Rai, crolla la raccolta pubblicitaria

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Viale Mazzini

text-align: justify”>Viale MazziniLa raccolta pubblicitaria della Rai va a picco. I suoi conti, come quelli del paese, sono al collasso. Insomma, mai come in questo caso la tv di Stato è lo specchio dell’Italia. Viale Mazzini fra il 2006 e il 2010 ha perso quasi 260 milioni. Eppure nello stesso periodo c’è stato un calo dei costi e qualche operazione che Repubblica definisce di “finanza creativa”. Il bilancio dell’anno appena passato sarà comunque in parità – ha promesso (o forse solo auspicato) il dg Lorenza Lei – attraverso aggiustamenti per 168 milioni di euro. E’ prevista la chiusura di alcune costosissime sedi Rai all’estero e si investirà meno nei diritti sportivi (molti programmi sono dunque a rischio, tra essi lo storico Novantesimo Minuto).

Ma cosa rende così problematica la situazione della tv di Stato? Gli errori (eufemismo) sono stati parecchi. C’è ad esempio un costo del lavoro che è esorbitante, nettamente superiore a quello sostenuto dai diretti rivali (Mediaset, Sky e Telecom Italia Media). La raccolta pubblicitaria è stata a dir poco fallimentare. Se nel 2001 gli spot valevano il 60% di quelli delle reti di Berlusconi, oggi siamo solo al 40%. In 4 anni la Rai ha perso la bellezza di 250 milioni di euro. I continui ritocchi al canone, che ha raggiunto quota 112 euro, non bastano certo a fare fronte alle mancate entrate pubblicitarie. Va infatti ricordato a pagare il canone sono i soliti quattro gatti. Stando a quanto sostiene Repubblica, l’evasione di questa tassa ha ormai toccato i 725 milioni. Una cifra spaventosa, che servirebbe a mettere a posto le cose. E che invece, clamorosamente, non si riesce a recuperare. Uno scandalo tutto italiano, uno dei tanti (gli evasori mica sono solo a Cortina…).

La Rai – così come è accaduto in misura minore anche Mediaset – ha subito tra l’altro la netta diminuzione dell’ audience. Se ancora nel 2005 Rai Uno, Rai Due e Rai Tre mettevano assieme un ascolto medio giornaliero del 46%, nel 2011 il dato è sceso al 35,1%.

Insomma, le cifre sono devastanti e preoccupano Mario Monti, il quale pensa anche alla privatizzazione. Soluzione estrema, ma difficilmente percorribile nei mesi che ci separano all’inizio della campagna elettorale per le politiche.

About Gianni Monaco

Nato nel 1981 a Modica (Ragusa), ha conseguito la laurea specialistica in Editoria, Giornalismo e Comunicazione multimediale, e anche in Filologia Moderna. Fa parte dell’Ordine dei Giornalisti dal 2006. Ha iniziato a scrivere per i giornali locali della sua provincia nel 1999; fino al 2007 è stato corrispondente del Quotidiano di Sicilia. Attualmente collabora con diverse aziende operanti nel web, come Ciaopeople e Dopstart. Infine ha pubblicato alcune battute sull’Almanacco Luttazzi della Nuova Satira Italiana (Feltrinelli, 2010). Adora Woody Allen e Luigi Pirandello.
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