Gigi Vesigna contro Celentano e le vittorie “pilotate” di Scanu e Emma

By on marzo 19, 2012

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È un Gigi Vesigna incontenibile quello intervistato da Stefano Lorenzetto per “Il Giornale”. Il decano del giornalismo italiano, che ha appena compiuto 80 anni, ha diretto dal 73 al 94 il settimanale “Tv Sorrisi e Canzoni”. Riusciva a vendere fino a tre milioni di copie a settimana fino ad arrivare a quattordici milioni di copie in un mese. Circa il triplo della vendita attuale. Vesigna racconta la sua carriera, i suoi incontri con politici e star della televisione. Ma ciò che lascia sconvolti sono le dichiarazioni shock sul Festival di Sanremo. Partiamo dall’ultima edizione: “A dire il vero aveva vinto Noemi, ma è rimasta in testa solo un quarto d’ora. Poi s’è scatenato il televoto degli amici degli amici e ha vinto Emma. Ha talmente vinto che Noemi è arrivata terza, neanche seconda. Ed era prima. Il televoto è una roba vergognosa, sai? Ti compri un call center, paghi 2 euro una telefonata che a loro costa 1,75 e vinci. È un modo per far soldi da parte della Rai e delle compagnie telefoniche”.  Poi affronta il caso Scanu-Pupo che molto sta facendo discutere negli ultimi giorni. Pupo ha accusato Scanu di avergli scippato la vittoria, Scanu aveva deciso di querelarlo salvo poi fare marcia indietro. Vesigna ci mette il carico da novanta:

«È un sospetto fondato. Due anni fa Pupo, il principe Emanuele Filiberto di Savoia e il tenore Luca Canonici stavano per vincere con Italia amore mio. Sarebbe stato un disastro, perché non c’era proprio la canzone. Mi risulta che sia entrato in azione un funzionario della Rai. Morale: il loro numero di telefono ha smesso di funzionare, dava sempre occupato, ho provato io stesso a chiamare. E ha vinto Valerio Scanu, arrivato a Sanremo grazie ad Amici di Maria De Filippi, che era al secondo posto. Ma c’è riuscito solo perché avevano bloccato il numero telefonico di Pupo e del principe. Un ordine partito dall’alto. Ti ripeto: sono ipotesi. Le quali però, stranamente, ottengono i risultati che t’aspetti».

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Se si tratti solo di ipotesi la capiremo nei prossimi giorni. Sicuramente non si faranno attendere le risposte. L’intervista poi si sposta sulla presenza di Celentano a Sanremo: “Hanno messo in mezzo Gianni Morandi e poi fa tutto ’sto Mazzi che ha lavorato nel Clan del Molleggiato. Io dico solo che un minimo di elasticità, in un contratto del genere, lo devi mantenere. Altrimenti diventa dogma. Lui ha preteso il dogma. Fosse stato almeno divertente. Ci hanno costretti a parlare di Celentano prima per capire che cosa avrebbe detto e poi per capire che cosa aveva detto”. E non manca una riflessione sulla tv di oggi:

Ha unificato il linguaggio. Prima l’Italia non parlava l’italiano. È stata la televisione, con Non è mai troppo tardi del maestro Alberto Manzi e gli sceneggiati di Sandro Bolchi, a insegnarglielo. La tv è deteriorata in modo imbarazzante. Quando vedo il Grande fratello e L’isola dei famosi, o anche L’arena di Massimo Giletti, giro la testa dall’altra parte. Oddio, non riesco a spegnere subito, perché un po’ subisco l’effetto Wanna Marchi, l’urlo attira sempre, c’è poco da fare. Mi salvo con la Gialappa’s e Striscia la notizia”.

Vesigna sembra essere il simbolo di una genrazione che ha il coraggio di dire sempre quello che pensa, una generazione che invecchia solo anagraficamente ma non certo con il cervello.

 

About Giuseppe Candela

Nato a Nocera Inferiore(Sa) si è laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi sulla comunicazione politica dal titolo “Pop o Papi? Vizi privati e pubbliche virtù. L’assenza-essenza dei media”. Si sta specializzando nell’ambito televisivo. Appassionato di calcio, di politica e soprattutto del piccolo schermo, ha collaborato e collabora con tv e giornali locali. Da settembre 2009 è opinionista a “Domenica in L’Arena” su Raiuno. Ha scritto e condotto eventi che hanno avuto risonanza nazionale. Guarda con occhio critico la televisione senza nessun pregiudizio.

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