Il Tg1 solidale con i Marò italiani prigionieri in India

By on marzo 14, 2012

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Il Tg1 aderisce alla campagna di solidarietà a favore dei due  marò italiani ancora in stato d’arresto in India. Lo ha annunciato, per prima, la giornalista Susanna Petruni che, ieri sera, in apertura del tg delle 20.00 e con tanto di fiocco giallo in petto, annuncia: Apriamo questa edizione con un segno di solidarietà con i nostri connazionali detenuti in India dal 19 febbraio. Si tratta di un’iniziativa lanciata dalla Marina Militare per il ritorno in patria dei due fucilieri del Reggimento San Marco, accusati dell’omicidio di due pescatori indiani e, da allora, prigionieri in India.

Il nastro giallo è un simbolo internazionale, spesso adottato dagli americani nelle loro campagne a favore del ritorno in patria dei soldati impegnati sul fronte estero. Stessa iniziativa, infatti, fu intrapresa, qualche anno fa, per il ritorno in Patria  dei reduci della Guerra del Golfo. Anche il simbolo della Marina Militare, presente sul sito della stessa e raffigurante il Leone simbolo del reggimento San Marco, è cinto da un nastro giallo riportante la scritta : “Support our guys”.

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Una campagna di solidarietà, questa, a cui hanno aderito, nei giorni scorsi, anche amministrazioni comunali, impegnate nell’organizzazione di eventi a sostegno di tale causa. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, infatti, su Twitter ha annunciato che presto il Colosseo verrà acceso perchè i nostri ragazzi tornino subito a casa.

Si invoca, dunque, a gran voce la liberazione dei due militari italiani prigionieri in India. Una presa di posizione netta che fa appello alla presunta violazione del diritto internazionale. Secondo la redazione giornalistica della rete ammiraglia Rai, che da ieri sera fa appuntare a tutti i suoi giornalisti-conduttori un fiocco giallo in petto, la giurisdizione del caso sui due marò italiani spetta all’Italia ed a nessun altro.

Ma è davvero così? Non proprio. Leggi italiane e leggi indiane sono molto simili in materia di giurisdizione. Secondo i codici penali di entrambe le Nazioni, la giurisdizione entra in gioco se l’azione o parte di essa si è svolta su territorio nazionale.  Ora, a sparare sarebbero stati due italiani (e ciò affiderebbe la titolarità del caso al giudice italiano),  ma le vittime risultano essere due pescatori indiani (comportando,così, la rivendicazione del giudice indiano per l’esercizio di una propria competenza)

Secondo il giurista Rosario Mastrosimone, intervistato da Sostenibile.blogosfere.it,  la giurisdizione del caso andrebbe svolta sulla base di trattative diplomatiche tra i due Paesi coinvolti, poiché, se da un lato  gli assassini sono italiani , dall’altro le vittime sono due indiani. Pertanto non si comprende come l’India potrebbe rinunciare a perseguire penalmente i presunti assassini di due cittadini indiani. A parti invertite, l’Italia non si comporterebbe diversamente. Ed è proprio vero.

About Paola Orlando

Nata a Nocera Inferiore (Sa) sotto il segno del Capricorno, è laureata in “Editoria e Pubblicistica” presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha collaborato diversi anni con “il Salernitano”, pubblicandovi articoli di cronaca ed attualità. Leggere e scrivere sono le sue più grandi passioni, a cui si aggiunge uno spiccato interesse per il suggestivo mondo della televisione. Sogni nel cassetto? Diventare redattrice di testi televisivi.

2 Comments

  1. Max

    marzo 14, 2012 at 19:56

    Non siamo mica gli states che possono permettersi di venir in italia uccidere 20 persone (cermis……….) e riderci sopra, noi siamo dei poveretti quindi ci tocca pagare…come sempre, mi sembra che tutto torni….
    Cmq per quel che mi riguarda è giusto che paghino nel paese dove hanno compiuto l’omicidio di quei due lavoratori…in italia oltre a non far un giorno di galera verrebero pure medagliati!

  2. Eleonora

    marzo 15, 2012 at 11:36

    Che gli “assassini” siano italiani mi pare tutto da dimostrare… Per quanto mi riguarda, non è il problema della giurisdizione a preoccuparmi: se fossimo certo che i nostri militari avrebbero un processo giusto, mi andrebbe pure bene che si svolgesse in India. Il problema è che difficilmente sarà così.

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