Report 18 dicembre: lo sfruttamento delle terre, verso la fame mondiale?

By on dicembre 19, 2011
Report: la corsa alle terre

text-align: justify”>Report: la fame mondialeIeri sera, in prime time, è andata in onda l’ultima puntata di Report, prima della pausa natalizia. Edizione fortunata in termini di ascolti, meno la puntata di ieri. La serata viene vinta da Tutti pazzi per amore ma Report supera la fiction di Canale 5, Distretto di Polizia, assestandosi al 12,32% di share con una media di 3.083.000 telespettatori. Si torna ad affrontare il caso dello sfruttamento delle terre che assume, nei servizi trattatati, una valenza economica mondiale. Il segnale d’avvertimento proviene dalle terre coltivabili del Veneto e della Lombardia. I luoghi, come la pianura Padana, dove un tempo si produceva gran parte del cibo italiano, si stanno pian piano abbandonando. A cosa è dovuto ciò? Anzitutto il cibo ormai si importa. E le terre, un tempo destinate alla coltivazione, si stanno via via trasformando in asfalto e cemento.

Tutto ciò porta con sè due immediate conseguenze ed una latente, la più pericolosa. Per prima cosa le nostre terre, che rappresentano la risorsa del paese, vanno disperdendosi; basti pensare che ogni giorno si perde in Lombardia e Veneto terreno per sette volte Piazza Duomo. Il fatto che coltivare non conviene più ci conduce alla seconda conseguenza: gli agricoltori italiani vanno a lavorare all’estero, dove costa meno. Ma, poiché non solo l’Italia è in queste condizioni, la lotta per accaparrarsi le terre diventa sempre più spietata.

Ma ci sono situazioni ed eventi che, seppur sembrano essere estranei al fenomeno migratorio di taluni paesi verso terre coltivabili, ne sono la prima e più stretta conseguenza. Parliamo, ad esempio, del legame tra il fallimento della società finanziaria Lehman Brothers e il futuro di un centinaio di contadini di un villaggio del Mali, oppure di ciò che unisce la direttiva europea sui biocarburanti e la morte di tre pastori del nord del Senegal. Per dirlo semplicemente si tratta di un gioco pericoloso che mescola assieme finanza, politica e differenti modelli di sviluppo economico, tutti ruotanti attorno all’accaparramento delle terre. I principali fruitori di questo mercato sono europei, cinesi, indiani e americani. Ad andarci di mezzo, invece, i contadini dell’Africa espropiati dalle loro terre e traditi dallo stesso loro governo che apre le porte allo straniero, in cerca di guadagni facili e veloci.

Eventi e date da ricordare. Sarebbe davvero difficile sintetizzare con efficacia una problematica che investe infiniti campi della vita dell’uomo nel mondo. Fondamentale è, almeno, chiarirne delle tappe fondamentali. Certo è che tutto ruota attorno al dio denaro. E’ nel settembre del 2008 che mais, grano e riso da prodotti per la sopravvivenza si trasformano in merci su cui poter speculare (entrano in borsa e si equiparano in tal senso al petrolio, all’oro, al mattone). E se in Italia tutto ciò porta a far triplicare i prezzi del pane e della pasta e trovi l’anziano che al mercato si lamenta, in paesi come il nord Africa scoppia la rivolta per il pane. C’è chi ha pensato troppo al guadagno, non rendendosi conto della strada intrapresa dalle grandi potenze mondiali. La crisi economica che ha colpito l’America e di riflesso l’Europa intera non è un caso.

Sono ormai anni che il destino del prezzo del cibo si è saldamente stretto attorno a quello del petrolio. Che l’oro nero non sia infinito ce ne siamo accorti tutti. Stati Uniti, Brasile e l’Europa hanno ipotizzato di produrre carburante dai semi e dalle piante, mais, girasole e canna da zucchero in primis. Ma, ipotizzando che i biocarburanti (così vengono chiamati a causa dell’ipotesi che riducano l’emissione di anidride carbonica) siano l’unica strada per produrre carburante, ciò necessiterebbe di vastissime aree di terrenno (5 volte il terreno dell’America solo per l’America stessa). Tutto ciò porta ad una nuova conquista dell’Africa da parte dei paesi ricchi (noi compresi), dove adesso tutto costa poco.

Il prezzo da pagare? L’annientamento delle popolazioni agricole africane, la drastica diminuzione di terreno coltivabile, la crisi economica legata ai prezzi dei cereali, la paura, la fame fino ad arrivare ad un punto che già l’umanità ha conosciuto per ben due volte nello stesso breve secolo.

About Gianrico D'Errico

Nato a Cisternino (BR) nel 1988. Laureto in Filosofia è laureando in Scienze Filosofiche a Padova. Ama le serate con gli amici (preferibilmente a casa con coperta e cioccolata calda). Da sempre lo accompagna la passione per il cinema, gli sono irresistibili le commedie nere. Diventare giornalista è una delle tante opzioni che ha appuntate sul suo taccuino delle cose da fare da grande (assieme all'astronauta e l'inventore di cose utili). Per adesso ci prova con tanta passione per la scrittura e la televisione.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *