Vasco Rossi si racconta in questa splendida valle di lacrime

By on giugno 18, 2011

«Ecco sto male! Non voglio destare preoccupazioni, ma viene dalla consapevolezza che mi sono stancato di dire “sto bene”. Come stai? Sto bene. Basta! Basta dire le cose per convenienza. Posso dire che sto bene se dà fastidio, ma sono sincero quando dico che sto male perché non è che questa vita sia incredibile, non è un buon momento per nessuno». Così esordisce il mitico Vasco Rossi in una delle sue numerose interviste, ma sembra che dal 1977, in cui incide il suo primo 45giri, qualcosa sia cambiato, ma cosa? «Tante cose, e ho cercato di scriverle tutte in questo disco (Vivere o niente)». Quello che incide, non è mai invenzione, e ciò ha creato il Vasco che è diventato, tutto «viene direttamente da me con la consapevolezza che le cose non girano come dovrebbero girare, che vivere non è facile». Ma ecco come si racconta e soprattutto come si svela e forse potremmo avere davanti a noi un mito, molto più umano di chiunque umano lo è già!

Vasco Rossi Foto«Ho sempre cercato di non ripetere le stronzate. Io sono convinto che dagli errori si impara. L’importante è capire quando hai fatto un errore e basta. È così che si impara e si va avanti. Nessuno nasce saputo e imparato» (racconta ad Armando Gallo per “Oggi”). Ma ora si svela nella sua preoccupazione di non vivere più; ora che cosa sei?  «Sono un sopravvissuto, pensavo di morire a 35 anni massimo. Già a 27-28 anni mi sono detto: cosa ci sto qui a fare? Dovevo essere morto come Jim Morrison. Volevo rimanere lì come James Dean. Sempre giovane, sempre con i capelli lunghi. Invece mi è toccato andare avanti e perderli. Avrei voluto vedere loro adesso, senza capelli. No, per dire. Sono dovuto andare avanti e andare avanti e andare avanti ancora». Tuttavia non vuole ritenersi depresso anzi: «Non c’è mai depressione nelle mie canzoni. È una malinconia di fondo. Sono sempre stato molto solare fino ai 50 anni. Poi a 50 anni è cambiato completamente, non so che cosa. Mi è cambiato il modo di vedere le cose. È cambiato tutto. Ho avuto una crisi terrificante nel 2000». Perché? «Avevo tutto, sì avevo tutto». E quindi gli mancavano i sogni!

«Non lo so, mi è cambiata la chimica nel cervello secondo me, c’è poco da fare, oh. Però ci tengo a dire che nelle mie canzoni non c’è mai depressione, neanche in questa canzone qua (Vivere o niente), anzi lì c’è la presa di coscienza che mi sono rotto il cazzo di dire che va tutto bene anche se non è vero». Tuttavia una valvola di sfogo c’è: «Mi scaravento su Internet… per fortuna è arrivata questa benedizione, una rivoluzione perché io mi vedevo sai, vecchi anziani in casa da soli come dei cani davanti alla tv, rimbambiti, da soli. Invece adesso accendi il computer e sei in contatto col mondo. Ho conosciuto persone attraverso Facebook meglio che nella vita reale». Il sesso non è un male, ma c’è chi fa di tutto per farlo credere tale, e la chiesa in ciò ha la sua responsabilità «Sì e a loro (i Salesiani) non perdonerò mai di averci fatto pensare al sesso come una cosa brutta, sporca, sbagliata. Col sesso mi meritavo l’inferno. Questo non glielo perdonerò mai, a questi preti. Io rispetto chi crede nella religione. Ognuno può credere in quello che vuole nel suo cuore, basta che non voglia imporlo a me. Ma l’istituzione Chiesa che è chiaramente un’istituzione di potere, questi ci hanno fottuto la gioia di vivere. Lì ho perso… la fede. Ma ora sono lanciatissimo e voglio proporre nuovi comandamenti. Ho già deciso il primo comandamento: “Devi avere rispetto di te stesso!”. Così si comincia molto bene. Il rispetto per me stesso non l’ho mai avuto e credo che neanche voi. E le religioni non ce lo hanno mai insegnato». Il sole che muore, nella canzone “L’aquilone” lo fa riflettere sulla morte? «Boh, io penso che noi siamo immortali. Sono convinto che non faremo mai l’esperienza della nostra morte, faremo sempre l’esperienza della morte degli altri, mai della nostra perché anche nel momento che staremo per morire noi saremo ancora vivi, capito. Tu quando sei morto non lo sai che sei morto, quindi non muori mai. Per quello che siamo immortali, capisci? Ecco la famosa immortalità che tutti cercavano… che ci dicevano da duemila anni è qui è là , se fai il bravo è lassù… No, no. È qua».

Vasco è felice? «La felicità è un attimo. Quando ho finito un concerto, quando sono a metà concerto ho dei momenti di felicità, poi chiaramente la vita… Sono un carattere di quelli che hanno il famoso male di vivere. Io non so cosa sia, però io in realtà sono un tipo molto solare quando c’è la gente, perché mi arriva… appena sono solo io torno quello che sono. Sono convinto che ci sia per forza qualcosa che si ripaga, un equilibrio, insomma: ho così tanta soddisfazione dal punto di vista artistico che per forza devo pagare una sofferenza. A parte che la sofferenza che ho, spesso la uso per dare più profondità alle mie canzoni, quindi ben venga anche la sofferenza».Vasco Rossi Foto

Chi ti dà la forza per continuare? «I fan sono quelli che mi danno l’energia di essere ancora qua come Vasco Rossi. Sono loro in pratica l’energia di Vasco Rossi. Mentre l’energia di Vasco sono Luca, Lorenzo e Davide. Sono la ragione vera per essere in questa splendida valle di lacrime».

About PierPaolo

Nel 2010 si avventura nella Redazione "Iene" di Mediaset. Tra il Giugno 2010 e l’Aprile 2009 collabora a diversi eventi con scopo benefico per “La città della Speranza” e per i bambini della Costa d’Avorio. Partecipa alla Giuria della manifestazione nazionale di “Miss Italia 2008”. Nel 2007 si laurea in Giurisprudenza e dal 2002 sfila come Modello per le scuderie di alcuni marchi dell’Alta Moda Milanese. Gli anni a precedere lo vedono impegnato come atleta in numerosi sport. Ironia, sagacia e curiosità lo contraddistinguono.

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