Walter Chiari – fino all’ultima risata. Il personaggio è stato frainteso?

By on febbraio 28, 2012
Walter Chiari - fino all'ultima risata

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Walter Chiari – fino all’ultima risata è apparsa come una fiction godibile. La sceneggiatura si è dipanata senza intoppi, bravi attori (in primi Alessio Boni e Bianca Guaccero) hanno offerto con naturalezza l’immagine di Walter Chiari e delle persone che sono state, nel bene e nel male, artefici del suo destino. Gli spettatori a casa hanno confermato questa impressione con uno share che si è aggirato, nel corso delle due puntata, intorno al 20-22% (ciò vuol dire 6 milioni e passa in termini di audience).

E’ tutto oro quel che luccica? No, men che meno in questo caso. Se a primo acchito la qualità di quest’ultima opera della Rai (prodotta dal parlamentare Pdl Luca Barbareschi) non è sembrata in discussione, a ragionare sulla fiction nel suo complesso e, soprattutto, sul ritratto di Walter Chiari, qualcosa non torna. La vita del comico, infatti, è apparsa come la storia di un talento naturale che si è rovinato a causa della dipendenza dalla droga. Ai telespettatori, molti dei quali non hanno fatto in tempo a vedere Walter Chiari all’apice del suo successo, questo ‘disegno’ è bastato. Ma siamo sicuri che Walter Chiari sia stato solo questo? 

Bianca Guaccero

E’ Aldo Grasso, famoso critico televisivo, ad analizzare la discrasia tra il Walter Chiari raccontato e il vero Walter Chiari. Nel blog A fil di rete si legge: “Sembra che la sua vita sia stata solo una sfilata di belle donne. Manca totalmente la dimensione tragica, che oggi forse è l’unica chiave per riscoprire Walter: dietro ai suoi successi c’è un perdente, dietro al genio non c’è soltanto la sregolatezza, quanto piuttosto la solitudine che sgretola ogni certezza”.

Il giudizio del critico sulla serie è negativo: “Era impossibile costruire una fiction così brutta, ci sono riusciti”. L’unico a salvarsi, secondo Aldo Grasso, è Alessio Boni: la sua è stata una buona performance, anche se ha dovuto interpretare la versione ‘fraintesa’ di un personaggio.

Forse, la pecca della fiction è stata quella di voler avvicinare troppo Walter Chiari alla gente comune, ritraendolo come un uomo semplice, quasi ingenuo. Questa decisione ha ‘schiacciato’ il personaggio, sottraendone complessità e ‘multi-dimensionalità’, corrispondente, secondo Aldo Grasso, all’elemento tragico preponderante in lui.

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8 Comments

  1. Stefano

    febbraio 28, 2012 at 12:26

    Dividerei il giudizio sulla fiction “fino all’ultima risata” in due.
    Ho apprezzato moltissimo la grande capacità di Alessio Boni di mimetizzarsi in Walter Chiari fino a cogliere ogni minima sfumatura della sua gestualità, del suo linguaggio del corpo. Anche la stessa voce di Boni, pure diversa nel timbro, è riuscita a ridarci miracolosamente l’identità della voce di Walter.
    Da questa fiction, tuttavia, emerge un Walter Chiari troppo omogeneo tra quello sul palcoscenico e quello della vita privata, ma, soprattutto, c’è una semplificazione dell’attore. Egli non fu solo ironia e barzellette, ma espresse nei suoi spettacoli, attraverso la sua acutissima intelligenza, un approccio filosofico, poetico, da grande affabulatore, sulle vicende dell’uomo. Tutto ciò non affiora nel personaggio della fiction in questione.

    Stefano

  2. Cota Vittorio

    febbraio 28, 2012 at 13:20

    La fiction,comunque mi e piaciuta. E alla fine mi sono anche commosso. Certo un-operazione di questo tipo non puo avere quella complessità e ‘multi-dimensionalità’ che un intellettuale come Grasso vorrebbe perche poi a vederla sarebbe stata la meta di quelli che la hanno apprezzata e amata. A me ha ricordato gli anni della prima adolescenza quando Chiari era una delle star insuperate del mitico sabato sera della RAI anni 60. Rispetto alla fogna televisiva attuale, Chiari e gli altri restano un sogno. Semmai non mi e piaciuto che abbiano tralasciato completamente il fatto che Chiari in gioventu, era stato nella Decima Mas e aveva fatto parte di una batteria antiaerea tedesca in Normandia nei giorni del DDay.

