Beauty contest sospeso per tre mesi: il governo congela il regalo delle frequenze alle big televisive

By on gennaio 21, 2012
Beauty contest sospeso per 90 giorni

La notizia è arrivata al termine del lunghissima riunione, ben 8 ore, del Consiglio dei Ministri di ieri, durante la quale è stato predisposto il cosiddetto decreto liberalizzazioni, o meglio, come lo chiama il professor Monti, il “pacchetto di riforme strutturali” che dovrebbe servire a dare impulso alla crescita economica del Paese. La notizia è quella della sospensione per 3 mesi del cosiddetto beauty contest per le frequenze digitali tv, la procedura pubblica che assegna gratuitamente sei multiplex di frequenze alle grandi aziende televisive del mercato italiano (Rai, Mediaset e Telecom Italia, ndr). Il “concorso di bellezza” voluto dal governo Berlusconi, sarà congelato in attesa di valutazioni sulla possibilità di mettere all’asta le frequenze tv, liberate dal riassetto dello spettro di trasmissione col passaggio dal sistema analogico a quello digitale.

Dopo avere valutato la situazione, insieme all’Agcom, ho deciso di sospendere per 90 giorni la procedura di assegnazione delle frequenze perché le condizioni di mercato sono fortemente cambiateha spiegato in conferenza stampa il ministro dello Sviluppo Corrado Passera Essendo le frequenze una risorsa molto scarsa, ci siamo presi il tempo per trovare destinanzioni più coerenti con il piano di crescita e rigore di questo governo“. Passera ha dichiarato che la sospensione della procedura di assegnazione permetterà al governo di avere il tempo necessario per definire meglio la complicata questione delle frequenze e che, ad ogni modo, spetta all’Agicom individuare un nuovo regolamento qualora si decidesse di indire una  gara pubblica.

consiglio-dei-ministri

In serata, non appena divulgata la notizia, è arrivata la nota di Mediaset che ha aspramente criticato la decisione del governo: “E’ un atto che sospende in realtà una situazione di legalità che deve invece essere al più presto ristabilita. Al di là delle mistificazioni circolate, il beauty contest è assolutamente legittimo“. La procedura avrebbe garantito all’azienda di accaparrarsi un bene pubblico e fortemente strategico, senza versare un euro nelle casse dello Stato, e soprattutto, impedendo ad altre aziende di entrare nel mercato televisivo, che è forse ciò che più interessa all’ex premier Silvio Berlusconi. Ma non ha perso tempo nemmeno il presidente del Consiglio Mario Monti, che ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7, ha risposto con la solita puntualità alle dichiarazioni dei vertici Mediaset: “È naturale che una azienda si riservi di far valere i propri diritti (…) Le frequenze sono un bene scarso, un bene pubblico. Erano state prese certe decisioni per l’attribuzione, ma noi non vediamo perché, nel momento in cui abbiamo dovuto chiedere grandi sacrifici a molti, una risorsa pubblica venga concessa senza corrispettivo“.

Appunto, perchè il valore economico dei sei fasci di frequenze digitali individuati, che a loro volta, moltiplicando la capacità trasmissiva grazie al sistema digitale, possono trasmettere fino a  sei nuovi canali digitali ciascuno, potrebbe attestarsi tra i 4 e i 16 miliardi di euro. Uno scandaloso regalo alle majors televisive, quando invece si potrebbe battere cassa attraverso un’asta pubblica aperta a tutti i soggetti interessati alle frequenze tv. Intanto ci saranno 90 giorni per individuare la soluzione più idonea: proprio adesso che si fa un gran parlare di liberalizzazioni, la prima cosa da liberalizzare sarebbe proprio il sistema radiotelevisivo, affossato da anni dal duopolio Rai-Mediaset e dal conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi. Una bella prova di coraggio e di indipendenza per il governo dei tecnici: riusciranno laddove la politica ha sempre fallito?

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

One Comment

  1. Rosario Amico Roxas

    gennaio 21, 2012 at 21:24

    La quotazione Mediaset in borsa risulta, ad oggi, perdente dal massimo dello scorso anno, del 55%, che, quantificato in euro, significa una perdita netta di oltre 3 miliardi di euro.
    Ipotesi di ripresa non ce ne sono, per cui i risparmiatori si ritroveranno ad avere investito su azioni spazzatura.
    E’ già accaduto per mediaset, il cui indebitamento convinse il cavaliere a “scendere” in politica. Scendere è il termine più veritiero, perchè la politica, con l’ingresso di Berlusconi è scesa in basso, più in basso che mai, anche più del nefasto periodo di manipulite.
    La presidenza del consiglio salvò mediaset dal fallimento, grazie alle varie leggi (tra cui la Gasparri). Un secondo momento fallimentare avvenne qualche anno dopo, e per 4,5 miliardi di dollari. In quel caso furono investitori americani (come ebbe a dichiarare lo stesso Berlusconi) a investire ben 6,5 miliardi di dollari in mediaset. La cosa che lascia perplessi è la concomitanza di tali investimenti con l’invio del contingente italiano nella guerra personale di Bush; lo confermò lo stesso ex-premier, quando attaccava il governo Prodi, come “governo delle tasse”, per cui gli investitori americani avrebbero minacciato di rientrare dai loro investimenti. Pagò anche allora di debiti alle banche che avevano chiuso i rifornimenti, con un avanzo di 2 miliardi di euro, di cui non si è saputo più nulla.
    Ora ritornano i debiti con rischio fallimentare: guerre non ce ne sono dove mandare i nostri soldati. La sola fonte di approvvigionamento rimane la gratuità delle frequenze televisive, il cui possesso restituirebbe fiato a Mediaset e permetterebbe, ragionevolmente, una ripresa delle quotazioni. Ma se dovessero andare all’asta, Berlusconi non avrebbe i fondi per far fronte alla concorrenza; la liquidità di cassa è andata alla CIR (e non tornerà indietro); altra liquidità non ce n’è. Mondadori perde tanto quanto Mediaset, sempre nell’ordine del 55% dal massimo dell’anno scorso, mentre Mediolanum perde “solo il 38%.
    Da qui l’esigenza primaria di tornare in sella a gestire l’economia italiana,le leggi sulla (sua) giustizia, le riforme costituzionali per fare del capo del governo un mezzo dittatore, antico e ripetitivo sogno del cavaliere.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *