La tv, in ritardo, si accorge del Movimento dei forconi in Sicilia

By on gennaio 19, 2012
Protesta a Rosolini, Sicilia

I trasportatori e gli agricoltori siciliani non sono mica i tassisti, i notai, gli avvocati o i farmacisti. Non appartengono a nessuna casta. Eppure sanno protestare anche loro. Dallo scorso lunedì sono in sciopero (la foto, scattata a Rosolini – SR – è di Samuele Pelligra). Camion, tir e trattori si sono fermati nei pressi dei principali svincoli dell’isola. Lasciano passare solo le automobili e comunque il traffico, in diverse zone, è molto rallentato. Ma da oggi la protesta è più veemente. Negozi, panifici, supermercati, bar e quasi tutte le attività commerciali sono chiuse. Qualcuno aderisce volontariamente, il resto viene ‘cortesemente invitato’ a fermarsi. Il carburante è finito da 48 ore e pochi hanno ancora benzina nelle automobili. Alla protesta si sono uniti anche gli studenti delle scuole superiori.

Ma cosa c’è alla base della rivolta? Contadini, allevatori, pescatori e autotrasportari scioperano contro il caro carburante che rischia di mettere definitivamente al tappeto le loro attività. L’agricoltura italiana, come ha raccontato una memorabile puntata di Presadiretta dei mesi scorsi, vive ormai un crisi drammatica. I prodotti locali perdono la sfida coi concorrenti stranieri. Si guadagna di più a lasciare un campo incolto piuttosto che a lavorarvi. In Sicilia il settore agricolo è tra quelli principali. Se chiudono le aziende del comparto – come è già accaduto a tante di esse – ‘chiude’ un’intera isola.

Ma dov’è la politica? Dove sono i mass media? Qualcuno, sul web, sostiene che dietro la protesta del Movimento dei forconi c’è Forza Nuova. Inevitabile che qualche politico cerchi di strumentalizzare la vicenda. Ma dire che la rivolta è frutto di un disegno politico dell’estrema destra è una sciocchezza. C’è un disagio che è di ben altra portata. Perché a scioperare non sono le clientele o le caste (come spesso avviene), ma gente che lavora duramente e che rischia di finire nella miseria.

I quotidiani nazionali stanno snobbando la protesta dei forconi. Solo qualche articolo, nemmeno dettagliato, poi il nulla. Il web, come sempre, arriva più lontano e in spesso più in profondità. I tg? Tacciono. I talk show? Idem. Anzi no. Una voce fuori dal coro c’è. Stasera Servizio Pubblico si collegherà coi punti caldi della protesta siciliana, dove c’è già l’inviato Sandro Ruotolo. Cos’hanno intenzione di fare gli altri? Continuare a ignorare quanto accade? Parlare solo delle lamentele delle caste? Dire che ogni protesta è populismo e qualunquismo? La Sicilia, anzi l’Italia, è sempre più vicina alla Grecia. E non solo geograficamente.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.

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