  3. giuseppe

    febbraio 28, 2012 at 13:29

    troppo superficiale il modo con cui è tratteggiato il personaggio Walter-manca aprofondimento periodo storico e culturale e sopratutto psicologico del protagonista-si dà per scontata una dipendenza da droghe varie ed una commistione col mondo della malavita senza una qualsivoglia spiegazione ambientale,psicologica,sociale.
    Risulta difficile capire come un operaio semplice possa arrivare a tanto successo solo grazie ad improntitudine e stupefacenti.Troppo facile e quasi impossibile.Forse una puntata in più per capire meglio il personaggio ,l’ambiente,la società in cui si muoveva e l’arresto per droga (un grammo di cocaina) che oggi ,agli occhi dei più giovani risulta sicuramente incomprensibile,sarebbe stato utile ad una rivisitazione di un personaggio che nel bene e nel male ci ha accompagnato per un tratto della nostra vita

  4. Roberta

    febbraio 28, 2012 at 14:40

    Non sono assolutamente d’accordo con l’opinione di Aldo Grasso. La fiction a me è piaciuta moltissimo, innanzi tutto per la bravura con cui Alessio Boni si è calato nel personaggio. In alcuni momenti non vedevo lui ma Walter Chiari stesso, tanto era uguale nelle movenze e nel modo di parlare. Ma la dimensione tragica c’è eccome! Il perdente, la solitudine, la debolezza di quest’uomo sono espresse molto bene e io mi sono molto commossa, io che ignoravo totalmente tutta la storia personale di questo attore.

  5. Lucio

    febbraio 28, 2012 at 18:53

    Il figlio di Walter Chiari evidentemente non ha la stoffa del padre. E che senso ha difendere una fiction che è praticamente pura invenzione e pura fantasia… su qualche base vera? ALlora perché intitolarla a Walter Chiari. Bastava un nome di fantasia. Anche Band of Brother era una fiction… ma tutto (o quasi) era coerente, coeso e temporale. Interessante la storia del padre in Normandia… anche se il figlio dice che è una invenzione (ma non è vero il tenente di Walter Chiari si chiama Bregliano ed è ancora vivo così come sui altri commilitoni in Normandia che operarono con i cannoni 88mm) , che credibilità può avere invece lui che avvalla una marea di invenzioni sul padre presenti nella fiction. Del padre… ha solo il cognome.

  6. albachiara

    febbraio 29, 2012 at 09:16

    ho visto la fiction.Ho seguito Walter, come spettatore,ma quello che ho visto,mi e parso “amputato”di tanti altri momenti.Mi è apparso più un personaggio patetico dal quale traspariva un qualcosa che aveva dentro di sè.Credo che,al di là di tutto,fosse rimasto un eterno bambino in cerca di qualcuno che potesse amarlo nel senso più grande della parola ma,allo stesso tempo,qualcuno su cui poter riversare l’amore che aveva dentro.A volte,il sentirsi solo ed abbandonato,può essere negativo.Gli amici ci sono finchè tu sei un personaggio famoso ma poi?Solo quando hai bisogno si capisce la necessità di sentire la vicinanza delle persone amiche.Per le persone di spettacolo è difficile accettare la vecchiaia per cui,travolto da un destino così crudele non ha potuto contare su nessuno.Che riposi in pace.

  7. Lorenzo

    febbraio 29, 2012 at 10:16

    Salve,
    abbiamo pubblicato sul nostro sito (ripreso poi da molte testate) una risposta alla critica di Aldo Grasso. La potete trovare qui: http://www.casanovamultimedia.it/risposta-ad-aldo-grasso/

    Grazie dell’attenzione,
    a presto

  8. sara

    febbraio 29, 2012 at 15:10

    Trovo che sia stata una fiction godibile, con una seconda parte emozionalmente migliore della prima, pur nelle evidenti semplicazioni e con qualche superficialità di troppo. I personaggi sono un po’ ritratti come “maschere”, senza approfondimenti psicologici, ma penso che sia stata una scelta di apertura al pubblico: non credo che gli sceneggiatori non abbiano avuto la possibilità di essere più precisi nella biografia, e la scelta di attenersi al verosimile più che al vero è stata forse presa per timore di cadere nell’apologia o di annoiare.
    In definitiva direi che di questi tempi non è scontato trovare una fiction con dialoghi accettabili, buon ritmo, buona recitazione (vogliamo parlare di certe prove recitative da brividi di alcune serie televisive italiane?) e soprattutto con un protagonista eccezionale (Alessio Boni sembrava davvero Walter Chiari, si è calato nel personaggio da grandissimo professionista). Il pubblico ha risposto bene, infatti, e gli ascolti sono stati ottimi.

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