Fratello maggiore: brutta copia moralizzante con una pessima sceneggiatura

By on marzo 22, 2012
fratello-maggiore-prima-puntata

text-align: justify”>Clemente Russo prima puntataIeri sera ha debuttato su Italia1 il nuovo format proposto da Magnolia per Mediaset, Fratello Maggiore con Clemente Russo. La puntata, divisa in due episodi, era incentrata sulla vita di due adolescenti in un rapporto conflittuale con la famiglia. In entrambi i casi si trattava di famiglie non convenzionali, con Fabrizio (18 anni) figlio di genitori separati, costretto a vivere con la madre e il patrigno nel primo caso, e con Rebecca (19 anni) che non ha accettato il divorzio dei suoi genitori, incolpando e sfogandosi contro la madre con la quale vive. Fabrizio mostra un carattere difficile, aggressivo. Questa violenza si scatena anche in famiglia, soprattutto nei confronti della madre. Frequenta delle brutte compagnie e passa le giornate davanti al computer e ai videogiochi. Rebecca, invece, accusa la madre di non essere mai stata dalla sua parte, di non ascoltarla ma soprattutto di non aver avuto mai fiducia in lei. Sogna di entrare a far parte del mondo dello spettacolo e dedica all’attività di casting tutto il suo tempo, oltre naturalmente al tempo passato davanti al pc, alla televisione e in discoteca con gli amici. Scopo del programma è quello di raccontare il disagio profondo che vivono questi ragazzi e cercare, con l’aiuto di un esperto, di risolverlo.

Fratello maggiore cerca di copiare lo stile di nuove realtà televisive come Real Time e Cielo. Le inquadrature, lo stile del racconto ricordano format come Sex Therapy, ma guardando la prima puntata si capisce subito che qualcosa non va. Le storie raccontate potranno anche essere vere, ma i protagonisti, compreso Clemente Russo in versione zen, fingono. Molti programmi sui canali sopra citati ci presentano realtà manomesse in parte da un copione che si attiene alle esigenze che il contesto richiede, ma quasi sempre viene salvata la veridicità del prodotto. Non nel caso di Fratello maggiore. Qui chi ha scritto il copione dovrebbe farsi qualche domanda: ogni cliché possibile ed immaginabile non è stato disatteso. Il risultato? Sembra di essere di fronte alla versione moralizzante e sociale di Tamarreide.

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Insomma un prodotto brutto come pochi, dove i luoghi comuni la fanno da padrona. Ascoltando i dialoghi proprio non si riesce a credere che ci sia un minimo di verità in ciò che viene trasmesso. Fratello maggiore banalizza una tematica complessa, e fa credere che basti Clemente Russo e una pacca sulla spalla per risolvere dei disagi, cambiare una persona.

About Gianrico D'Errico

Nato a Cisternino (BR) nel 1988. Laureto in Filosofia è laureando in Scienze Filosofiche a Padova. Ama le serate con gli amici (preferibilmente a casa con coperta e cioccolata calda). Da sempre lo accompagna la passione per il cinema, gli sono irresistibili le commedie nere. Diventare giornalista è una delle tante opzioni che ha appuntate sul suo taccuino delle cose da fare da grande (assieme all'astronauta e l'inventore di cose utili). Per adesso ci prova con tanta passione per la scrittura e la televisione.

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