Emma dopo la vittoria a Sanremo: “Il talent? E’ un falso mito. Noi artisti siamo tutti uguali”

By on febbraio 19, 2012

text-align: center”>Emma in conferenza stampa a Sanremo

Ce l’ha messa davvero tutta a spiegare che lei non è “un prodotto Mediaset“, che viene dalla gavetta nei pub, dove si canta per poche decine di euro, che si pagava da sola le lunghe trasferte in treno dal Salento a Milano per portare i demo alle case discografiche. Che è lei è una persona e non un personaggio, che non è una colpa aver sfruttato l’occasione di un palcoscenico come Amici. Insomma, che le etichette le appiccicassero addosso a qualcun altro. Che avesse qualcosa di diverso dai suoi compari di talent, Emma Marrone ha cercato di spiegarlo in tutti i modi. Lo ha urlato dal palco della manifestazione “Se non ora quando” in difesa delle donne, lo ha dichiarato a favor di telecamera a suon di “io canto con la voce non con le tette“. Lo ha ribadito ai microfoni di Michele Santoro, prima ad Annozero (“io non sono il prodotto di nessuno, ma dei miei genitori e di me stessa”) e poi a Servizio pubblico: tra stralci di vita personale e considerazioni sulla condizione politica del nostro Paese, si è impegnata ad uscire dal coro di replicanti emersi dai talent, a spiegare di non essere una ragazzina illusa che vive nel mondo delle favole. A tratti è sembrato quasi volesse urlare a gran voce “guardate che io non appartengo alla sottocultura della tv commerciale, non mi sentirete mai cantare ‘Meno male che Silvio c’è‘”. Ma inevitabilmente, con la sua vittoria al Festival di Sanremo, si è riaperta la polemica sui fuoriusciti dai talent che hanno monopolizzato la kermesse.

Emma è la terza artista lanciata Amici di Maria De Filippi a vincere Sanremo nelle ultime quattro edizioni: la vittoria del professor Roberto Veccioni lo scorso anno, con quel capolavoro di musica e parole che fu Chiamami ancora amore, ci fece sperare che la maledizione fosse definitivamente spezzata e che il binomio vincitore di Amici=vincitore del Festival appartenesse ormai al passato. E invece, puntualmente, il pronostico sul trionfo di Emma si è realizzato. Oltre ai ringraziamenti di rito “a tutti i tecnici,e ai musicisti” e alla dedica al cugino Leandro, scomparso a soli 23 anni lo scorso settembre in un incidente stradale, Emma ha rilasciato le prime dichiarazioni ufficiali questa mattina in conferenza stampa, scrollandosi di dosso per l’ennesima volta le polemiche sulla sua carriera televisiva. “Io penso che questo dei talent sia uno scudo che gli altri usano per non accettare l’evidenza: fuori dalle telecamere siamo artisti come gli altri. Mi sembra una caverna di Platone che racchiude un falso mito“, ha dichiarato la ventisettenne di Aradeo.

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D’altronde il vero problema non è Emma in se stessa, che pure è apprezzabile rispetto alla schiera di dilettanti senza talento né personalità che in questi anni hanno vissuto la ribalta dei palcoscenici più importanti. Perché nessuno può e vuole negarne le doti canore, lo stile e la sensibilità dell’interpretazione. Il problema è il “sistema Sanremo” inteso nella sua accezione più totalitaria e negativa possibile: uno pseudo-concorso impostato su criteri assolutamente impari, che vede in gara artisti visibilmente favoriti a scapito di altri pressocchè sconosciuti al grande pubblico, ostaggio delle majors discografiche che impongono pezzi, duetti e forse perfino gli abiti da indossare e di agenti dello spettacolo potentissimi (non facciamo nomi, non ce n’è bisogno) che operano dall’alto come burattinai invisibili sopra le teste degli artisti. Già, gli artisti, ridotti a mere comparse di uno spettacolo acchiappa-audience che niente ha a che vedere con la musica.

Un sistema drogato dalla logica del televoto, che è appannaggio di schiere di fan, per lo più giovani e giovanissimi, organizzati in maniera quasi scientifica e pronti ad agire come un esercito. Sembra esserne perfettamente consapevole Arisa, medaglia d’argento sul podio: “La differenza tra un musicista con un percorso televisivo alle spalle e uno che non ha avuto una esposizione mediatica prolungata – ha dichiarato pungente in conferenza stampa – è il bacino di utenza, un pubblico fidelizzato che ti segue sempre, soprattutto quando ci sono situazioni come queste”. Ecco, il nodo è tutto lì. E il problema non è certo Emma (inutile farne un capro espiatorio), ma il sistema di cui lei stessa fa parte, e da cui cerca in ogni modo di venire fuori, con quella ostinata voglia di rimarcare sempre la sua estraneità al contorto mondo dello show business. Forse saprà dimostrare di non essere l’ennesimo faccino alla moda da sfruttare finchè dura la sua popolarità, e allora uscirà dal buio di quella caverna che lei stessa ha evocato. Per la musica in tv, invece, deponete ogni speranza: da questo sistema, così com’è, ci guadagnano tutti e nessuno ha interesse a cambiarlo. Forse nemmeno il pubblico.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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