Michele Santoro dalla Rai al multipiattaforma: storia di un giornalista che prova a cambiare la tv

By on febbraio 4, 2012

text-align: center;”>Michele Santoro: dalla Rai a Servizio pubblico

Di lui si è detto tutto e il suo contrario. C’è chi lo osanna e chi lo odia, chi lo guarda con sospetto e chi ne apprezza le capacità: ma il curriculum di Michele Santoro parla per lui. E’ stato il primo, negli anni ’80 con Samarcanda, ad applicare all’approfondimento informativo la formula del talk show, portando in tv la voce delle piazze. Un format così innovativo da essere riprodotto dalla Bbc: negli anni ‘90 il programma si evolve, diventando prima Il rosso e il nero, poi Temporeale, e avvalendosi di una squadra di reporter d’avanguardia. Che piaccia o no, è evidente che lo stile giornalistico di Santoro ha provocato una vera e propria rivoluzione nel modo di porgere la notizia, soprattutto grazie all’uso dei reportage, spesso realizzati in chiave drammatica o narrativa. Ed è l’unico, Santoro, che occupandosi di politica riesce a fare gli stessi ascolti della fiction e dell’intrattenimento. Nonostante ciò, in Rai non lo hanno mai amato.

Quando esplode il caso Satirycon (Daniele Luttazzi, conduttore del programma su Rai2, intervista Marco Travaglio per parlare del libro L’odore dei soldi, che racconta i rapporti tra Silvio Berlusconi e ambienti della mafia siciliana), Santoro se ne occupa al Raggio verde, mandando in onda l’intervista in cui il giudice Borsellino parla delle inchieste su Mangano, dell’Utri e Berlusconi. Il futuro Premier telefona in studio adirato, dando vita ad un momento storico della nostra televisione: “Santoro lei è un dipendente del servizio pubblico, si contenga!“, intima il Cavaliere. “Io sono un dipendente del servizio pubblico, non un suo dipendente“, gli risponde il giornalista. Il 18 aprile 2002 il presidente Berlusconi da Sofia stila la sua personale lista di proscrizione, annunciando l’estromissione dalla Rai, subordinata alla maggioranza di centrodestra, di tre dei volti più noti al pubblico: “L’uso che Biagi, Santoro, Luttazzi hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga“. E’ il famoso editto bulgaro: da allora il contratto di Michele Santoro non sarà più rinnovato. Fino al 2006, quando, dopo l’esperienza al Parlamento Europeo come deputato dei Ds, il giornalista torna in Rai con Annozero.

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Il successo di pubblico è indiscutibile, tanto che il programma viene riconfermato in palinsesto per ben cinque edizioni, tra i continui malumori dei consiglieri in quota centrodestra di Viale Mazzini e gli strali dei politici di ogni schieramento. In primis, tra questi, il presidente del Consiglio Berlusconi, che ha un filo diretto con il dg Mauro Masi e con il funzionario dell’Agcom Innocenzi, cui esprime con insistenza la richiesta esplicita di chiudere Annozero. Nel giugno dello scorso anno Michele Santoro decide, di comune accordo con il neodirettore Lorenza Lei, di chiudere consensualmente il rapporto di lavoro che lo lega alla Rai, mettendo la parola fine al contenzioso legale che da anni vede protagonisti il conduttore e l’azienda proprio in merito al suo allontanamento ingiusto del 2002. Naufragata la trattativa con La7, da esperto conoscitore della televisone quale è, Michele Santoro si è imbarcato in un’impresa che pochi avrebbero avuto il coraggio di sottoscrivere. Il progetto di Servizio pubblico nasce sulla scia di quello già realizzato nel 2010 (quando la Rai aveva sospeso la messa in onda dei talk show politici in prossimità delle elezioni regionali) con Rai per una notte, la manifestazione-evento dal PalaDozza di Bologna, trasmessa su un sistema multipiattaforma: web, tv locali, digitale terrestre, satellite. In quell’occasione, circa 50.000 spettatori parteciparono alla realizzazione del programma versando una quota di 2,50 euro: il successo fu significativo e da lì è nata l’idea di una trasmissione finanziata dal pubblico e dai giornalisti, che in tal modo sono completamente liberi di creare un format indipendente e di distribuirlo su più piattaforme.

Alla festa del Fatto Quotidiano lo scorso 11 settembre, Santoro aveva annunciato la sua nuova impresa invitando il pubblico a partecipare: “Se voi ci darete 10 euro, Servizio pubblico, con l’aiuto di imprenditori come Sandro Parenzo, Etabeta e con l’aiuto del Fatto che ha aperto la strada dell’indipendenza, manderà in onda il programma. Se riusciremo a far vivere sul digitale e sui canali Sky che ospiteranno la trasmissione questo progetto (…) allora noi ci saremo avvicinati alla possibilità di trasformare la televisione italiana“. In più di 100.000 hanno risposto a quell’appello e poche settimane dopo, tra mille difficoltà, tentativi di boicottaggio e una concorrenza televisiva importante, l’idea è andata in porto con risultati più che soddisfacenti. Dopo il boom dell’esordio (in media tre milioni i telespettatori per la prima puntata, con uno share al 12,03%, ndr) gli ascolti si sono assestati intorno a cifre più modeste, ma comunque costanti. Anche giovedì scorso Servizio pubblico è stato il programa di approfondimento più seguito del giovedì sera, con 1.632.000, contro appena i 990.000 di Piazzapulita su La7. Un successo che non sta necessariamente nei numeri: a vincere è l’idea di un evento televisivo che rompe il monopolio della tv generalista, che vive in funzione del pubblico e non della maggioranza politica di turno, e in cui i giornalisti siano liberi di raccontare senza filtri anche i fatti più scomodi. Se questo era l’obiettivo, è stato centrato in pieno.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

One Comment

  1. anselmo

    febbraio 5, 2012 at 22:00

    Ho sempre seguito ed apprezzato Michele Santoro per gran parte del suo persorso
    giornalistico televisivo,da Samarcanda a Rosso e Nero a Tempo Reale ad oggi
    con Servizio Pubblico. Penso che avrebbe meritato in Rai almeno la Direzione
    di una delle tre reti. Berlusconi,a cui la stessa Rai è ancora asservita,ha preferito
    altri squallidi e prezzolati personaggi che hanno reso l’Azienda di Viale Mazzini,
    dipendente dall’ex capo del governo. Prima o poi,comunque,le cose cambieranno,perchè gli italiani non si lasceranno fregare altre volte,e in un
    prossimo futuro,con le prossime elezioni,manderanno a casa certi politici indegni…

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