Mario Monti, la Rai, le vere e le presunte riforme

By on dicembre 21, 2011
Mario Monti

Ogni governo che va al potere ha 3-4 ossessioni: la giustizia, la scuola, le pensioni e naturalmente la Rai. Non poteva fare eccezione l’esecutivo guidato da Mario Monti (nella foto, ndr). Il tema tv è assai delicato ovunque se ne parli, ma lo è in maniera particolare in Italia, regno dei conflitti d’interessi. Secondo il professore della Bocconi, i problemi della televisione di Stato sono essenzialmente due: le finanze dissestate e la struttura gestionale. La Rai, da quando è nata (1954) è sempre stata una sorta di megafono del potere. Non è un caso, d’altronde, che tutte le voci fuori dal coro, col tempo, siano state spazzate via. Viale Mazzini preferisce giornalisti e autori genuflessi, perché è il potere – e non il mercato – che fa la selezione. Certo, la Rai ha e ha avuto professionisti di grande spessore culturale e morale, ma è inutile prendersi in giro: quelli sono l’eccezione e non certo la regola. Giornalisti come Milena Gabanelli e Riccardo Iacona, per intenderci, sono due gocce d’acqua nel deserto.

Ma a quale Rai pensa Monti? Stando a quanto riferisce Repubblica, il primo ministro vuole una tv di Stato più snella. I consiglieri d’amministrazione dovrebbero passare da 9 a 3 e il direttore generale dovrebbe avere più poteri. Ma chi dovrebbe nominare i componenti del cda? Uno sarebbe deciso dal premier, uno dal presidente della Camera e uno da quello del Senato. Se questa ipotesi trovasse concretezza, cambierebbe la forma, ma non la sostanza delle cose. Infatti la politica continuerebbe a mantenere il suo ancestrale potere.

Ma Monti starebbe pensando anche a un’altra strada: quella della privatizzazione. Anche questo è un argomento non certo nuovo. Facile a dirsi, difficile a farsi. La Rai, purtroppo, non è quel servizio pubblico che in teoria dovrebbe rappresentare. E’ una via di mezzo tra un carrozzone statale (roba buona per sistemare parenti, amici e clientele varie) e un’azienda che segue logiche commerciali. Stando così le cose, la privatizzazione non sarebbe certo un’idea nefasta. Lo Stato risparmierebbe ogni anno centinaia di milioni di euro, ovvero il buco che la Rai riesce a produrre grazie alla sua sciagurata gestione.

Fin qui abbiamo parlato di ipotesi. Vi lasciamo con quella che è una certezza. Il canone aumenterà ancora una volta. I tecnici, si sa, hanno poca fantasia. Sono, i nostri ministri, dei geni, delle menti superiori, potenziali premi Nobel, novelli Einstein – non abbiamo dubbi – ma peccano di creatività. E allora avanti con più pesanti imposizioni fiscali. I dirigenti sgovernano, il cittadino onesto paga sempre di più.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.

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