Canone Rai: ecco i programmi finanziati dal contributo dei cittadini

By on dicembre 29, 2011
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Alzi la mano chi in questi giorni non ha visto in tv il nuovo spot che ci ricorda di pagare entro gennaio il Canone Rai e che recita pressapoco così: “Il Canone tv è un tributo come tutti gli altri: pagarlo non è solo un gesto di civiltà, è un obbligo”. E fin qui nulla di nuovo. Anzi, qualche novità c’è: come vi avevamo già accennato, l’abbonamento alla tv quest’anno costerà 112 euro, rispetto ai 110,50 dello scorso anno. Proprio in questi giorni, in merito alla tanto discussa imposta sulla “mera detenzione di apparecchi televisivi” (Corte Costituzionale, sentenza n. 284/2002, nda), si è sollevata la solita polemica che ogni anno, durante le feste, invita gli italiani a chiedersi perché pagare il Canone. Stavolta ci ha pensato il quotidiano Libero: un articolo di Francesco Specchia ha ripreso dei dati interessanti tratti da uno studio analitico sul Contratto di servizio, l’atto che lega la Rai allo Stato e che prevede e disciplina in capo all’azienda una serie di doveri qualificanti la natura di servizio pubblico. Ora, stando a quanto prevede la legge vigente in materia (TU della radiotelevisione, art. 47, nda), il contributo pubblico risultante dal canone di abbonamento percepito dalla Rai può essere utilizzato esclusivamente per adempiere alla funzione di servizio pubblico, tanto da essere oggetto di contabilità separata. Ma nella prassi è davvero così? E soprattutto, quale prodotto rientra nel concetto di servizio  pubblico e viene quindi pagato con i soldi dei contribuenti e in base a quali criteri si stabilisce cosa è servizio pubblico e cosa non lo è?

Su Libero Specchia illustra i risultati emersi dallo studio di Giorgio Scorsone, laureando del professor Giorgio Simonelli (docente alla facoltà di  Linguaggi dei Media della Cattolica e pubblicato e volto del programma di Rai3 Tv Talk, ndr), che ha spulciato le pagine del Contratto di Servizio per estrarre un elenco dei programmi tv finanziati dal canone Rai.

 

Innanzitutto, viene precisato che l’azienda individua sei categorie di programmi (“Informazione e approfondimento”, “Programmi di servizio”, “Programmi e rubriche di promozione culturale”, “Informazione e programmi sportivi”, “Programmi per minori”, “Produzioni audiovisive italiane ed europee”) garantendo che nell’arco dell’intera giornata tali programmi siano trasmessi su almeno una delle tre reti generaliste. Il dubbio sorge sui criteri con i quali si fa rientrare questo o quel programma in una delle categorie individuate come servizio pubblico: la ricerca di Scorsone rivela come rientrino tra i programmi finanziati dal canone pressappoco tutte le fiction europee ma non i telefilm americani (le puntate di Un medico in famiglia, per intenderci, sono sovvenzionate dai contribuenti), il concertone oltreoceano Tu vuò fa l’americano di Gigi d’Alessio , i programmi mattutini di Guardì e pure il flop clamoroso e costosissimo (1 milione di euro per una sola puntata) di Vittorio Sgarbi.

Ci sono poi i programmi di informazione di Fazio, Santoro (finchè c’era), Vespa (ammesso che di informazione si tratti), e pure l’immancabile Festival di Sanremo e l’intrattenimento di Fiorello. Ma a fare notizia tra i programmi di servizio pubblico sono gli eventi estivi stile Premio Barocco e simili, soap come Un posto al sole, eventi sportivi un po’ di ogni genere e serie tv come Ho sposato uno sbirro. Insomma, ciò che paghiamo col canone è un accozzaglia variegata e spesso insensata di programmi che in buona parte non hanno alcun nesso con la funzione di servizio pubblico. Poi ci si chiede come mai il canone Rai risulti l’imposta più evasa in Italia. Ci sono ancora dubbi?

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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