Non ha avuto alcun timore di criticare questo o quel potente, né di portare  alla ribalta scandali istituzionali. Non solo Berlusconi, ma anche politici di tutti gli schieramenti e illustri colleghi lo hanno aspramente attaccato, bollandolo come un “giustizialista”. Per costoro, probabilmente, gli unici processi giudiziari di cui si dovrebbe parlare (anche oltre lo sfinimento) sono quelli legati ad Avetrana, Erba, Cogne e Novi Ligure; i politici andrebbero trattati come i cortigiani trattano il re; e i semplici cittadini al massimo dovrebbero aprire bocca a Forum. Se “giustizialista” vuol dire parlare anche dei processi a carico dei potenti; se vuol dire criticarli, sbugiardarli, evidenziare la loro mediocrità e le loro contraddizioni; se “giustizialista” significa dare anche al semplice cittadino la possibilità di chiedere spiegazioni a chi lo governa, allora è vero: Santoro e i suoi collaboratori, a partire da Marco Travaglio e Sandro Ruotolo, sono stati i più implacabili dei giustizialisti. E un giornalista che sia veramente tale non può che andare orgoglioso di questa etichetta.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.

3 Comments

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  2. MIMMO GALLETTA

    giugno 23, 2011 at 02:23

    sono perfettamente daccordo con l’autore dell’articolo, Santoro ci mancherà ma speriamo di vederlo presto su la 7, ce ne fossero di giornalisti come lui…..

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