Buffon non si pente: “Non sono ipocrita, direi le stesse cose”. Ma l’etica non è un opinione

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Il portiere della Juventus Gianluigi Buffon

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Il mondo del calcio sta attraversando una crisi etica? Sì, a giudicare dai ‘segnali’ che arrivano costantemente da qualche mese a questa parte. Prima lo scandalo del calcioscommesse, poi il rigurgito di calciopoli, infine – ed è cosa recente, recentissima – la morte del fairplay in Juventus-Milan di sabato scorso. Le polemiche e successivamente le scorrettezze sono state innescate da un’arbitraggio non altezza (un gol regolare annullato per parte). Muntari e Mexes hanno assestato ‘colpi proibiti’ agli avversari, lo stesso dicasi – forse – per Pirlo; il giudice sportivo deve ancora deliberare.

Poi, a fine partita, è intervenuto Buffon – che in genere è un buontempone (vedi intervista de Le Iene) a incendiare gli animi, a rinfocolare le polemiche. Lo ha fatto con una dichiarazione che ha fatto scoppiare un vero e proprio caso su di lui. “Non ho visto la palla oltrepassare la linea (in occasione del gol annullato al Milan ndr), ma se me ne fossi accorto non l’avrei detto all’arbitro“. Buffon è stato immediatamente accusato di anti-sportività, da più parti (Zeman in primis) si sono levate grida d’indignazione per un capitano della Nazionale che non dà il buon esempio (sono proprio le parole usate dal presidente dell’Aia Nicchi).

Andrea Pirlo

Ma si sono levate anche voci in sua difesa. A sorpresa, quella più forte è arrivata da un giocatore milanista, Thiago Silva, che ha dichiarato che anche lui si sarebbe comportato come Buffon. Abete, dirigente della Figc, ha invece giustificato il portiere juventino dicendo che le sue parole sono state pronunciate a caldo. L’allenatore dell’Italia Prandelli gli ha riconfermato il ruolo. Il portiere, però, ha di recente rincarato la dose: “Non sono un ipocrita. Nella mia vita sportiva non ci sono episodi di slealtà. La miglior risposta è la stima che i miei compagni hanno nei miei confronti. Ridirei le stesse cose“.

Alle fine dei conti, queste ultime parole di Buffon sono quelle più condivisibili. Anzi, le meno non-condivisibili. Anche perché è comprensibile che nella foga di una partita tanto importante un giocatore non si senta di compiere un gesto di fairplay così grande (ravvisare l’arbitro di uno sbaglio a proprio favore e perdere conseguentemente la partita). Altra cosa è dirlo. Proprio qui lo juventino ha sbagliato: peccare è umano, perseverare è diabolico, ma ‘diffondere’ il peccato è forse la cosa più grave di tutte. Finché è un classico appassionato di sport nel baretto sotto casa a dire “non l’avrei detto all’arbitro” la cosa rimane là, ma se a dirlo è il capitano della Nazionale allora il segnale, alle giovani generazioni e all’opinione pubblica in generale, è cattivo e dannoso.

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