E’ morto Giorgio Bocca, un monumento del giornalismo italiano

By on dicembre 26, 2011
giorgio bocca

text-align: justify”>giorgio boccaSi è spento ieri all’età di 91 anni Giorgio Bocca. Considerato uno dei grandi giornalisti della storia d’Italia, è anche stato un personaggio molto contraddittorio, provocatorio e dunque bersaglio di critiche. Ma sul coraggio, la cultura e l’intelligenza di quest’uomo nessuno può avere dubbi. Giovanissimo Bocca aderì al fascismo, per poi scegliere tutt’altra strada. Dopo l’armistizio del 1943 fondò Giustizia e Libertà e passò alla resistenza partigiana. Nel 1945 firmò la condanna a morte di cinque combattenti della Repubblica Sociale di Salò. Iniziò a scrivere per la carta stampata quando ancora era uno studente di Giurisprudenza. Le prime collaborazioni importanti furono quelle con L’EuropeoIl Giorno. Nell’Italia del boom economico degli anni sessanta realizzò moltissime inchieste su quel malaffare su cui molti tacevano. Con Eugenio Scalfari, nel 1976, fu fra i fondatori di Repubblica. Tra gli anni ’80 e ’90 lavorò come autore e conduttore anche con le reti tv di Berlusconi.

Giorgia Bocca ha scritto decine di saggi di storia e attualità. Si è occupato di Resistenza, Meriodione, terrorismo, corruzione, informazione e tanti altri temi. Negli ultimi anni di vita il suo bersaglio numero uno è stato Silvio Berlusconi, da lui considerato alla stregua di un dittatore. Bocca è stato, ed è anche ora criticato, oltre che la prima adesione al fascismo, anche per le sue posizioni sugli omosessuali e sul sud. Ma resta da idioti esultare sui social network per la morte di un personaggio così complesso e così importante per la cultura di questo paese.

La cosa più deprimente è la lettura dei giornali, per non parlare della televisione – diceva Bocca a Marco Travaglio in un’intervista di qualche mese fa. – La nostra democrazia diventa autoritaria anche perché ci sono giornalisti comprati con prebende e privilegi, ma soprattutto terrorizzati (…). Dicono persino che, a parlar male di Berlusconi, si fa il suo stesso gioco. Ma a chi la danno a bere? (…) La televisione? La guardo, ho il gusto dell’orrido. E’ una galleria di mostri. Non riesco a levarmi l’incubo di Feltri, Belpietro, Sallusti… E le facce di Ghedini, di Brunetta… Quando li critichi – diceva Bocca a Travaglio – ti rispondono che sei un vecchio arteriosclerotico. Ma come si fa a diventare così?

In una delle sue ultime interviste tv, quella rilasciata alle Invasioni Barbariche (nella foto) lo scrittore così parlava di un suo illustre collega. “Questi famosi giornalisti della televisione, dove sono poi? Non ci sono. Bruno Vespa? Non lo considero un giornalista, ma un servo di regime“. Destra e sinistra nel giornalismo? Sciocchezze, per Giorgio Bocca. Su ben altre basi si misura la professionalità di un cronista: Non si può essere considerati giornalisti se non si ha il coraggio di dire la verità. E la verità – diceva a Daria Bignardi – non è di destra nè di sinistra”.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.

2 Comments

  1. Fabio Giuffrida

    dicembre 26, 2011 at 14:19

    E’ stato un grande! Non c’è altro da dire..
    Dovrebbe essere da esempio per tutti noi!

  2. Perrucci Antonio

    dicembre 28, 2011 at 19:25

    Un monumento,un grande, un esempio per tutti noi? Forse per voi!!!!.
    I monumenti bisognerebbe guardarli da ogni lato e le epigrafi buoniste non sempre sono meritate. Dopo aver letto quest’articolo e ascoltato i commenti di politici e giornalisti,credo che si sia raggiunto un livello di ipocrisia tale che lo stesso Bocca respingerebbe. La coerenza di Bocca la vedremo non certo dopo la seduta del gran consiglio dei fascismo,non la vedremo con l’arresto di Mussolini, ma solo dopo l’8 settembre, il neo partigiano volle ben assicurarsi che la sua storia con il fascismo non avrebbe avuto qualche pericoloso ritorno. E strano ma solo qualche giornale on line ha riportato il suo articolo pubblicato su “La Provincia Granda” di Cuneo, un inno all’odio razziale verso gli ebrei, razzismo che il Bocca rispolvera per riversare il suo odio verso il Sud e i meridionali. Pietrnagelo Buttafuoco giustamente lo liquidò con poche parole. Bocca? affetto da un tic lombrosiano.

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