Piazza pulita, la verità sulle emergenze e gli sprechi nell’Italia dei paradossi

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Formigli e la sua Piazza Pulita

Non c’è discorso politico, per quanto ben costruito, che sia in grado di spiegare e rendere accettabili certe situazioni. Da quanto visto ieri nel corso di Piazza Pulita, la distanza tra le istituzioni da un lato e i comuni cittadini e lavoratori dall’altro appare incolmabile. Lo riassume perfettamente un cittadino della provincia di Roma, mentre cerca di supplire all’assenza dello Stato spalando la neve sotto casa: “Che ne sanno i politici di come si usano questi attrezzi, di quanta fatica si fa? Quando mangiano il pane, sanno quanto lavoro c’è dietro?”. Il parallelo proposto da Corrado Formigli, tra l’Italia intrappolata nella neve e il disagio sociale che affligge larghe fasce della popolazione, mette efficacemente in relazione le storie di ricatti, soprusi, mala gestione e inefficienza raccolte dagli inviati. Si sono accesi, ancora una volta, i riflettori su realtà colpevolmente escluse dall’attenzione mediatica, come i non pochi casi  di licenziamenti a scopo punitivo per motivi sindacali o semplicemente per “aver parlato di schiavismo”. Questioni che chiamano direttamente in causa sindacato e classe imprenditoriale, rappresentate in studio da Maurizio Landini della Fiom-Cgil, per niente rassegnato di fronte a questo che definisce “un attacco alle libertà e alla Costituzione” e Guidalberto Guidi, importante industriale che invece resta convinto della necessità di riformare il lavoro rendendo più facili i licenziamenti (con l’abolizione dell’articolo 18).

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Un altro episodio simile è raccontato in prima persona da un’operaia cassaintegrata di Pomigliano, fuori dalla lista dei riassunti perché militante del sindacato che aveva fatto opposizione all’accordo di fabbrica. Il collegamento con Torino poi, fa luce sulle ragioni di studenti e ricercatori in lotta contro le politiche definite di “finta meritocrazia” in quanto fondate solo sulla precarietà e lo sfruttamento. Riprendendo le polemiche sulle sortite di ministri e sottosegretari nei confronti dei giovani, Formigli affida alll’inviato Antonino Monteleone la ricostruzione  delle carriere del sottosegretario Michel Martone e del fratello Thomas, probabilmente aiutati e non poco dai buoni uffici dell’influente padre, giudice di Cassazione di lungo corso. Il familismo all’italiana blocca così il ricambio nei mestieri e le professioni, rendendo sempre meno facile ai “figli di nessuno” l’accesso al lavoro, al di là del merito e dei sacrifici. E’ il punto su cui si anima il dibattito di Piazza Pulita, coi giornalisti Luca Telese (Fatto Quotidiano) e Antonello Caporale (Repubblica) all’attacco dei politici in studio Daniela Santanchè del Pdl e Francesco Boccia del Pd. Come se non bastasse, le rubriche “Casta Diva” (curata da Ambra Angiolini, impeccabile nel declamare la rassegna degli sperperi delle regioni italiane) e “Sprecopoli” (spazio aperto per le segnalazioni anche anonime degli sprechi della malapolitica in tutta Italia), rendono ancora più chiara la contrapposizione tra chi vive di sacrifici, contando solo sui propri mezzi, e chi invece usa il denaro, soprattutto pubblico, con la massima disinvoltura per soddisfare interessi assai diversi da quelli generali. Non ha torto Caporale quando rammenta: “Uno stato che ha 800 miliardi di spesa pubblica e 500 mila poltrone retribuite, possibile che non abbia i soldi per le emergenze dei cittadini?”

About Marco Franco

Il giornalismo come "cane da guardia" della democrazia, scrivere per diffondere idee e creare coscienza: queste sono le stelle polari che lo guidano. Studi classici, laurea in Giurisprudenza in arrivo, Marco non ha mai smesso di coltivare i suoi interessi, primo tra tutti la lettura. Libri, riviste e tanti quotidiani sempre al suo fianco, in una continua ricerca delle "verità scomode". Idealista, spesso "controcorrente" e attivo nel volontariato, ama la politica e l'informazione di antica scuola. Riccardo Iacona e Milena Gabanelli i punti di riferimento, per coraggio e professionalità dimostrati sul campo. Esperienza come web writer su diverse piattaforme e come redattore in bollettini d'informazione politica locale. Natura, sport e la musica rock le altre passioni, anzi il carburante per andare avanti!
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2 Comments

  1. Gian bruno

    febbraio 10, 2012 at 12:28

    Sono un dirigente di azienda. Nel settembre 2010 mi è stata diagnosticata una ECTASIA CORNEALE POST LASIK all’occhio dx. Il 23 novembre 2010 sono stato operato in anestesia generale per il trapianto di cornea all’occhio dx. Il 27 gennaio 2011 ho ricevuto la lettera di licenziamento perchè a dire dell’Amministratore della società della quale ero il Direttore Generale, la malattia sarebbe stata “ARTATAMENTE COSTRUITA”. Il 30 gennaio 2012 ho tolto i punti di sutura dalla cornea. Il 15 marzo 2012 ho una ulteriore visita di controllo preparatoria ad un ulteriore intervento all’occhio dx. Il 3 luglio 2012 ho già prenotato un intervento all’occhio sx. La prima udienza per la causa di lavoro si terrà il 14 aprile 2012, NOVE mesi dopo il deposito del ricorso al licenziamento. Sono 13 mesi che non percepisco uno stipendio, ho 58 anni e non so quando finirà la causa di lavoro. Speravo, con gli ultimi risparmi di fare versamenti volontari per il raggiungimento della pensione di anzianità. Al 31.01.2011 avevo 38 anni di contributi per la pensione e mi mancavano 2 anni per raggiungere i 40. Ora grazie alla riforma Monti me ne mancano 4 e mezzo. Non sò quando potrò tornare ad essere operativo, non ho speranze di trovare lavoro. E si vuole anche togliere l’art. 18?Grazie a tutti per come avete tutelato i lavoratori e la gente come me che ha iniziato a lavorare a 14 anni e mezzo. Gian Bruno Galvanini

  2. Marco

    marzo 6, 2012 at 14:57

    Caro Gian Bruno, la Sua testimonianza conferma che il concetto di giustizia sociale dovrebbe essere tenuto presente in maniera più seria da istituzioni e organizzazioni sindacali più o meno rappresentative: quando si parla di lavoratori e pensionati come se fossero birilli da spostare o buttare giù a piacimento, è un brutto segnale per tutti. Giovani e meno giovani.

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