Che tempo che fa, il ricordo di Lucio Dalla e le lacrime di Vecchioni

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text-align: center”>Roberto Vecchioni si commuove ricordando Dalla

Una puntata di grande commozione quella andata in onda ieri sera 3 marzo di Che tempo che fa, incentrata sul ricordo delle parole, la poesia e la personalità del grande Lucio Dalla con gli amici di sempre, Roberto Vecchioni e Vito Mancuso arricchita dalla presenza dei Fratelli Taviani, Orso d’oro a Berlino con il film Cesare deve morire. E ricche sono state le testimonianze degli ospiti al cospetto di Fabio Fazio che hanno dato un enorme contributo al ricordo di un grande artista nonché grande amico. “In Italia ci sono tantissimi cantautori – ha spiegato Vecchioni – Lucio però si è distinto per essere arrivato ad una forma di linguaggio che rappresenta una perfetta sintesi tra il pratico e lo stravolgente”.

“E’ un sistema che usava un grande scrittore come Cechov – continua Vecchioni – che lui chiamava distrazione, la tragedia non può durare sempre, ad un certo momento della tragedia deve arrivare qualcosa che stravolge tutto, e Lucio nelle sue canzoni faceva proprio questo….”. Anche per Vito Mancuso l’incontro con Dalla è stato un illuminante percorso di vita: “L’emozione della prima volta per lui valeva correre qualche rischio e lui aveva la sterminata capacità di parlare di qualsiasi cosa”. E sulla loro amicizia: “C’era il riposo negli occhi dell’altro tra di noi. L’amicizia non ha bisogno di discutere, è quel fluido speciale che tutti noi conosciamo, che la definisce. Se c’è una cosa di cui Lucio era innamorato era lo sguardo degli uomini…”.

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Non il cantautore di Dio dunque ma  della vita, dei cattivi pensieri, dell’ironia e del mondo stesso infatti come ha dichiarato Vecchioni: “era l’unico che mi chiamava professore per prendermi per il culo”. E dopo aver celebrato la sua variopinta personalità è stato proprio il Professore a recitare i versi della canzone “L’anno che verrà” commuovendosi alla fine per la perdita dell’amico. Una personalità quella di Lucio Dalla che ha lasciato un segno indelebile anche nei due grandi registi Paolo e Vittorio Taviani infatti il cantautore recitò in uno dei primi film dei Taviani “I sovversivi” che lo ricordano come “un folletto ventenne”. “E’ morto un poeta – ha sottolineato Paolo Taviani –  ha aiutato molti a capire sé stessi con la sua musica, ad amare sé stessi e amare anche gli altri”.

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“La canzone Itaca ad esempio è stata presenza costante nella nostra vita e io l’ho cantata tanto…” Paolo e Vittorio Taviani hanno poi parlato del riconoscimento ottenuto a Berlino commentandolo così: “Non è il solito premio. Ci fermavano per strada e ci dicevano: grazie per l’Italia. Uno addirittura ha detto che ha messo la bandiera. E’ un po’ per la per la situazione italiana…” E l’esperienza di Cesare non deve morire realizzato con i detenuti di Massima sicurezza del carcere di Rebibbia ha messo in evidenza la tragedia umana che è stata trasfigurata a livello cinematografico. “Siamo andati a Rebibbia molto diffidenti  – ha spiegato Vittorio Taviani –  e siamo capitati nel braccio di Massima Sicurezza; quella sera stavano rappresentando l’ Inferno Dante e un uomo leggeva Paolo e Francesca in napoletano. La cosa che ci colpì era che durante la lettura diceva:  voi che siete qua non potete capire l’amore dannato di Paolo e Francesca mentre noi si…”

E quello che ha convinto i registi è stato il momento dei provini in cui i detenuti gridavano con forza il loro nome: “Ai provini ci hanno commosso, hanno pianto davvero, si arrabbiavano davvero…e noi abbiamo pensato perché dicono il loro nome? Perché sapevano che era un film che sarebbe andato in giro e hanno gridato il loro nome per dire: noi siamo qui, non ci dimenticate!” Un film, Cesare non deve morire, che mette in evidenza il potere catartico dell’arte e del cinema che in questo caso si cimenta del dolore e lo trasforma in drammaturgia scenica di grande impatto emozionale e visivo.

E stasera alle 20,10 andrà in onda una nuova puntata di Che tempo che fa che avrà come ospiti Attilio Befera, Presidente di Equitalia e Direttore dell’ Agenzia delle Entrate, Massimo Gramellini, il direttore d’orchestra e pianista Antonio Pappano e in conclusione l’esilarante appuntamento con Luciana Litizzetto.

http://www.youtube.com/watch?v=z9hlGuk9lOs

About Alessia Onorati

E' laureata in Lettere indirizzo Discipline dello Spettacolo con una tesi sul metalinguaggio nel cinema documentario. Sin dalla tenera età amante della scrittura, è approdata al mondo del giornalismo con uno stage post universitario in un giornale locale della sua zona di residenza per poi iniziare varie collaborazioni da free lance con mensili di spettacolo e siti web. Appassionata di letteratura, viaggi, teatro e cinema, non può fare a meno della tv e soprattutto adora i programmi gialli e horror, nonché di mistero e approfondimento culturale "di qualità".
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