Voci di un’Italia in crisi: fuori gli studi di “Servizio pubblico” le impressioni della gente comune

By on novembre 4, 2011
servizio pubblico un momento della puntata Azzerare la casta a ogni costo

tachment wp-att-42501″ href=”http://www.lanostratv.it/programmi-tv/voci-di-un%e2%80%99italia-in-crisi-fuori-gli-studi-di-servizio-pubblico-le-impressioni-della-gente-comune/attachment/20111103_servizio-pubblico/”>servizio pubblico un momento della puntata Azzerare la casta a ogni costo

L’entusiasmo e l’attesa erano sicuramente ad alti livelli. Michele Santoro e il suo Servizio pubblico in pochi giorni hanno raccolto il consenso di migliaia di italiani che hanno deciso di seguire la prima puntata del programma intitolata Azzerare la casta ad ogni costo. Superando il Tuttinpiedi di questa estate, soltanto su Facebook hanno risposto in 120mila, mentre gli ascolti ottenuti sulle tv (tra emittenti areali e Sky) sono intorno al 12% di share (3 milioni di telespettatori circa). Le sole tv locali hanno ottenuto una media di 1.750.000 telespettatori. Il sito internet di Servizio pubblico, da oggi ufficialmente definitivo, ha raccolto il doppio degli utenti de Il fatto quotidiano. E poi, dato da sottolineare, almeno 5mila fan che hanno seguito il programma tramite l’applicazione smartphone. Tutti presenti, dunque, non solo facendo delle donazioni, ma sintonizzandosi sulle frequenze televisive locali e  – come succedeva quando la tv era solo un sogno – raccogliendosi attorno alla radio per ascoltare cosa avevano da dire gli ospiti del programma Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, e il patron di Tod’s Diego Della Valle, a dibattito con i giornalisti Mario Mieli, direttore di RCS Libri, Luisella Costamagna e Franco Bechis su uno dei temi più scottanti della politica italiana. E poi i tragici monologhi di Marco Travaglio. Immancabili all’appuntamento i due autori del best-seller grazie al quale è stata “coniata” la definizione di casta per i parlamentari italiani. Parliamo ovviamente di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, i quali hanno avuto la possibilità di arricchire la trasmissione con ulteriori retroscena che riguardano appunto il nostro Parlamento: le promesse non mantenute, i tagli indecorosi, i favori di questa scellerata rappresentanza politica. Ma le sensazioni più significative sono quelle delle persone comuni, quelle che sono state a guardare la trasmissione o che l’hanno ascoltata, quelle che hanno attivamente partecipato come ospiti negli studi di Cinecittà, gli indignados, quelli veri.

E’ quasi mezzanotte e davanti al Teatro 3 di Cinecittà un piccolo gruppo di persone si trattiene nella notte romana. Nello studio, torri comprese, erano circa 350. Ci avviciniamo per sentire a caldo le impressioni degli spettatori più “attivi”. Un esperimento riuscito, dicono soprattutto i giovani, quello di fare una tv libera che utilizza canali differenti per arrivare al grande pubblico. Bastano poche parole e le voci si alzano in coro per dire stop a questo governo. Chi lo definisce fascista e mafioso, chi si sente profondamente colpito dalle bugie e dalla promesse tradite. I ragazzi dicono di sentirsi presi in giro: “E’ assurdo che il Paese sia nelle mani di pochi eletti che si garantiscono leggi ad personam, calpestando la costituzione e non avendo il minimo rispetto per i giovani senza lavoro e per le famiglie che a stento arrivano a fine mese. Basta! – gridano – hanno avuto la loro possibilità e hanno governato per fin troppo tempo. Questa politica non va da nessuna parte”. Qualcuno mostra molto entusiasmo per Michele Santoro “vero partigiano della televisione libera che non deve sottostare agli ordini dei potenti di turno” che rischiava di essere cancellato dalla televisione. “Santoro e il suo staff fanno il lavoro di sempre, assaporando la libertà di poter dire quel che si pensa senza direttori di rete o premier che intervengono telefonicamente per tentare di bloccare ciò che è scomodo. Anno zero non è morto, come qualcuno avrebbe voluto, ma è solo rinato, più forte e soprattutto più libero di prima”. Ma non è tutto rose e fiori. Un paio di persone lamentano la mancanza di un dialogo tra parti opposte. “Ad Anno zero c’era un confronto diretto tra le fazioni, Servizio pubblico è stato un ‘monologo’ di Santoro in cui si è fatto l’elenco di tutto ciò che manca alla politica italiana”. Ma dalla redazione fanno sapere che lo stile del programma era provocatoriamente voluto così. E la controparte era presente, nei servizi e nei pezzi, nelle discussioni. L’aria che si respira fuori dal Teatro 3 di Cinecittà è tesa. La gente è stanca e vuole partecipare attivamente a quello che succede nel loro Paese. Basta dibattiti, basta parole, contano solo i fatti. E di corsa corrono a casa, come se dovessero organizzare subito la loro protesta. E’ questo l’intento a sentirli parlare. Quello di riunirsi e decidere il da farsi. Ora. Servizio pubblico è una voce che rappresenta il clima politico di questi anni Dieci.

E’ notte fonda, ma l’alba di una profonda rivoluzione sociale sta forse sorgendo in lontananza.

 

About Luca Mastroianni

E' nato a Roma ed è un giornalista pubblicista. Ha lavorato presso Legambiente e il Ministero dell'Ambiente, collaborando con agenzie e uffici stampa e occupandosi di attualità, diritti e corsi di giornalismo. Oltre alla scrittura ha grande passione per il calcio, il tennis e la musica. Della televisione ama soprattutto le serie tv degli anni Ottanta e Novanta: da Twin Peaks a La Tata, da C.S.I. a Friends, da I Griffin a Sex & the city.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *