Santoro lancia l’appello al governo: “Offro un milione di euro per le frequenze tv”

By on dicembre 16, 2011

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Michele Santoro (in foto, ndr) ha scelto l’anteprima del suo nuovo programma per lanciare una provocazione delle sue: stavolta però, l’appello potrebbe non cadere nel vuoto. Ieri sera, infatti, in apertura della settima puntata di Servizio pubblico, il conduttore si è rivolto al neoministro allo Sviluppo, l’ex amministratore di Banca Intesa Corrado Passera, chiedendogli di far luce sulla questione del beauty contest e della mancata asta delle frequenze televisive. Come? Semplicemente annullando la procedura di assegnazione gratuita delle sei frequenze digitali e organizzando invece un’asta pubblica a pagamento, cui possano partecipare nuovi soggetti, oltre le solite Rai, Mediaset e Telecom Italia.

E qui arriva la bomba: “Caro ministro Passera, la prima proposta la facciamo noi: un milione di euro per poter avere sei canali e trasmettere da indipendenti. Ed è solo la prima proposta: in una settimana potrebbero diventare perlomeno 100 milioni”. E se Santoro usa il plurale per lanciare l’offerta pubblica, è perchè circa 100mila cittadini hanno donato spontaneamente 10 euro all’associazione Servizio pubblico per finanziare la realizzazione del programma. “Abbiamo raccolto più di un milione di euro – ha dichiarato il giornalista – e fino a questo momento non ne abbiamo speso nemmeno uno, perché siamo riusciti a finanziarci sul mercato”. Così Santoro mette sul piatto la sua fiche per spingere il ministro Passera ad aprire un’asta che permetterebbe allo Stato di incassare qualche miliardo di euro, e di questi tempi è grasso che cola.

Il tanto discusso beauty contest era stato uno degli ultimi atti del governo Berlusconi. I nuovi canali disponibili grazie al riordino delle frequenze, dopo il passaggio dall’analogico al digitale, sono stati messi a bando in un concorso di bellezza: in sostanza verranno regalati alle società che presentano le migliori condizioni, senza che neanche un euro entri nelle casse dello Stato. Alle critiche che sono piovute un po’ da ogni parte, l’ex ministro Romano ha risposto che il contest avrebbe favorito l’ingresso di nuovi soggetti, incrementando il pluralismo e la qualità dei programmi. Peccato però che il bando pubblico sembri cucito addosso ai colossi del duopolio atavico Rai-Mediaset e che nessun nuovo concorrente possa vantare i requisiti richiesti. Ora, se solo si pensa che in altri Paesi europei la vendita delle frequenze tv ha fruttato dai 4 ai 6 miliardi di euro, proprio non si capisce perché in piena recessione economica lo Stato debba concedersi l’ennesimo sperpero di risorse pubbliche (perché le frequenze sono un bene pubblico), riconoscendo agli assegnatari addirittura il diritto di venderle o affittarle ad altri.

All’appello di Santoro si è unito anche Sandro Parenzo, presidente di Mediapason (il terzo gruppo televisivo italiano privato, ndr): “Abbiamo trattative in corso con i più importanti gruppi americani e inglesi che ci hanno offerto un sostegno finanziario per partecipare alla vendita delle frequenze“, ha dichiarato oggi il proprietario di TeleLombardia e “socio” di Santoro nell’avventura multipiattaforma di Servizio pubblico. “Possiamo gia’ offrire un milione di euro (…) che potrebbe aumentare visto che gia’ questa mattina abbiamo ricevuto chiamate da tanti telespettatori disposti a versare contributi per aiutarci a partecipare alla gara“. Insomma, stavolta non è solo una provocazione e se ci sarà un’asta delle frequenze, ma questo dipende solo dal governo, certo non andrà deserta, come aveva pronosticato l’ex premier Berlusconi. Che sia davvero arrivato il momento dare un senso al tanto invocato pluralismo?

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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