Agrodolce è un disastro da 35 milioni di euro. Di chi è la colpa?

By on ottobre 30, 2011
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text-align: justify”>Agrodolce logo e cast fiction 2010Ricordate Agrodolce, la soap opera siciliana che andava in onda prima di Un posto al sole su Raitre? Non è mai riuscita ad eguagliare il successo della produzione partenopea e io stesso ammetto di averne visti giusto un paio di episodi, trovandola piuttosto acerba, sottotono, scolastica. Ma è anche vero che quando circa 15 anni fa è partito Un posto al sole dovette tribolare almeno un anno, prima di diventare la soap più longeva della tv italiana con un bacino di spettatori consolidato (e lo ricordo bene dato che all’epoca feci il mio primo provino che evidentemente non andò bene). Adesso la produzione della seconda serie di Agrodolce è ferma da Marzo 2011 e proprio in questi giorni la rai ha fatto sapere che non intende più trasmetterla, perdendo così i 25 milioni stanziati dalla regione Sicilia (oltre ai 10 milioni già usati per la prima) e lasciando senza lavoro oltre 250 maestanze tra artisti e tecnici dello spettacolo (che tra l’altro sono bloccati per contratto da 3 anni). Di chi è la colpa di questo disastro economico? Della rai che non ha saputo valorizzare il prodotto e aspettare un tempo di rodaggio ragionevole? O della politica siciliana che si è buttata a capofitto in un progetto senza averne le competenze necessarie, sperperando soldi a danno dei cittadini (e ovviamente dei lavoratori)? 

Intanto, il sindaco di Termini Imerese Burrafato, preoccupato dalla situazione che si sta creando, ha inviato una dura lettera al presidente della Repubblica Napolitano per mettere in evidenza la situazione e i danni ricevuti dal no della rai. Lettera che vi riporto per intero di seguito, consapevole che una brutta pagina per la televisione italiana è stata appena scritta.  “Mentre Termini Imerese continua a illuminare la cronaca per la vertenza Fiat, si sta consumando un nuovo ‘delitto’ alla nostra comunità. Questa volta non sono nemmeno il ‘privato’ o il mercato i responsabili di questa azione ma il ‘pubblico’. Centinaia di giovani formati alla nuova industria audiovisiva che hanno concorso, con successo, alla realizzazione di una produzione Rai vedono il loro lavoro scomparire nella più totale assenza di risposte dell’azienda di Stato. Come è possibile che in quest’epoca grigia, di sofferenza economica e di tagli, la Rai rinunci a 25 milioni di contributi già impegnati ed allocati dalla Regione siciliana per quella produzione (così da andare ora dispersi)? Come è possibile che la Rai sprechi quest’opportunità e tiri un calcio alla fortuna, inginocchiando e compromettendo una realtà virtuosa? Come è possibile che la Rai, diversamente da tutte le istituzioni pubbliche, inclusa quella che io interpreto, goda di questo benessere finanziario che le consente tanta superbia e dissipazione di risorse pubbliche (situazione che in qualunque altro contesto interrogherebbe e verrebbe segnalata alla magistratura contabile)? Chiedo un intervento nella difesa dei cittadini che rappresento e di tutti i cittadini, padroni della Rai e costruttori di questo Stato, di cui lei è il massimo garante. Disgelare la natura di questo scempio è nei nostri poteri e doveri”.

About Giordano Bassetti

Nato a Napoli nel 1982 è Laureato al DAMS di Roma. Nel 1995 ha intrapreso la carriera di attore ed è entrato a far parte della nota compagnia teatrale di Carlo Buccirosso. Nel 2008 ha diretto il cortometraggio dal titolo "Chissà come si divertivano"; nel 2009 "Il secchione" e nel 2010 "San Valentino". Ama scrivere ed ha pubblicato nel 2007 il libro "Queer tv".

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