Geppi Cucciari e gli inspiegabili bassi ascolti di G’Day. Eppure la elogiano tutti.

By on marzo 28, 2012
Foto Geppi Cucciari su La7

text-align: center”>Perchè Geppi non sfonda

Di lei il temibile critico televisivo del Corriere della Sera, il professor Aldo Grasso ha scritto: “Geppi Cucciari è il caso più interessante su La7 dopo Enrico Mentana“. Ma “l’intelligenza in tv così come nella vita non si sposa mai con i grandi numeri“. Il conduttore di Tvtalk Massimo Bernardini, il programma che si prefigge nell’analisi delle trasmissioni andate in onda durante la settimana, ha detto sempre su di lei in un’intervista a Davidemaggio: “Geppi, caso totalmente diverso, fa un programma brillante, efficace, non riesco a capire perché non cresca di pubblico: il programma è perfetto da un certo punto di vista”.

All’indomani della sua memorabile performance al Festival di Sanremo nel quale ha riabilitato la deturpata immagine della donna ridotta a corpo dispensatore di coleotteri, la vox populi la invocava come conduttrice della prossima edizione della kermesse canora. A Tv, sorrisi e canzoni ha fatto sapere che ci andrebbe di corsa, anche se a nostro parere l’Ariston necessita in primis di un presentatore più o meno ingessato nelle vesti di sacerdote, con la comica sarda perfetta nel ruolo di distruttrice della messa pagana seguita dalla maggior parte degli Italiani.

Insomma, tutti pazzi per Geppi Cucciari, ma il suo G’Day, l’appuntamento preserale originariamente in onda dal lunedì al venerdì dalle 19.20 fino al tg di Mentana e ora allungato retroattivamente di venti minuti, non sfonda: lunedì per esempio nella prima parte ha ottenuto 348.000 spettatori (2.45% di share) e nella seconda 507.000 (2.62%). L’anteprima a 408.000 (2.50%). Un risultato non tragico, ma è davvero un peccato un responso del genere se si considera una scrittura geniale e al passo con i tempi: rubriche del calibro “L’opinione rotante”, “Come lei saprà”, “Le vostre notizie” (quest’ultimo spazio è da ricollocare all’inizio, ha poco senso a pochi minuti da Mentana) costituiscono una boccata d’aria fresca per la situazione della satira italiana, da mesi parsa in uno stato di sclerosi da quando Mister B. è uscito di scena.

geppi-con-roberto-vecchioni

Invece G’Day ha la capacità di trovare sempre molta carne al fuoco scandagliando le stranezze della cronaca italiana o della televisione stessa. Per non parlare di Geppi, sempre con la battuta pronta e bravissima come pochi nell’interagire con questo o quell’ospite, regalandogli spesso una seconda giovinezza, come nel caso di Davide Mengacci, da troppi anni relegato ad esploratore dei piatti reconditi in remote zone d’Italia o del sondaggista Renato Mannheimer, quest’ultimo in preda a narcolessia ogniqualvolta che è alla corte di Bruno Vespa.

Quali sono allora i motivi del – dispiace chiamarlo così – flop? Per chi scrive è davvero difficile trovare dei difetti in G’Day, da grande fan di Geppi, ma ci proveremo. In primis la collocazione oraria: Grasso in testa, la maggior parte critica lo sbagliato posizionamento nel preserale, dove Carlo Conti e Gerry Scotti spadroneggiano, consigliando di spedirlo in seconda serata. Peccato però che la seconda serata di La7 parta a mezzanotte: in questo caso si tratterebbe di uno spreco in piena regola, così come avveniva per un Victor Victoria trasmesso tardissimo.

Secondo punto: un umorismo non per tutti. L’angolo di Geppi è perfetto per i radical chic di La7, gli studenti non abituali fruitori del mezzo televisivo e invece grandi frequentatori dei portali di informazione via web o lettori della carta stampata. Per fare un esempio, il divieto da parte della Commissione europea imposto a Montalbano di non mangiare un certo tipo di pesce perchè ritenuto specie protetta rappresenta una chicca. una perla che ha impreziosito la pagina degli Spettacoli sul Corriere della Sera. Il Tg1, che pure nell’era Minzolini ci ha abituato a racconti zoologici ben più bislacchi, non tratta abitualmente di certe chiccherie metatelevisive.

Dunque, davanti a Cucciari e soci si prospetta un bivio: si deve allargare la forbice del pubblico intercettando anche quelle fasce meno “interattive” oppure continuare a percorrere la filosofia del “pochi ma buoni”? Considerando che la prima opzione andrebbe a minare l’identità di G’Day – oltre che di La7 – meglio continuare sulla rotta attuale.

About Marcello Filograsso

Studia Giornalismo all'Università degli Studi di Bari e ha esperienza come blogger e addetto stampa di un giovane politico della sua città. Il suo primo amore è la televisione, soprattutto per le serie tv americane come le sitcom "Will & Grace", "Modern Family" e "Tutto in famiglia". Ha la passione per il canto - che sfoga solo al karaoke - e segue con molto interesse i talent show come "X Factor", da quest'anno su Sky. Ama leggere quotidiani, settimanali e libri che parlano di televisione. Il suo modello di critico televisivo è Aldo Grasso. Il suo ambizioso sogno è condurre il Festival di Sanremo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *