Liberi i giornalisti sequestrati in Libia

By on agosto 25, 2011
Giornalisti italiani

Aggiornamenti ore 21.10: Gheddafi è circondato dai ribelli. Entro oggi sarà catturato. Ma il dittatore libico – attraverso la tv – invita la popolazione a combattere: “La Libia sia dei Libici. Combattiamo l’invasione straniera. Purifichiamo la capitale. La schiacciante maggioranza è con noi”. E gli alberghi della stampa italiana sono ancora sotto attacco.

La diretta su LaNostraTv

I giornalisti sequestrati ieri in Libia sono stati liberati. Sono: Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina del “Corriere della Sera”, Domenico Quirico de “La Stampa” e Claudio Monici di “Avvenire”. Potrebbe essere intervenuta anche l’intelligence italiana ad accelerare le operazioni di liberazione degli ostaggi italiani. Si trovavano in auto quando sono stati fermati e malmenati da una banda armata. Poi sono stati rapinati e gli sono stati sequestrati soldi e telefoni satellitari. Il loro autista è stato ucciso (“fatto fuori” per usare le parole esatte del giornalista del quotidiano Avvenire). “Il nostro primo pensiero va all’autista ucciso a sangue freddo dai sequestratori” hanno detto i giornalisti all’inviata Rai in Libia. Sequestrati in un momento molto delicato – quello della vittoria delle forze della NATO su Gheddafi – sono riusciti comunque a comunicare con famiglie e redazioni giornalistiche spiegando che “stavano bene” e che si ritrovavano rinchiusi in un appartamento privato vicino ad un centro commerciale della figlia di Gheddafi. La notizia ha fatto il giro del Mondo e la Farnesina si è subito attivata: Ministro degli Esteri, Presidente del Consiglio e della Repubblica italiana hanno seguito passo dopo passo la delicata vicenda, all’indomani della liberazione dei 30 reporter stranieri. “Fino ad un’ora fa pensavo di essere morto” commenta, scosso, il collega Domenico Quirico che si è messo in contatto con la Redazione della Stampa da Tripoli. Hanno visto la morte con gli occhi, sono stati picchiati dai lealisti (fedeli di Gheddafi, ndr) e hanno temuto di non farcela. La stampa è ritenuta nemica dai gheddafiani.

Non è ancora chiara la dinamica del blitz. Le fasi di liberazione sono state molto concitate. Uno dei giornalisti, l’inviato del Corriere, ha segni di percosse sul viso. La Ue pochi minuti fa si era detta pronta ad aiutare i giornalisti italiani. Secondo la CNN sarebbero arrivate anche truppe di terra Nato in Libia. “E’ un miracolo se siamo vivi, abbiamo rischiato di essere linciati. Una persona ha capito la situazione e ci ha strappati dalle mani degli assalitori. Ora siamo al sicuro all’hotel Corinthia. Sono senza telefono, senza più denaro. Sono stati tra i momenti peggiori della mia vita, molto più faticosi di altre volte in cui mi sono trovato in situazioni difficili” ha dichiarato Claudio Monici, inviato dell’Avvenire, che è riuscito a comunicare con la sua famiglia grazie al cellulare prestatogli da Marco Clementi, inviato del TG1.

“Ci hanno salvato due libici, due ragazzi a cui dobbiamo tutto” ha dichiarato l’inviato de La Stampa Domenico Quirico. A rincarare la dose Giuseppe Sarcina del Corriere: Siamo stati liberati da lealisti, c’erano due gruppi differenti”. Grande soddisfazione – espressa tramite un comunicato stampa – da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Accordo tra Libia – nella persona del primo ministro del Consiglio Nazionale transitorio libico Mahmud Jibril – e Italia promosso dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: Eni fornirà gratis gas e benzina per la popolazione. Infine ci sarà uno scongelamento di titoli di stato libici per un importo pari a 350 milioni di euro.

Dichiarazioni. “C’era l’esercito libico, l’autista non poteva fare retromarcia e ci siamo dovuti fermare. Ci hanno spinto fuori dalla macchina. Ci hanno chiesto chi eravamo, cosa volevamo. Siete italiani, ci bombardate, ci hanno detto. Qualcuno è stato preso a calci e pugni. Hanno preso l’autista e lo hanno fatto uscire. Ha capito che era la fine per lui e lo hanno picchiato e ucciso davanti ai nostri occhi. Erano arrabbiati, con gli occhi iniettati di sangue. Ci hanno rinchiusi in un garage e ci hanno rubato tutto. Poi siamo stati rinfocillati con acqua e biscotti. Penso alla famiglia del nostro autista, ci aveva chiesto di salutare suo padre e sua madre. Era un amico. Non un amico da tanti anni. Un uomo buono. L’ho visto pregare per la sua vita ha dichiarato l’inviato di Avvenire. “I miliziani di Gheddafi ci sono saltati addosso, ci hanno malmenati e ci hanno tolto tutto. A bordo del nostro pick up c’era un kalashnikov e questo è stato fatale per il nostro autista. Lo hanno ucciso a bruciapelo e lasciato sul marciapiede. Ci hanno caricati su un furgone e portati in un garage del quartiere. Non riuscivamo a capire chi avevamo di fronte, c’erano due correnti. Qualcuno si affacciava minaccioso, altri ci portavano acqua e cibo. A volte intervenivano dei civili per controllare i più scatenati. Alla fine due ragazzi ci hanno fatto uscire e dobbiamo tutto a loro, ci hanno promesso che ci avrebbero aiutati. E’ prevalsa la loro linea. Ci hanno portato a casa loro dove abbiamo potuto lavarci e mangiare qualcosa e in mattinata ci hanno accompagnati oltre la linea. Sono due splendide persone, di un’umanità disarmante. Credo che posso trarre una lezione da questa esperienza. Entrambe le parti sono persone buone. La guerra è orribile perché persone buone e amiche poi diventano nemiche. I rapitori non erano soldati regolari, ma neanche civili, erano miliziani” ha aggiunto l’inviato del Corriere della Sera.

La procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo e rapina.

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