Aumenta il canone Rai: nel 2012 costerà 112 euro

By on dicembre 25, 2011
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text-align: center;”>Rai, aumento del canone

Il canone Rai 2012 costerà un euro e mezzo in più: è partita da qualche giorno la campagna pubblicitaria che invita i cittadini a pagare l’abbonamento alla tv pubblica, che per il 2012 ammonta a 112 euro, contro i 110,50 pagati per l’anno che sta per concludersi. Il termine ultimo per pagare il Canone senza incorrere in sovrattasse è fissato per il 31 gennaio prossimo. Pagare il canone è un obbligo: si tratta di una delle tasse più discusse di sempre, o meglio, a volerla definire in termini di legge, di una “imposta collegata alla mera detenzione di apparecchi televisivi” e quindi indipendente dall’effettiva fruizione del servizio. Ciò vale a dire: che guardiate o meno il Festival di Sanremo, che vi informiate oppure no col Tg1, che seguiate o ignoriate Report, il canone va pagato comunque, per il solo possesso del televisore.

Vessillo agitato di tanto in tanto da questa o da quella parte politica, che minaccia di invocare lo sciopero del pagamento, il canone è l’imposta più evasa nel nostro Paese: le stime si attestano intorno al 41%, con punte fino all’87% in Campania, Calabria e Sicilia (dati emersi dalla ricerca per Contribuenti Italiani, ndr). Eppure rispetto agli altri paesi europei il canone Rai è il più basso e non si applica ad ogni singolo apparecchio, ma è imposto per nucleo familiare e solo per la prima casa. Intanto l’evasione ha il duplice effetto di provocare un buco nelle finanze dell’azienda nell’ordine di svariati miliardi di euro e contemporaneamente di rappresentare un comodo alibi: dovendo la Rai recuperare sul mercato pubblicitario ulteriori risorse economiche, il Servizio pubblico negli anni ha progressivamente ceduto il passo alle leggi dell’Auditel, omologando la programmazione a quella delle emittenti commerciali.

Il canone di abbonamento è sempre stato considerato dalla Rai la fonte economica più adeguata per finanziare il servizio pubblico perchè è un’entrata stabile e predittiva, meno incerta di quelle derivanti dalla pubblicità. In teoria queste caratteristiche dovrebbero ridurre la dipendenza dell’azienda dalle agenzie pubblicitarie e stabilire un rapporto più forte tra il servizio pubblico e i propri utenti. In teoria, appunto. Perchè la lottizzazione imperante ne ha condizionato l’operato fino a snaturare il concetto stesso di servizio pubblico e a distorcere perfino la logica commerciale del profitto quando applicata a prodotti editoriali mal sopportati dalla maggioranza politica di turno. Non sono in pochi a chiedersi perchè pagare il canone quando la Rai non fa che liberarsi di alcuni dei suoi cavalli di razza, in barba alle più elementari regole del mercato, ma soprattutto a quelle del buon senso. Ha ancora senso il finanziamento pubblico per un’azienda che in termini servizio pubblico fa ben poco?

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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