Commissariamento Rai: ipotesi realizzabile o preludio all’ennesima lottizzazione?

By on marzo 21, 2012

text-align: center”>Rai: commissariamento o rinnovo del cda

Sulla Rai non c’è proprio verso di trovare un accordo: se sulla riforma del mercato del lavoro il governo ha deciso di tirare avanti anche senza il consenso della Cgil, la riforma della tv pubblica è ancora ostaggio delle rivendicazioni dei partiti, irremovibili sulle rispettive posizioni. E a fare da nemico è soprattutto il tempo: manca pochissimo alla naturale scadenza del consiglio d’amministrazione, il cui mandato terminerà, almeno formalmente, quando saranno approvati i bilanci dell’azienda (data prevista, 28 marzo). Dopodichè, in assenza di una soluzione alternativa, si procederà con la nomina di un nuovo Cda, sulla base della legge in vigore in materia di radiotelevisione, la contestatissima Gasparri. A chiedere che non si verifichi l’ennesima lottizzazione della storia della Rai è stato per primo il Pd di Bersani, seguito a distanza di settimane da Gianfranco Fini e da tutto il Terzo Polo: secondo centristi e democratici, una riforma della governance Rai, più volte invocata anche dal presidente Garimberti, oppure un commissariamento della stessa azienda spianerebbero la strada alla fuoriuscita dei partiti dalla tv di Stato.

Ma il centrodestra non ci sta: il Pdl di Alfano non vuole cedere le poltrone strategiche di Viale Mazzini, o almeno non senza garanzie riguardo le future intenzioni del governo sulla vicenda del famoso beauty contest per le frequenze tv, che tanto sta a cuore a Mediaset e all’ex premier Silvio Berlusconi. Col risultato che il governo si trova in una situazione di stallo. Ma un l’ipotesi di un commissario risanatore per la Rai è davvero plausibile? In uno scenario complicato dalle beghe politiche e dagli interessi privati, ci ha pensato Stefano Folli sul Sole24Ore a spiegare la possibile evoluzione del nodo Rai. Secondo l’editorialista, i tempi per decidere potrebbero diluirsi ancor di più in funzione dell’approvazione dei bilanci, che richiederà alcune settimane, facendo slittare la scadenza dell’attuale Cda al prossimo maggio. Proprio in quel periodo, il governo dovrà decidere cosa fare delle frequenze tv che il beauty contest avrebbe assegnato con procedura gratuita: l’ipotesi di un’asta low cost sembrava un compromesso raggiunto tra il governo e il centrodestra, ma secondo Folli la questione frequenze è legata a filo doppio con la riforma della governance Rai, lasciando intuire che le due vicende giungeranno a soluzione solo trovando un equilibro reciproco.

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E c’è da giurare che il Pdl farà barricate sull’ipotesi di commissariamento avanzata dagli avversari politici: d’altronde servirebbe una forzatura del governo per imporre un atto giuridico che si adotta solo per le aziende con bilanci in dissesto: “La legge Gasparri non prevede la possibilità del commissario. Quanto ai conti della Rai, sotto il profilo formale, non sembrano in rosso – spiega Folli – Difficile trovare un appiglio per procedere come vorrebbero Bersani, Fini e Casini. D’altra parte resta sul tavolo il tema prioritario di un Consiglio da rinnovare, sia pure nella cornice della Gasparri. E di un direttore generale a cui attribuire grandi poteri e notevole autonomia”.

Ecco, l’atro nodo è proprio il consiglio d’amministrazione: come ha ricordato l’ex consigliere Nino Rizzo Nervo (dimessosi dopo la conferma di Maccari alla guida del Tg1 imposta da Lorenza Lei, ndr), la Gasparri va modificata alla radice per rispettare le norme in materia di aziende pubbliche quotate in borsa imposte dalla legge finanziaria 2008 e dalla successiva legge di stabilizzazione finanziaria del 2010. Secondo quest’ultimo testo, tutti gli enti pubblici devono predisporre la riduzione a soli 5 membri del numero dei componenti dei consigli di amministrazione. “Ora la Rai è senza alcun dubbio, in quanto società per azioni di proprietà per il 99% del Tesoro e per l’1% della Siae, un ‘ente pubblico economico con personalità giuridica di diritto privato’ – scrive Rizzo Nervo sul quotidiano Europa, spiegando che l’azienda con l’attuale configurazione potrebbe incorrere in danni economici importanti. “Rinnovare il consiglio di amministrazione con l’attuale normativa comporterebbe dunque un rischio: gli amministratori potrebbero essere chiamati a rispondere di danni all’erarioavverte Rizzo Nervo – mentre è concreta la prospettiva di un corposo contenzioso determinato da inevitabili ricorsi per l’invalidazione delle delibere di volta in volta adottate“.

Insomma, la Rai continua ad essere una tegola che pende sulla testa del governo Monti, oggi impegnato soprattutto nella fase decisiva di presentazione della riforma del mercato del lavoro, ma tirato per la giacchetta da destra e da sinistra per quello straordianrio strumento di potere che è la televisione. Un quadro perfettamente fotografato da Enrico Mentana, che sulla sua pagina Facebook propone una soluzione, per cosi dire, “creativa” alla querelle: “E’ pazzesco che in un momento come questo, in cui si sta decidendo la riforma di assunzioni e licenziamenti, i partiti si sbranino a vicenda non sul mercato del lavoro ma sulla Rai, impegnati in un memorabile scontro: se sia meglio un direttore generale o un commissario (in questo caso il candidato ideale è il commissario Rex, che sa fare ascolti e almeno morde invece di parlare)“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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