Juventus Channel chiude, dipendenti senza lavoro

By on luglio 21, 2011
telecamera stadio

Calcio e televisione: un rapporto molto problematico. C’era un tempo in cui le partite di Serie A venivano trasmesse solo dalla radio e quelle di coppa soltanto dalla Rai. Poi sono entrati in gioco diversi attori e il quadro si è fatto enormemente più frammentato e complicato. Ogni anno c’è il problema della spartizione dei diritti tv, con le piccole che si sentono ‘fregate’ dalle grandi squadre. Queste ultime hanno anche un loro canale digitale monotematico. Ma, al di là dei tantissimi appassionati di calcio del nostro paese, esse vivono un periodo di forte crisi. Lo dimostrano i casi di Juventus Channel e Roma Channel. A gestirli è (era?)  la Blind Turn. I programmi sono fermi. Da ieri infatti viene mandata in onda una gara amichevole dei bianconeri di qualche giorno fa.  È da maggio che  i 25 operatori torinesi dell’azienda, la cui sede è a Milano, sono senza stipendio.A partire da oggi, spiega una nota della Cgil,  ”sino a nuova comunicazione, il personale è esonerato dal recarsi presso il proprio posto di lavoro a seguito della decisione da parte di Blind Turn srl, gestore del canale per conto di Rai, di sospendere l’erogazione del servizio di produzione e messa in onda del canale. Il personale tiene a chiarire, soprattutto agli abbonati – si legge ancora sulla nota –  di non aver dichiarato lo sciopero nonostante non percepisca lo stipendio da più di due mesi, ma di essere impossibilitato a prestare servizio per volere dell’azienda”.

“ Dipendenti , tecnici e amministrativi, che hanno un contratto a tempo determinato fino al 2013, hanno fatto comunque ogni sforzo per garantire il servizio malgrado non percepissero lo stipendio. Siamo disponibili sia a continuare con questo gestore, che con un nuovo operatore, ma – continua la comunicazione – abbiamo bisogno di chiarezza, di sicurezza per il futuro e innanzitutto che vengano patate le spettanze dei dipendenti”.

Insomma, sembra la metafora dell’Italia. La crisi c’è, ma a pagarla sono sempre i lavoratori dipendenti, specie i precari, mentre i milionari continuano a prosperare. Poteva fare eccezione il calcio? Certo che no.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.

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