Che Dio ci aiuti. Intervista all’attore Gian Piero Rotoli

By on gennaio 25, 2012

=”text-align: justify;”>Gian Piero RotoliChe Dio ci aiuti è la nuova fiction di Raiuno che sbanca l’auditel ogni Giovedì sera. Gian Piero è un nuovo attore che cerca di farsi strada nel mare magnum dello show biz. Trentenne, napoletano ma trapiantato a Roma, ha studiato in Usa ed ha lavorato in varie produzioni televisive ma sempre con piccoli ruoli. Nell’attesa della sua grande occasione, lo intervistiamo in esclusiva, a seguito della sua partecipazione alla fiction del momento e la prima domanda da fargli non poteva essere che questa:

Gian Piero ti abbiamo visto solo in un episodio ma allora vuoi farti desiderare?

Uhmm…”desiderare”, questa me la devo rivendere. La prossima volta che qualcuno mi chiede a cosa sto lavorando rispondo: “No…è che mi sto facendo desiderare”. Scherzi a parte, sono solo in un episodio e per il resto sono pur sempre napoletano…non si parla.

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Il fatto di essere napoletano è un bene o un male nel mondo dello spettacolo?

Saper attingere alle proprie origini ti fornisce sicuramente una marcia in più. Non bisogna esserne schiavi però. Bisogna sapersene distaccare all’occorrenza. La parola chiave, a mio avviso, per ogni attore è l’essere neutro. Partire da una posizione neutra per cercare di raggiunger il più possibile ciò che il testo e l’autore vogliono comunicare. Nella fiction non interpreto un napoletano ma un modenese molto benestante. Il mio personaggio va in giro in Ferrari, modello California e non ti nascondo il mio timore nel guidare quella macchina anche per pochi metri. Il proprietario della macchina mi stava sul fiato sul collo. Ma gliel’ho trattata bene non si è lamentato. Ha avuto da ridire su una sgommata…che però al regista è piaciuta. Quello è l’importante.

Che atmosfera tira sul set di Che Dio ci aiuti?

Il set principale di Che Dio Ci Aiuti è Modena, una città  che ha un fascino che si rivela in continuazione a chi si avventura nelle sue viscere. I cittadini erano ovviamente incuriositi rivelandosi molto ospitali nell’accogliere nella propria città la grande troupe della fiction, accettando il ruolo di meri spettatori, e aggiungerei anche molto discreti, invece che di protagonisti. Dalla mia piccola esperienza posso dire che sul set erano tutti molto professionali, dalla troupe al cast artistico ed è stato un piacere lavorare con tanti professionisti.

Chi del cast ti ha colpito maggiormente?

Con Elena Sofia Ricci ho avuto poche scene ma da quel poco che ho visto mi è sembrata molto disponibile, una persona carina. Massimo Poggi e Giampiero Judica sono anche loro dei bravi attori, simpatici e cordiali. Mio fratello nella fiction, Gianluigi Fogacci, è un grande professionista che si meriterebbe ancora più spazio nel panorama della TV e del cinema ma chi mi ha colpito di più è la bambina…che ha parlato in un rumeno molto credibile. Ha fatto la sua scena senza un minimo errore o intoppo. Per quella scena mi ha colpito molto.

In un momento di crisi per la tv in chiaro perché questa fiction fa tanti ascolti?

Tu riesci a spiegarti quando t’innamori? Io no, mai. Mi succede e basta. Questo prodotto è amato e speculando potrei dire che è grazie alla popolare e amata Elena Sofia Ricci, grazie a Massimo Poggio, a Francesco Vicario, regista di molti episodi de I Cesaroni, però rimangono speculazioni. Al cuore non si comanda. Poi è una produzione LUX di Luca Bernabei che non fa altro che collezionare successi. A tutto questo aggiungi un po’ di spiritualità, un pizzico di delitti, una manciata di amore ed ecco che si crea un successo tutto italiano.

About Giordano Bassetti

Nato a Napoli nel 1982 è Laureato al DAMS di Roma. Nel 1995 ha intrapreso la carriera di attore ed è entrato a far parte della nota compagnia teatrale di Carlo Buccirosso. Nel 2008 ha diretto il cortometraggio dal titolo "Chissà come si divertivano"; nel 2009 "Il secchione" e nel 2010 "San Valentino". Ama scrivere ed ha pubblicato nel 2007 il libro "Queer tv".

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