Santoro, Sgarbi, Saviano: cosa resterà di quest’anno in tv?

By on giugno 9, 2011
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Parafrasando una famosa canzone di Raf, “Cosa resterà degli anni ‘80”, a pochi giorni dall’inizio ufficiale dell’estate e della formale chiusura della (tormentata) stagione televisiva 2010 – 2012, proviamo a chiederci: cosa resterà di quest’anno in tv? Mai come quest’anno, la programmazione del piccolo schermo è stata legata (a doppio filo) agli umori e ai desiderata politici, rispecchiandone integralmente stili, affanni e contraddizioni. La critica, lo diciamo subito, non è destinata ad una parte politica specifica. Sarebbe infatti parziale e lacunosa un’analisi che non comprendesse che nel bene e nel male, i successi e i flop di questa stagione televisiva sono stati determinati a turno da questa o quell’altra “squadra”, mettendo al centro della discussione, più che il merito dei programmi, la loro prossimità a questa o a quell’altra sponda politica. Si è trattato spesso di discussioni che hanno dimenticato il “focus” dei programmi, concentrandosi (nel bene e nel malebis), più sulla cornice che sul quadro.

I primi due casi emblematici sono riferiti e riferibili a “Vieni via con me” di Fazio e Saviano e “Ora ci tocca anche Sgarbi” dell’omonimo conduttore. La sensazione rispetto a questi due programmi (non accostabili certamente per audience e successo di critica) è che se ne sia parlato tanto a prescindere spesso dal contenuto. Sia per Sgarbi (nonostante la breve vita della trasmissione) che per la brillante coppia Fazio – Saviano, si è puntato spessissimo a collegare questo o quell’altro “contenuto” a questo o quell’altro riferimento ideologico.

Ecco così che Fazio e Saviano erano “solo” i megafoni del centro sinistra e per questo ad ogni intervento “rosso” dovevano (lo han dovuto fare in itinere) “postarne” uno “nero, blu, verde o giallo”. Perché non pensare invece che “forse” la trasmissione era stata costruita in un quel “certo” determinato modo e così doveva essere lasciata?

Stessa cosa vale a mio modesto parere per Sgarbi. Prima ancora di venire al mondo, il suo programma è stato rubricato come risposta a Fazio. Ecco allora che i contenuti di una trasmissione che (sempre a mio modestissimo parere) aveva diversi spunti degni di nota, sono andati presto a farsi benedire, passando nel più acritico e sterile dei dimenticatoi. Anche qui forse sarebbe legittimo lo stesso interrogativo di prima: e se la trasmissione fosse stata costruita in quel “certo” determinato modo “solo” per presentare contenuti “altri e differenti”? Poi poteva piacere o non piacere, avere successo o non averlo. Siamo ingenui? Chissà …

Idem per Santoro. Il successo c’è (c’è sempre stato) ed è innegabile, come le polemiche (trasferimento compreso) che ne han sostenuto e alimentato la gloria, ma quanti tra le tematiche affrontate dal programma, la sua abile costruzione e scrittura, la sua sapiente regia e le polemiche partitiche, ricordano solo queste ultime? L’approccio con la comunicazione televisiva non “dovrebbe”tener conto anche della polpa senza dare peso spropositato ad elementi un po’ più “accessori”?

Magari ingenuamente pensiamo che sia doveroso (almeno da piccoli critici) distinguere a volte il frutto dalla corteccia ma ci accorgiamo che probabilmente alla fine di questa stagione televisiva, resteranno solo le polemiche, forse le uniche cose che piacciono davvero a noi italiani, perennemente “l’un contro l’altro armati”.

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