Marco Travaglio e il terremoto: per Studio Aperto era in mutande

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marco travaglio

Ieri pomeriggio, su sito di Beppe Grillo, andava in onda Passaparola, il consueto appuntamento con Marco Travaglio (nella foto). Il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano stava leggendo il suo editoriale quando all’improvviso…la stanza comincia a muoversi (il movimento è reso ancora più evidente dalla precarietà con cui sono sistemati i libri). Il giornalista è sgomento, si guarda attorno per cercare di capire di che si tratta. Realizzato che è un terremoto (per fortuna breve e non molto forte) smette di parlare e scivola via dall’inquadratura pronunciando solo una comprensibile parolaccia.

Tutto molto umano e facile da spiegare. Chiunque, e non solo il giornalista italiano più odiato dai politici, avrebbe fatto la stessa cosa. Per Libero, Il Giornale e Studio Aperto, però, la fuga di Travaglio diventa motivo per attaccarlo. Il telegiornale di Italia Uno prende in giro lo scrittore perché sarebbe in mutande. Ma siamo sicuri che sia davvero così? Potrebbero tranquillamente essere dei pantaloncini: è praticamente impossibile capirlo! Ma Studio Aperto non ha dubbi e, nel servizio di oggi, lo ripete più di una volta.

Molto più duro il quotidiano Libero, anche se l’ossessione delle mutande (sempre che tali siano…) rimane. Sarà forse per la poca stima che Travaglio nutre nei confronti del direttore Maurizio Belpietro. I due non si sono certo risparmiati in tante puntate di Annozero. Lo scrittore torinese viene accusato di essere un fifone. Proprio così: “fifone” e pure “ansioso”. Già: magari qualcun altro avrebbe lottato contro il terremoto (con una spada?); oppure avrebbe fatto un editoriale contro il sisma…

Travaglio un tizio un po’ fifone e pure un pizzico ansioso – scrive Alessandro Dell’Orto. – E se la fa sotto per una scossa di terremoto che, sì, non è mai piacevole da sperimentare, ma che – spiegano gli esperti – alla magnitudo 4,3 Richter (proprio quella di ieri a Torino) è ordinaria amministrazione. O quasi. La notizia numero due – e qui, se siete in piedi, sedetevi pure e mettetevi comodi – è che l’elegante Marco Travaglio, fisico asciutto e look sempre sobrio, lavora in mutande. Già, avete letto bene. Lavora in mu-tan-de!” Non mancano i commenti negativi dei lettori di Libero, che si chiedono: queste sono notizie? questo è giornalismo? Giudicate voi.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.
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4 Comments

  1. graziella

    luglio 26, 2011 at 15:41

    Supponiamo che Marco Travaglio fosse in mutande, ma Belpietro non si accorge di quanti personaggi, nelle abitazioni del suo datore di lavoro, si aggirano molto meno che in mutande, anzi, direi in costume adamitico? Ma. si sa, è più facile sbirciare in casa degli altri e far finta di non vedere quello che succede in casa propria

  2. Federica

    luglio 26, 2011 at 16:20

    Anche se lo fosse, ma non lo era, perchè quelli sono pantaloncini e loro non capiscono na mazza, lui stava a casa sua nel suo ufficio, quindi che notizia è? Parlassero di più delle cose serie, di cosa combina il nostro PdC e non delle mutande altrui!!!!

  3. igor

    luglio 27, 2011 at 02:53

    non capiscono un cazzo… sono alla frutta per criticare poteva esserci anche sua nonna che sarebbe stato uguale..!!!

  4. Roberto Altiri

    luglio 29, 2011 at 00:04

    Belle le mutande con le tasche (che si vedono chiaramente nel video). Evidentemente i giornalisti di regime ne indossano di simili, forse regalategli dal loro sultano.
    E poi certamente gli impavidi giornalisti di regime non scappano fuori casa se sentono una scossa di terremoto, ma rimangono lì, petto in fuori. Solo quando credono (o vogliono farci credere) di subire un attentato, allora sì che se la danno a gambe. Anche se poi si scopre (certo non grazie a giornalisti come loro) che si tratta di un attentato inesistente.

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