Piazzapulita: l’Italia può diventare la Grecia

By on ottobre 21, 2011
Corrado Formigli

text-align: justify”>Corrado FormigliIeri sera è andata in onda la 6.a puntata di Piazzapulita, il programma condotto da Corrado Formigli (nella foto). Grande spazio è stato dedicato alla manifestazione degli indignados del 15 ottobre, meno alle ragioni della protesta, e poi anche un servizio sulla situazione greca. La domanda principale è proprio questa: faremo la fine del paese ellenico? L’impressione è che le differene tra l’Italia e la Grecia non sono poi così tante. Ad Atene le manifestazioni contro governo e Bce sono in corso ormai da settimane e lo scontro sociale si è acuito sempre più. Decine di migliaia di lavoratori sono  ridotti alla fame, colpa di buste paga magrissime e della disoccupazione. Gente che fino a qualche tempo fa stava bene, ora è senza casa e senza soldi per comprarsi da mangiare. Le organizzazioni no profit stanno facendo molto, ma la situazione è troppo drammatica per potere essere fronteggiata dal solo volontariato.

I greci non si fidano più dei loro rappresentanti politici e rigettano le ricette della Bce, che vuole soprattutto tagli al pubblico impiego, diminuzione degli stipendi degli statali e privatizzazioni di aziende. Ma cos’è successo nel paese ellenico? Come si è potuti arrivare a uno scontro sociale così forte e una situazione economica così drammatica, in cui giovani e meno giovani sono disperati? Clientelismo, privilegi delle caste, troppi dipendenti pubblici, evasione fiscale alle stelle, corruzione della classe dirigente, debito pubblico sempre crescente, svendita del patrimonio, ecc. Sbaglio, o sono gli stessi identici problemi che attanagliano l’Italia? Come si fa ancora a dire che non corriamo il rischio Grecia?

Ieri in studio c’era anche il ministro della gioventù Giorgia Meloni. Ha parlato delle azioni del governo in favore delle nuove , ma non ha convinto nessuno degli indignati in collegamento da Milano. I precari sentono di non essere più rappresentati da nessuno, nemmeno dai sindacati, e pensano a forme di protesta innovative (che ieri non hanno svelato), per dimostrare che senza il loro lavoro, insicuro e mal pagato, il paese va in tilt. Quando Formigli chiede a una precaria dell’editoria in collegamento un parere sulle violenze di Roma, questa e tutte le persone a suo fianco si infuriano: “Basta con il parlare di quegli episodi! Basta! Siamo stufi. Vogliamo parlare delle ragioni dei precari, delle loro condizioni drammatiche!” E come darle torto.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.

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