Francesca Rettondini in esclusiva a Lanostratv: sulla Concordia solo solidarietà tra i passeggeri

By on gennaio 20, 2012
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Stiamo seguendo con interesse e apprensione i fatti di Venerdì 13 gennaio 2012 quando in serata la nave Costa Concordia, impegnata in una crociera nel Mediterraneo ha urtato tra le 21.20 e le 21.40 gli scogli dell’Isola del Giglio. Numerosi i morti, i feriti e i dispersi. Il dramma è stato in questi giorni avvolto dalla solita fitta nube di polemiche. La situazione del comandante Francesco Schettino è tutt’ora delicata: rischia più di 10 anni di reclusione. Ma non vogliamo unirci all’ondata informe di giudizi e riflessioni morali su quello che è accaduto e su ciò che è andato storto. Per questo ci sono tempi e sedi più adatte. Quello che vogliamo fare è dare voce a chi ha vissuto in prima persona il dramma della Costa Concordia, cercando con rispetto di ricordare chi non c’è più e stringerci attorno a quei tanti che invece ce l’hanno fatta.

Per questi motivi Lanostratv ha intervistato per voi l’attrice italiana Francesca Rettondini (in foto d’apertura, ndr). Nota al grande pubblico per ruoli in famose fiction tv, da Sei forte maestro a Incantesimo, Carabinieri e Centovetrine, ha vissuto in prima persona l‘incidente della Costa Concordia, essendo anche lei sulla nave.

Francesca, momenti come questi sono difficili da immaginare se non sono vissuti in prima persona. Come ti sei sentita nel momento in cui hai capito che c’era qualcosa che non andava?

“Non riesci a pensare. A nulla. E’ come un incidente stradale. Sei in macchina, in una strada stretta e un camion ti viene di fronte. Non puoi scappare. E’ una sensazione paralizzante. Poi però, quando sembra che non ci sia più niente da fare, ti guardi attorno e con tutta la forza cerchi di arrampicarti sulle pareti per metterti in salvo; ti senti un po’ come l’uomo ragno“.

Che cosa si prova in quei momenti? Come ti sei comportata?

“Io non conoscevo il posto; e, come tutti i posti che non si conoscono, faceva paura. Ero salita da poco sulla nave, circa tre ore, e non avevo ancora identificato le vie d’uscita. Quando saliamo in aereo la prima cosa che facciamo tutti, più che ascoltare le hostess che ripetono sempre le stesse cose, è identificare le vie di fuga. In questo caso sulla nave non lo avevo ancora fatto. Mi sentivo terrorizzata; avevo paura di essere priginiera di qualcosa da cui non potevo uscire. Era come essere dentro una ragnatela”.

In quel caos generale c’è qualcuno che si è dato da fare più di altri?

“Tutti. Tutti si aiutavano l’uno con l’altro. In questi giorni ho sentito in televisione, come da Bruno Vespa, gente che ha parlato di un clima difficile, di spintoni e di lotta per la sopravvivenza. Ma non è vero. Tutti si sono aiutati l’un l’altro: c’era molta solidarietà tra i passeggeri. Non parlavamo la stessa lingua, venivamo da nazioni diverse ma tutti ci siamo dati una mano. Certo io penso che ogni passeggero si sia fatto un suo film della vicenda. C’era molta agitazione. Io ero convinta di essere a prua ma poi ho capito che ero dalla parte opposta, a poppa. Non ricordavo di aver fatto le scale; devo aver corso molto da una parte all’altra senza essermene resa conto. Una donna spagnola aveva le gambe massacrate;  era stata calpestata da altri uomini nel tentativo di aprire una porta che si era sigillata a causa del livello eccessivo dell’acqua. Quando eravamo sul traghetto questa donna mi ha guardato negli occhi e ci ha offerto un biscotto. La stessa cosa ho fatto io con un uomo che cercava del cibo per il figlio. Era tedesco, tutti gli offrivano dell’acqua ma non capivano cosa stesse cercando. Come dicevo, tanta solidarietà. Ho visto gente togliersi i i giubbini per darli ai bambini e trasportare in braccio invalidi senza neppure conoscerli”.

Un aggettivo per il comandante Francesco Schettino?

Ho appena concluso la registrazione di un programma dove alla stessa domanda c’è chi ha risposto “codardo“. Sono un po’ stufa di questa parola. Manca soltanto che si scriva un fumetto: da capitan Schettino a capitan Codardo. Per me la parola giusta è “amorale”; indifferente, ma amorale racchiude tutte le altre”.

Grazie Francesca, siamo arrivati alla fine dell’intervista. Concludiamo con un tuo messaggio alle famiglie delle vittime e dei dispersi.

“Questo è ciò che mi fa più disperare. Io non credo che basti un pensiero. Ciò che posso dire è che la morte l’affrontiamo tutti. Il destino, per chi crede o no, è segnato. Ma quando a decidere per tutti è la manovra assurda di una persona… questo fa rabbia. Si prova dolore, dispiacere e disperazione. Tutto è fondato sull’assurdo. Dio c’è e secondo me la pagheranno cara: è ciò che si meritano. Adesso la situazione si complicherà, tra giochi di potere e quant’altro. Spero solo si faccia giustizia. Morire così non lo merita nessuno”.

About Gianrico D'Errico

Nato a Cisternino (BR) nel 1988. Laureto in Filosofia è laureando in Scienze Filosofiche a Padova. Ama le serate con gli amici (preferibilmente a casa con coperta e cioccolata calda). Da sempre lo accompagna la passione per il cinema, gli sono irresistibili le commedie nere. Diventare giornalista è una delle tante opzioni che ha appuntate sul suo taccuino delle cose da fare da grande (assieme all'astronauta e l'inventore di cose utili). Per adesso ci prova con tanta passione per la scrittura e la televisione.

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